
Noi diciamo che andiamo in vacanza, ma spesso non andiamo da nessuna parte. Ci portiamo dietro tutto. Le telefonate, gli orari, la fretta, la paura di perdere tempo. Cambiamo soltanto il paesaggio. La vita resta la stessa, con un costume da bagno addosso.
Prima di partire facciamo molte liste. Le cose da mettere in valigia, i luoghi da vedere, i ristoranti dove mangiare, le fotografie da scattare. Prenotiamo una stanza, un tavolo, un ombrellone, qualche volta persino un’ora di silenzio. Vogliamo riposare, ma vogliamo farlo bene. Vogliamo divertirci, ma vogliamo essere certi di divertirci abbastanza. Alla sera ci domandiamo se la giornata è stata piena. Se non lo è stata, ne siamo dispiaciuti.
Non sappiamo più che cosa fare di una giornata vuota.
Una giornata vuota ci mette paura. Pensiamo subito che sia una giornata perduta. Allora la riempiamo. La riempiamo di strade, di visite, di persone, di rumore. Andiamo al mare e troviamo migliaia di persone che hanno avuto la nostra stessa idea. Stiamo sotto un ombrellone, vicinissimi ad altri ombrelloni. Sentiamo le telefonate degli altri, i loro litigi, i loro bambini, le loro canzoni. Qualcuno legge un libro, ma ogni tre righe alza gli occhi. Non si sa bene da che cosa sia distratto, perché non succede niente. Succede soltanto che siamo tutti lì, ammassati, a esercitare con grande serietà il nostro diritto al riposo.
Poi qualche volta capita un guaio. Una febbre, un’automobile che si rompe, una partenza rimandata, una prenotazione cancellata. I programmi cadono uno dopo l’altro. All’inizio ci sembra una disgrazia. Avevamo preparato tutto così bene. Avevamo scelto i giorni, contato i soldi, studiato le strade. Ci pare che qualcuno ci abbia derubati. Dopo un poco, però, accade una cosa strana. Non avendo più nulla da fare, cominciamo a guardare dove siamo. Vediamo una strada che non avevamo notato. Telefoniamo a un amico che vive vicino e che non incontravamo da anni. Camminiamo in un bosco senza sapere quanto durerà la passeggiata. Restiamo soli in una stanza con la finestra aperta. Facciamo il bagno in un’acqua fredda e pulita. Mangiamo pane e pomodori. Dormiamo nel pomeriggio. Tutte cose che non avremmo mai messo in un programma, perché in un programma sarebbero sembrate troppo piccole. Eppure sono queste cose piccole che qualche volta ci restituiscono a noi stessi.
Forse la vacanza dovrebbe essere proprio questo: non una quantità diversa di cose da fare, ma una diminuzione. Togliere appuntamenti. Togliere chilometri. Togliere fotografie. Togliere perfino l’obbligo di essere felici. Essere felici per forza è una grande fatica. Bisogna avere sempre il viso giusto, il posto giusto, la luce giusta. Bisogna dimostrare che il tempo non è stato sprecato. Ma il tempo non si spreca soltanto quando non facciamo niente. Si spreca anche quando facciamo troppe cose e non siamo presenti in nessuna. La natura non ci chiede di divertirci. L’acqua non vuole sapere se abbiamo prenotato. Un albero non si offende se passiamo accanto a lui senza fotografarlo. Il mare non ha bisogno che lo raccontiamo. Sono lì, e basta. Forse il sollievo che proviamo davanti a queste cose viene proprio da questo. Non pretendono nulla da noi. Non ci giudicano. Non ci chiedono di essere migliori, più allegri o più interessanti.
Ci lasciano stare.
Noi invece non ci lasciamo mai stare. Ci inseguiamo dappertutto, anche in vacanza. Partiamo per liberarci della nostra vita e la troviamo già arrivata, seduta sul letto della camera d’albergo, con le valigie ancora chiuse.
Bisognerebbe imparare a partire lasciando indietro qualcosa. Non necessariamente il lavoro o il telefono. Forse basterebbe lasciare indietro l’idea che ogni giorno debba servire a qualcosa.
Una vera vacanza dovrebbe avere qualche ora inutile. Un pomeriggio senza ricordi memorabili. Una mattina in cui non succede niente. Un luogo dove possiamo stare senza doverlo conquistare. Dovremmo tornare con meno cose di quante ne avevamo alla partenza. Meno stanchezza, meno desideri, meno rumore nella testa. Forse anche con meno fotografie. E con una piccola stanza vuota dentro di noi, dove per qualche tempo nessuno venga a bussare.