È pretestuoso lo scopo e vergognoso il metodo…

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Spira un vento di stupida emulazione americana dietro l’imbrattamento della statua di Indro Montanelli: c’è sempre più gente in giro che non avendo un cazzo da fare se la prende con i monumenti scatarrando rabbia, insulti e vernice a effetto mediatico. Ecco, come si può giudicare questo sfregio alla memoria se non con il metro dell’imbecillità ottusa e violenta? Perché è pretestuoso lo scopo e vergognoso il metodo, che si commenta da solo: si può discutere, contestare e condannare un episodio che appartiene a una storia lontana, a una guerra coloniale con orrori e sopraffazioni comuni a ogni guerra, evitando di scatenare furiose invettive che sfociano in gesti di pura violenza e in scritte insensate e vigliacche.
Se qualcuno ha avuto l’idea di erigere in memoria del vecchio giornalista una statua nei giardini pubblici di Milano è perché Montanelli è stato un simbolo, il testimone di un secolo, un monumento lui stesso per il giornalismo e per la cultura liberale aperta al dissenso. Vista con i nostri occhi la storia della giovane abissina e del soldato che ne fa la sua sposa bambina per un’usanza vergognosa dell’esercito regio è una storia certamente sbagliata. Ma ci fa vergognare di più chi se la prende con un episodio di novant’anni fa da inserire nel contesto di un’epoca e di una guerra coloniale, quando ancora oggi in tante parti del mondo tante donne (minori e non), indifese e sole, sono vittime di soprusi inaccettabili, di usurpazioni e violenze tollerate da famiglie e da governi ciechi, che ignorano ogni umanità. Quella che Montanelli aveva, e i suoi vili calunniatori non hanno affatto.

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Il Corriere, nel riportare ‘sta notizia, produce un capolavoro di pavidità che al confronto quello svergognato di Emilio Fede mi si erge come modello di giornalista dalla schiena dritta. “In un tweet prima e nel corso di un’intervista a SkyTg24 Salvini – si legge nell’articolo – aggredisce le parole di un’abitante di un campo nomadi della periferia milanese”. Sarebbero state aggredite le parole, capite?, le parole, non la persona… roba da pazzi!

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senza però mai raggiungerlo…

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Fu poi la volta del Mandato di Zenone o, come vennero a scrivere sui libri, del Mandato di Achille e della Tartaruga. Il primo mandato vale 1 – è fin qui non ci piove. Ciascun mandato successivo, invece, vale la metà di quello precedente: il secondo, quindi, vale 1/2, il terzo vale 1/4 e così via…
La serie geometrica – come sa chiunque mastichi un po’ di matematica elementare – è una serie assolutamente convergente, la cui somma vale 1. Quindi, a volerla far breve, il limite continua a restare di due mandati – in modo da non tradire le promesse iniziali – ma, come Achille, il grillino di turno eletto dimezzerà a ogni mandato la sua distanza dal limite massimo… senza però mai raggiungerlo [*].

Mio padre aveva paura anche a lavarmi…

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A immedesimarsi solo per un attimo, un attimo solo, nella triste vicenda narrata in “Veleno” [*], che Repubblica ha pubblicato, in podcast, sul suo sito, viene il terrore, monta l’angoscia, manca il respiro.
La storia, ambientata in Emilia, tra Mirandola e Massa Minalese, è quella di sedici bambini tolti alle famiglie accusate di far parte di una setta satanista e pedofila che stuprava e uccideva bambini (mai trovato un bambino morto) nei cimiteri e nelle case. Oggi, quei bambini sono adulti che non hanno mai più rivisto i loro genitori, le famiglie sono andate distrutte, una madre si è suicidata lanciandosi dal quinto piano, un’altra invece è uscita di prigione con un cancro allo stadio terminale, una madre di quattro figli a cui sono stati strappati i bambini di notte è invece fuggita in Francia con il quinto figlio nato nel frattempo.
Una storia raccapricciante, di orrore e di sospetto, al limite dell’inverosimile, che ha avuto inizio con le parole di un bambino di sette anni alla sua maestra, e finita (per le persone che l’hanno subita sulla loro carne viva non è mai finita, ma ha distrutto intere esistenze) con quattordici condanne e un prete morto d’infarto dopo essere stato ingiustamente accusato di essere il capo della setta, colui che ordinava di portare i bambini al cimitero.
Ad ascoltare la ricostruzione, sembra di entrare in un incubo quasi peggiore dell’idea di una setta di pedofili (e) satanisti: il sospetto e il bisbiglio – Però lei lo sa bene che c’è sempre il dubbio… –, uniti alle opere pressanti degli assistenti sociali, subdolamente tese a ottenere da bambini confusi dalla separazione dai genitori, confessioni e accuse. Bambini a cui veniva chiesto, per ore e ore: Sei tranquilla davvero? O fai soltanto finta di essere tranquilla? Forza, racconta: dopo ti sentirai meglio.
L’ex bambino che con le sue parole vent’anni fa ha dato il via a questo spaventoso effetto domino di sospetto e di obbligo morale di pronunciare condanne adesso è pieno di rabbia, di rimorsi e di incubi per gli omicidi che forse ha inventato, per le accuse che ha mosso contro i genitori che non ha mai più visto. “Dopo qualche mese di separazione i bambini moltiplicavano le accuse”, ha scritto Gad Lerner in una sua inchiesta del 9 giugno 2000. Dopo qualche mese di separazione i bambini erano furiosi, scioccati, timorosi e in cerca di lacerazioni interne. Possibile sia tutto vero? Possibile sia tutto falso? Quanto vale un anno nella vita di un bambino, quanto vale tutta la vita di famiglie smembrate con la più infamante delle accuse, in nome del sospetto che monta, s’insinua nella testa di tutti come un tarlo, e diventa, in certi casi, allucinazione, e distruzione indistinta di vittime e carnefici, che s’invertono in ruoli, e si contorcono spasmodicamente fino all’autodistruzione, per poi scoprire, troppo tardi, che esistevano solo le vittime? A Massa Milanese la polizia vent’anni fa arrivava alle cinque del mattino e strappava dall’affetto dei propri cari i bambini. E tutti gli altri avevano il terrore, increduli subivano il terrore. “Mio padre aveva paura anche a lavarmi”, ha detto una giovane nata nel 1993.