Lo shutdown non è una crisi, ma una confessione.

Negli Stati Uniti, quando si parla di shutdown, si alza subito il tono drammatico. Le testate aprono con titoli apocalittici, le immagini mostrano cancelli chiusi e turisti smarriti davanti alla Statua della Libertà, e i commentatori parlano di “crisi senza precedenti”. Ma a ben guardare, lo shutdown americano è più una forma di teatro politico…

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O forse non guarda nemmeno.

Oggi, a Washington, nel Campidoglio che quattro anni fa fu assediato dai suoi sostenitori, Donald Trump si insedia come quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti. È una giornata carica di simboli, di tensioni, di significati che sembrano urlare più forte delle parole. Qui, dove si è vista la democrazia vacillare, oggi siede di nuovo il suo…

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il momento giusto per usare la forza…

Le idee di Pasolini vengono rievocate: gli esecutori dell’ordine, polizia e carabinieri, traggono le loro radici dal medesimo humus popolare, un humus che molti, avvolgendo sé stessi nel manto del benessere, guardano da lontano. Essendo gemme dello stesso albero popolare, diventa agghiacciante constatare l’emergere continuo di filmati (gli ultimi due provenienti da Milano e Livorno)…

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…un odore di fascismo

Il nucleo centrale del problema nel governo di Giorgia Meloni risiede nell’olfatto. La politica di FDI si è focalizzata sull’aroma delle parole piuttosto che sul loro significato e sulle ripercussioni che queste avrebbero. “Non siamo fascisti”, sussurrano con cautela nei momenti di imbarazzo, ma allo stesso tempo sembrano apprezzare l’aura di fascismo che le circonda.…

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Che facce di Cutro!

Recitando un rosariodi ambizioni meschinedi millenarie pauredi inesauribili astuzieColtivando tranquillal’orribile varietàdelle proprie superbiela maggioranza sta Per incontrare i familiari delle vittime o i superstiti del naufragio non c’era tempo, ché avevano da canta’ a un compleanno la storia di una ragazza morta annegata in un fiume…

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A ‘sto giro

Partiamo da qui, da una curiosità, da un’anomalia politica: s’è mai visto un politico aprire una crisi di governo dopo una vittoria sugli alleati? Voglio dire: logica, buonsenso, prassi avrebbero voluto che s’aprisse una crisi se Salvini avesse perso la Tav. Invece? Invece stavolta la crisi s’è aperta subito dopo che Felpa Pig™ ha umiliato…

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La crisi…

Quelli del Movimento lasciano a Salvini anche l’apertura della crisi, subendo la fine di un Governo che li ha (meritatamente) annientati – politicamente e nei numeri. Un capolavoro politico, non solo del tragicomico Di Maio, ma di un ceto ‘dirigente’ che definire grottesco è assai poco.

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apostrofandole non per nome ma per etnia…

È buona memoria ricordare e tramandare che ogni persecuzione cominciò in questo modo, accusando di un episodio singole persone – a torto o a ragione – e apostrofandole non per nome ma per etnia, per di più deformata dal dispregiativo. (Enrico Mentana, da Open)

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