il diavolo non esiste…

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Ogni volta che genitori rincretiniti fanno picchiare la propria bambina per liberarla dal Maligno, o ragazzoni sudicioni mettono in piedi un’orgetta a base di messe nere e palpatine perché non riescono a batter chiodo altrimenti, tocca — è inevitabile, ahimè — subire il parere degli espertoni da salotto. Schiere di demonologhi molto professionali (quelli che snidano Satana dai dischi rock con la tecnica del rewind, per intenderci) spiegano quante e quali siano le porte dalle quali il diavolo cerca di intrufolarsi: la sorella omosessuale, nel caso della provincia di Caserta, sarebbe stata, a detta del prelato santone, il viatico per entrare nella vita della povera ragazza affetta, invece, da serie e gravi problematiche personali. Questo di Casapesenna, poi, riceveva direttamente da San Michele le lettere con le indicazioni pratiche da seguire per scacciare i demoni maligni. Con somma soddisfazione, immagino, dei vari indemoniati e demonificatori, maghi neri e affini, che vedono riconosciuta l’alta qualità delle loro bassezze, dei loro imbrogli, delle loro disfunzioni mentali o ormonali, infine e in una parola sola, della loro infinita e inqualificabile ignoranza. Finisce poi che il Vescovo, messo alle strette, sia costretto tra un balbettio e una mezza capovolta linguistica a rimangiarsi quanto detto e (è notizia di poche ore fa) a sospendere per un anno (sic, un solo anno) il sacerdote maneggione. Il mio modesto contributo è: il diavolo non esiste, non è mai esistito, è una truffa per spaventare i buoni e avvelenare i cattivi. Esistesse, del resto, la sua, come dire, selezione del personale sarebbe almeno un po’ meno ridicola, con tutti i criminali di guerra, gli uomini-bomba e Stati bombaroli che circolano liberi per il mondo.

il nostro riflesso…

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È cronaca quotidiana, purtroppo: ragazzini giocano con la vita degli altri e con la propria. A Milano – leggo ora dal corriere.it – un 56enne, aggredito da adolescenti sul bus, reagisce e ferisce a coltellate un 17enne. A Verona, invece, dei ragazzi hanno bruciato un uomo per scherzo; a Napoli e a Torino, hanno massacrano altri ragazzi per togliergli il cellulare, la milza, o qualcosaltro. Anche se i numeri sono modesti – restano comunque atti gravi da denunciare, fossero anche un paio soltanto – di fatto cè da dire che cose del genere avvengono laddove della vittima cancelli qualsiasi elemento che possa fartelo sentire a te simile. L’altro, quello che hai difronte, deve, ai tuoi occhi, apparire come un pupazzo che, goffamente, cerca di imitare una vita vera, e come tale non è degno quindi di stazionare nel tuo stesso territorio, non merita di usare il cellulare, va punito il più selvaggiamente possibile per il solo fatto di aver cercato di assumere connotati umani. Insomma, a volerla far breve, la violenza che esprimono questi ragazzi è indice di quanto hanno ben appreso la più terribile delle lezioni degli adulti, della malata società degli adulti: svuotare gli altri di umanità e svuotarci – per una complicatissima legge di vasi comunicanti – a nostra volta di sensibilità. Ciò che questi casi di atrocità e cieca ferocia stanno cercando di dirci è che dobbiamo fermarci e smettere di lasciar correre. Questi ragazzini, malgrado la loro giovane età, non sono affatto un punto di partenza, ma di arrivo, il nostro – appunto. Essi sono noi, il nostro riflesso su uno specchio deformante di adulti peggiori e senza scrupoli; uomini e donne addestrati a muoverci in branco per sentirci i più furbi, i più spietatamente insensibili, i migliori.