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Ubriaco

Con ‘sta storia dello scafista ubriaco stanno cercando di derubricare il naufragio nello Stretto a uno dei tanti incidenti del sabato sera.

…la volta buona.

Doppio

Considero legittima l’astensione, sempre, non solo quando si tratta di un referendum, ma anche quando si tratta di elezioni politiche o amministrative; io stesso mi sono trovato spesso nella condizione di esservi tentato.
Ho sempre desistito, turandomi una narice, spinto dalla convinzione che l’astensione dal voto, da qualsiasi tipo di voto, sia qualcosa di molto simile ad una vigliaccata, un sottrarsi al dovere – prim’ancora che al diritto – di esprimersi.
Mai disertato una chiamata alle urne, quindi: mi sarei sentito un po’ in colpa. Per ragioni più o meno simili, non ho mai votato scheda bianca, né ne ho mai annullata una: anche quando mi è costato molto, mi sono sempre piegato alla logica del meno peggio.
Ma ‘sta volta è diverso: a ‘sto giro passo, mi sembra proprio la volta buona.

tutti a gridargli in coro…

 tweet #mediterraneo 

È un truffatore di discreta classe, non eccelsa ma discreta, anche se alcune volte mi fa certe uscite da imbroglioncello maldestro. In questi ultimi giorni, per esempio.
In questi ultimi giorni, gasato magari dall’incontro negli States con l’amico Obama e pronto subito a sfruttare politicamente l’ultima tragedia annunciata nel Mediterraneo — l’ultima, ahimè, solo in ordine di tempo, purtroppo — sembrava, dicevo, uno di quelli che ti infilano sotto il naso un contratto da firmare con una bella clausolona capestro, come se ti stessero proponendo l’affare del secolo. E così, sull’onda della demagogia e del più sterile dei dispiaceri, nasceva la guerra ai “trafficanti di esseri umani”, agli scafisti. Come se fossero gli scafisti a costringere i migranti a partire; come se guerre e persecuzioni politiche che questi disperati vivono nei propri paesi non contassero a niente… Una bella accozzaglia di contraddizioni, eh? Ma se ci si diverte a scambiare le cause con gli effetti, la logica — metaforicamente, neh — va a puttane e produce di questi ragionamenti difettosi; comode argomentazioni (tant’è che sembrano essere state accolte subito col plauso unanime di tutti) che non servono — letteralmente, neh — a un cazzo!

Gli scafisti, purtroppo, sono solo il naturale sottoprodotto dell’ottusa politica di chiusura dell’Unione europea. Politica ottusa e disperata — come di chi, non sapendo cosa fare, agisce per inerzia, senza l’appiglio della logica — il cui fine dichiarato, a quanto pare, è quello di “bloccare le partenze”, anziché offrire rifugio a chi ne ha davvero bisogno (e diritto). Senza capire — o, peggio ancora, fingendo di non capire — che anche se si procedesse al bombardamento degli scafi, quei disperati fuggirebbero comunque da quelle situazioni di morte perché si sentono già persone morte (cfr. l’articolo di Kingsley pubblicato su Internazionale di questa settimana).
Se gli scafisti – i “nuovi schiavisti” – si arricchiscono è anche per colpa nostra. Noi che ci siamo convinti di voler avere un’Europa aperta solo a chi ha certi passaporti da mostrare, mentre tutti gli altri “devono restare a casa loro”, anche se “a casa loro” una casa non c’è più.

E in questo tragico scenario di guerra e disperazione, di morte e di paura cos’è che pensa di proporre il nostro Capo del Governo ad un’Europa distratta e colpevolmente strafottente? Di “bloccare le partenze”, di metter a freno un’onda di piena ingovernabile e impaziente di fuggire, serrando la diga. Come se bastasse!

Non fosse il Capo del Governo, dite, non lo considerereste un argomentare da demente? Roba che a voler metter d’accordo tutti, filo-renziani e no, quelli che lo considerano un fine statista e quelli che lo considerano, invece, un inutile imbonitore di piazze buono solo a frigger aria, quando dice roba del genere, tutti a gridargli in coro “Che-gran-de-men-te! Che-gran-de-men-te!”.

tra una pubblicazione di un’intercettazione e l’altra…

Intercettazioni

«In Italia il problema delle intercettazioni viene riproposto ciclicamente, in particolare quando emergono vicende che riguardano personaggi di una certa notorietà, soggetti “forti”, che hanno voce politica e/o mediatica. In questi casi scatta […] la richiesta di interventi restrittivi a tutela di coloro che si trovano sbattuti o temono di finire sulle prime pagine dei giornali […], anche se non si può non sottolineare che la stessa sensibilità non si riscontra quando sono in gioco interessi di semplici cittadini».
Così, stamani, l’ex procuratore Giancarlo Caselli in un’intervista apparsa su la Repubblica a firma di Liana Milella. Al netto dell’ultima parte della risposta – ché il tiro populista è evidente e, sinceramente, assai stucchevole – credo che proprio il punto inquadrato da Caselli – o, per meglio dire, l’eventualità che si possano presentare situazioni di disparità nel trattamento riservato ai “forti” rispetto a chi forte non è – debba essere la spinta a che il Governo (o chi per esso) si pronunci, al più presto, sul rognoso problema delle intercettazioni, fornendo, finalmente, delle regole certe su questa spinosissima questione.
Problema, quello della pubblicazione delle intercettazioni, che non è solo, ovviamente, di privacy quanto soprattutto di distorsione del processo a favore dell’accusa; sicché quando Caselli, riferendosi sempre alle intercettazioni, sotto l’occhio – e qui sto immaginando – inquisitore della Milella, afferma che “se non ci fosse stata un’informazione attenta, come per fortuna c’è stata, la qualità della nostra democrazia avrebbe potuto peggiorare. Se questo ruolo fosse cancellato o pesantemente limitato sarebbero guai”, l’ex procuratore sta affermando – e mi si scusi il lessico poco rispettoso – una enorme cazzata.
Oh, si badi, non sto qui anacronisticamente sostenendo che occorra mettere a tacere i media, nient’affatto: dico solo che sarebbe assai auspicabile che i media stessi riflettessero, nei ritagli di tempo, tra una pubblicazione di un’intercettazione e l’altra, sull’uso spesso indiscriminato, violento e schifosamente strumentale che hanno fatto, che stanno facendo e che (è probabile) continueranno a fare delle intercettazioni.
L’idea che il quarto o il quinto potere abbiano licenza di pubblicare qualsiasi cosa (merda compresa) fa parte delle tante presunzioni di casta di questo nostro strano Paese.

