È pretestuoso lo scopo e vergognoso il metodo…

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Spira un vento di stupida emulazione americana dietro l’imbrattamento della statua di Indro Montanelli: c’è sempre più gente in giro che non avendo un cazzo da fare se la prende con i monumenti scatarrando rabbia, insulti e vernice a effetto mediatico. Ecco, come si può giudicare questo sfregio alla memoria se non con il metro dell’imbecillità ottusa e violenta? Perché è pretestuoso lo scopo e vergognoso il metodo, che si commenta da solo: si può discutere, contestare e condannare un episodio che appartiene a una storia lontana, a una guerra coloniale con orrori e sopraffazioni comuni a ogni guerra, evitando di scatenare furiose invettive che sfociano in gesti di pura violenza e in scritte insensate e vigliacche.
Se qualcuno ha avuto l’idea di erigere in memoria del vecchio giornalista una statua nei giardini pubblici di Milano è perché Montanelli è stato un simbolo, il testimone di un secolo, un monumento lui stesso per il giornalismo e per la cultura liberale aperta al dissenso. Vista con i nostri occhi la storia della giovane abissina e del soldato che ne fa la sua sposa bambina per un’usanza vergognosa dell’esercito regio è una storia certamente sbagliata. Ma ci fa vergognare di più chi se la prende con un episodio di novant’anni fa da inserire nel contesto di un’epoca e di una guerra coloniale, quando ancora oggi in tante parti del mondo tante donne (minori e non), indifese e sole, sono vittime di soprusi inaccettabili, di usurpazioni e violenze tollerate da famiglie e da governi ciechi, che ignorano ogni umanità. Quella che Montanelli aveva, e i suoi vili calunniatori non hanno affatto.

…dov’è la strage?

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“Come parla! Come parla!
Le parole sono importanti.
Come parlaaaaaaaaaa!”

Palombella rossa, Nanni Moretti

Ammetto di aver controllato. Non si può mai sapere, chessò, potrei aver letto o, peggio ancora, ricordare male. E invece no, c’è scritto proprio così sul dizionario: “stràge /♫ ˈstradʒe/ [vc. dotta, dal lat. strāge(m) ‘abbattimento, macello’, da stĕrnere ‘abbattere’. V. †sternere ☼ av. 1363] – s.f. Delitto commesso da chi, per uccidere, compie atti idonei a mettere in pericolo l’incolumità pubblica […] di un numero indeterminato di persone”. E, continuando, si legge che alla base del concetto di strage c’è l’atto sconsiderato di un folle disegno criminale che colpisce la collettività in quanto tale, fatta bersaglio, pur nella sua disomogeneità, perché investita di una identità che è essa stessa, di riflesso, bersaglio del folle. Nel caso dell’omicidio plurimo avvenuto l’altro giorno nel tribunale di Milano, invece, c’è, di fondo, una scelta premeditata e precisa delle vittime, freddate perché responsabili, secondo la logica criminale del folle assassino, del suo stato di imputazione. E allora, chiedo: dov’è la strage? Forse che a strumentalizzare quel gesto torna molto più comodo farlo passare per tale?