L’idea…

…l’idea che mi son fatto, è che all’Università di Milano Bicocca qualcuno ha fatto fare un giro di roulette russa alla dignità. Ed è partito il colpo.

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…un po’ masochista.

Mi sono chiesto come mai mi piacciano i libri che mi fanno star male, “Non sarò un po’ masochista?”, mi son chiesto, e mi sono risposto con una cosa che mi è successa mentre scrivevo questo romanzo, nel gennaio del 2020. Ho partecipato alla riunione di una rivista che si chiama “Qualcosa”. L’argomento del numero…

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Lui, a dire il vero, non sapeva leggerlo, il russo.

Una volta Puškin ha scritto una lettera a Rabindranath Tagore. «Caro amico lontano», gli ha scritto, «io non La conosco, e Lei non mi conosce. Sarebbe bello conoscerci. Stia bene. Saša.» Quando è arrivata la lettera, Tagore stava meditando. Una meditazione così profonda, che si tagliava con il coltello. La moglie lo scuoteva, lo scuoteva,…

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L’artista…

Quel che fa l’arte non è rendere visibile l’invisibile, ma rendere visibile il visibile. – Paolo Nori, da I russi sono matti, UTET

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Segnalibro…

C’è un piccolo cimitero di campagna in uno degli angoli lontani della Russia. Come quasi tutti i nostri cimiteri, ha un aspetto triste: i fossi che lo circondano sono da tempo pieni d’erbacce; le grigie croci di lego si sono piegate e marciscono sotto i loro tetti che una volta erano dipinti; le lastre di…

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Segnalibro…

Uscito dalla stazione Savelskaja avevo bevuto per cominciare un bicchiere di vodka del bisonte perché so per esperienza che, come decotto mattutino, il genere umano non ha ancora inventato niente di meglio. – Venedikt Erofeev, Mosca-Petuškì poema ferroviario. Traduzione di Paolo Nori.

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