…per difendere il suo paese

Fabio Tortosa

Non starò ad annoiare il mio lettore riportando i link e la dichiarazione integrale, ché tanto la notizia è fresca e già sta, giustamente, destando scalpore. In breve: sui fatti della Diaz di Genova, sul suo profilo Facebook, Fabio Tortosa, “uno degli 80 del VII nucleo”, ha scritto: “Quello che volevamo era contrapporci con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all’Italia”. Si dice – stando a quanto riportano le agenzie – fiero “torturatore con le palle”, un coglione — verrebbe da chiosare — che ha affrontato e ancora affronterebbe (“ci rientrerei mille e mille volte” – ha precisato), protetto nel vigliacco anonimato della divisa, inermi e disarmati manifestanti, spappolandogli le ossa, come in quella vergognosa notte a Genova. E – si badi – non per coprirsi di gloria (per quanto marrone possa essere questa sua gloria) ma per difendere il suo paese; paese che – è il mio augurio – spero vorrà, già da stasera, non farsi più rappresentare da teppa di tal bassa fattura.

…quotidiana normalità 

  

È l’istante in cui, più o meno inconsciamente, leviamo il capo dalle nostre occupazioni quotidiane e riscopriamo, con stupore, la vita che rende poesia anche la quotidiana normalità.

…dov’è la strage?

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“Come parla! Come parla!
Le parole sono importanti.
Come parlaaaaaaaaaa!”

Palombella rossa, Nanni Moretti

Ammetto di aver controllato. Non si può mai sapere, chessò, potrei aver letto o, peggio ancora, ricordare male. E invece no, c’è scritto proprio così sul dizionario: “stràge /♫ ˈstradʒe/ [vc. dotta, dal lat. strāge(m) ‘abbattimento, macello’, da stĕrnere ‘abbattere’. V. †sternere ☼ av. 1363] – s.f. Delitto commesso da chi, per uccidere, compie atti idonei a mettere in pericolo l’incolumità pubblica […] di un numero indeterminato di persone”. E, continuando, si legge che alla base del concetto di strage c’è l’atto sconsiderato di un folle disegno criminale che colpisce la collettività in quanto tale, fatta bersaglio, pur nella sua disomogeneità, perché investita di una identità che è essa stessa, di riflesso, bersaglio del folle. Nel caso dell’omicidio plurimo avvenuto l’altro giorno nel tribunale di Milano, invece, c’è, di fondo, una scelta premeditata e precisa delle vittime, freddate perché responsabili, secondo la logica criminale del folle assassino, del suo stato di imputazione. E allora, chiedo: dov’è la strage? Forse che a strumentalizzare quel gesto torna molto più comodo farlo passare per tale?

[…]

  

“Qui a Milano è accaduto qualcosa di gravissimo, di inaccettabile, che nel nostro Paese ha dei precedenti ma che non doveva succedere. Faremo di tutto perché non succeda più.” (Angelino Alfano, 10.04.2015)

Semmai…

 orfini 

I fatti, al di là delle ideologie e delle dietrologie del caso, indicano per De Gennaro una assoluzione in Cassazione su quanto a lui contestato in merito alla Diaz perché, com’è uso dire, “i fatti non sussistono”. E quindi, brevissimamente, dov’è la vergogna nel ruolo che attualmente ricopre? Tre gradi di giudizio hanno portato il De Gennaro ad assoluzione, e dunque?! Cos’è — ripeto — che gli si imputa? Semmai, mettiamola su quest’altro versante e chiediamoci se non c’è vergogna a che sia Orfini il presidente del PD. E questo, sia detto per inciso, non per fatti giudiziari, ma per mera opportunità politica.

domanda…

D'Alema

Un Massimo D’Alema tosto, asciutto, lucido, convincente, con diverse buone ragioni e bene argomentate: ieri contro i giornalisti non ha sbagliato una virgola. Incazzato sì, incazzato nero direi, ma a ragione, ché quanto gli veniva addebitato avrebbe fatto girare non poco i coglioni pure ai politici che hanno studiato dai gesuiti. La notizia? Avere buoni rapporti con una cooperativa fra le maggiori della LegaCoop.
Domanda: erano necessarie le intercettazioni per sospettarlo? Era necessario, poi, darle in pasto ai giornalisti a valorizzare una tale acquisizione investigativa? Beh, calma: prima di arrischiare una risposta – alleggerendola, magari, con qualche fragorosa pernacchia – tenete in conto anche questo dato: il pm dell’inchiesta è Henry John Woodcock.