
Ci sono persone che dicono di non credere alla fortuna. Poi, però, escono di casa e tornano indietro perché hanno dimenticato una cosa. Se incontrano un gatto nero fanno finta di niente, ma cambiano marciapiede. Giurano che il colore di una maglietta non cambia il destino e, guarda caso, il giorno di un esame o di un appuntamento importante indossano sempre la stessa.
In napoletano la fortuna non è una parola astratta. È ’a ciorta. E già il suono cambia tutto. La fortuna sembra una signora elegante che vive nei libri; ’a ciorta, invece, è una vicina di casa. È una che oggi ti saluta e domani gira la faccia. Una con cui non puoi discutere: al massimo puoi cercare di fartela amica. Per questo esistono i piccoli riti. C’è chi tiene una moneta in tasca, chi non appoggia il pane capovolto, chi evita di passare sotto una scala, chi conserva un oggetto che non serve a niente ma guai a perderlo. Se li guardi con l’occhio dello scienziato fanno sorridere. Se li guardi con quello dell’uomo fanno tenerezza.
In fondo non stiamo cercando di convincere il destino. Stiamo cercando di convincere noi stessi che il mondo non sia completamente sordo ai nostri desideri.
La verità è che la fortuna è una pessima impiegata: non riceve su appuntamento, non risponde alle raccomandate e non rispetta mai l’ordine d’arrivo. Così, nell’attesa, noi esseri umani ci inventiamo una specie di galateo con l’imprevedibile. Gli lasciamo un posto a tavola. Lo salutiamo con discrezione. Non costa niente. Io, per esempio, ci sono giorni in cui sceglierei perfino il colore della penna con cui firmare un foglio, se qualcuno mi garantisse che andrà tutto bene. E so benissimo che non cambierebbe nulla. Però, mentre chiudo la porta di casa, una piccola parte di me spera che l’universo abbia notato quello sforzo.
Forse è questo il segreto della ciorta: non promette miracoli, ma ci impedisce di diventare cinici.
Perché chi smette di credere nei portafortuna non smette davvero di cercare fortuna. Comincia soltanto a chiamarla in un altro modo: coincidenza, statistica, probabilità.
Ma quando la vita, all’improvviso, decide di sorriderci senza motivo, nessuno dice: «Che elegante convergenza di fattori favorevoli».
A Napoli, con una precisione che nessun trattato di filosofia è mai riuscito ad avere, si sorride appena e si dice soltanto: «Oggi, finalmente, s’è arricordata ’e me, ’a ciorta.»