Dopo che i due stilisti italiani, Domenico Dolce e Stefano Gabbana, avevano espresso, in un’intervista, la loro contrarietà alle adozioni gay e ai “figli della chimica che non hanno mamma e papà”, Elton John attacca Dolce e Gabbana: “’ste due sciacquette!”, pare abbia detto.
a dar retta a quello che dice Coppi…
Interrogato sulla sentenza della Cassazione che tanto ha fatto e sta facendo parlare, l’avvocato Coppi, al Corriere della Sera, ha, tra le altre cose, così dichiarato: «Io non ci sono in quel processo. E non smanio per esserci». Di quale processo si tratta? È il cosiddetto Ruby ter, quello che vede – giusto per dar qualche informazione sommaria – Berlusconi accusato di aver corrotto i testimoni nel processo in cui è stato assolto. L’implicazione, insomma, assolto nel processo principale, assolto in quello secondario, non è implicazione automatica; anzi, a dar retta a quello che dice Coppi, non è manco tanto scontata.
Chissà…
Mi auguro che la domanda non sia irriverente o blasfema al punto da non poter essere accolta, o che non sia troppo ingenua da farmi passare per uno sciocco sprovveduto, meno che mai puzzasse di anticlericalismo di stampo ottocentesco: perché mai – laddove, ben intéso, non manca il servizio pubblico – bisognerebbe sovvenzionare, a suon di sgravi o contributi fiscali, le scuole private? quelle stesse scuole che, in buona parte, sono gestite più o meno direttamente dal Vaticano? In una sola parola: è costituzionale?
Da Presidente della Repubblica è facile intascare il plauso per una nobile dichiarazione di massima ogni tanto, che faccia salda l’ormai derisa e mortificata indipendenza tra Stato e Chiesa, la sbeffeggiata e spernacchiata laicità dello Stato. Chissà se il tanto accorto Mattarella vorrà essere tanto coraggioso, non dico da mandare a fare in culo Renzi e tutto il suo Esecutivo, ma almeno a non firmare e rispedire al mittente un eventuale provvedimento di tal genere. Chissà…
Maradonna
tutte l’ore cò ‘sta fetenzia / che sputa minaccia e s’à piglia cò me…
“Barra ha avuto un’infanzia difficile. Ma ha rovinato il povero Tortora. Che Enzo Tortora era innocente lo dissi subito. Chiesi ai magistrati di essere interrogato. Non mi vollero nemmeno sentire”. Così, in chiusura, l’intervista rilasciata ieri a la Repubblica da don Raffaé. Barra, morto pochi giorni fa, l’arma crudele e fidata di Cutolo, viene ricordato, tra le altre nefandezze, come accusatore di Enzo Tortora. Fu – come ricordano le cronache – il primo camorrista a pentirsi ma non il primo a tirare in ballo il famoso presentatore televisivo. Fu Pandico, altro fedelissimo cutoliano, a fare per primo il nome di Tortora. E solo quando gli si disse che Pandico aveva parlato di Tortora, anche Barra ne parlò. “Barra, perché non ci hai parlato di Tortora?”, chiesero i due pm. “Tortora chi?”. “Come chi? ‘O presentatore. Pandico ci ha detto che è affiliato”. “Ah, sì? E certo. Sta pure Tortora. Ve lo stavo per dire oggi”. Il seguito della storia, purtroppo, è noto. Meno nota è la storia professionale dei due pm: il dottor Felice Persia e il di lui collega dottor Lucio Di Pietro. Uno fu eletto al Csm, l’atro ha finito la carriera come procuratore generale di Salerno.
“l’italiano è ragionare…”

E questo sarebbe un politico? E via, il barbone che ho sotto casa vomita un italiano migliore.
dentro i tuoi occhi…
“Leggo dentro i tuoi occhi / da quante volte vivi / dal taglio della bocca / se sei disposto all’odio o all’indulgenza / nel tratto del tuo naso / se sei orgoglioso fiero oppure vile / i drammi del tuo cuore / li leggo nelle mani / nelle loro falangi / dispendio o tirchieria”
è solo tempo perso…

Certo, certo che mi ricordo di te. Abbiamo anche seguito quel corso assieme: mi ricordo, mi ricordo bene. Dici che non ti sei mai interessato di politica ma che ‘stavolta è cosa diversa. E ti credo! Certo che ti credo! Ah… capisco: pure a Roma sei stato? ‘Sticazzi! Come? I Meetup… Ah, sì… i Meetup. Capisco. Ma sai, devo essere sincero, no, non ho voglia di discutere con te né di Grillo né del vostro movimento-penta-stellare. Come? Dici che sbaglio? Può essere. Ma, te lo ripeto, lentamente: non-ne-voglio-parlare. Sì, il problema – scusa la sfacciataggine – sei tu: sei in quello stato in cui non ha senso discutere: è solo tempo perso. Per te, ora, conta solo evangelizzare e io, caro mio, non ho alcuna intenzione di farmi evangelizzare dalla tua fede neosfascista.
Mah, che dirti: davvero non so che replicare. Hai tutto il diritto di sentirti offeso, di togliermi il saluto… ma – caro il mio evangelizzatore – io me ne sbatto allegramente i coglioni.
E no, no che non spenderò una – dico una – parola per farti cambiare idea: è giusto che tu percorra, in piena autonomia, fino in fondo, la tua parabola (discendente) verso la delusione; che ti schianti contro al muro della disillusione. Ci siamo capitati tutti, e non è giusto che io ti privi di quest’esperienza formativa. Abbiamo pagato, paghiamo e pagheremo tutti – mannaggia il cazzo! Ma del resto – Historia Magistra etc. etc. – è stato sempre così. Si chiama democrazia, anche se somiglia a un cazzo in culo.
