…rispetto ai roghi più grandi.

Nel dibattito che periodicamente si accende sul simbolo di Fratelli d’Italia, la fiammella tricolore sembra mantenere il suo paradossale potere evocativo. Luca Ciriani, in un’intervista a Il Foglio, ha ammesso che prima o poi «arriverà il momento di spegnerla». Una dichiarazione che, a ben vedere, non scandalizza, ma anzi coglie una verità quasi banale: quel simbolo, che per una generazione rappresentava identità e appartenenza, oggi è solo un relitto visivo, insignificante per i giovani. Nulla da eccepire sul ragionamento: i tempi cambiano, i simboli pure.

Eppure, nonostante l’innocuo chiarimento di Ciriani, la fiammella continua a bruciare di un fuoco più polemico che simbolico, alimentando l’ossessione di chi vede in essa una nostalgia mai sopita del passato. Il vero problema, però, non è nel simbolo. È altrove, in una realtà ben più concreta e dannosa per la democrazia: il ruolo sempre più ornamentale del Parlamento. Lo stesso Ciriani, quasi di sfuggita, ha osservato come certi ministri trattino le Camere come un jukebox: inserisci la moneta e ottieni ciò che vuoi.

Una metafora brillante, certo, ma fin troppo generosa: non si tratta solo di certi ministri, bensì di un sistema intero. Da anni, ormai, il Parlamento è ridotto a timbrare decreti scritti altrove, nei ministeri o nelle stanze di Palazzo Chigi, come un notaio che convalida decisioni già prese. La separazione dei poteri, colonna portante della democrazia, è stata progressivamente erosa da governi che si sono succeduti con modalità sempre più simili, tanto a destra quanto a sinistra. Il tutto con un copione noto: quando sono al potere, le forze politiche si adattano perfettamente a questa deriva autoritaria, salvo poi riscoprirsi paladine del parlamentarismo non appena tornano all’opposizione.

Il problema non è il simbolo di un partito. La fiammella non è che una distrazione, utile per chi vuole spostare l’attenzione su battaglie di superficie mentre il vero fuoco arde: quello della democrazia ridotta a routine amministrativa, privata del suo slancio vitale. E chissà, magari spegnere la fiammella sarà davvero un atto simbolico. Ma non certo per ragioni storiche. Forse, semplicemente, perché illumina troppo poco rispetto ai roghi più grandi.

da solo non ci arrivava…

Botero

È davvero difficile dire se la legge 40 sia più crudele o cretina. Quanto sia crudele hanno dovuto viverlo sulla loro pelle, in questi anni, le donne alle quali è stata vietata la diagnosi preimpianto e che poi sono state costrette ad abortire l’embrione portatore di una patologia non desiderata; un di più di sofferenza che si poteva evitare d’impiantare. Quanto sia cretina, invece, ce lo stanno, piano piano, facendo scoprire tribunali e Consulta: il nostro Parlamento, piccolino, da solo non ci arrivava.

non fiori, ma opere di pene…

scotto, capogruppo sel

L’onorevole Arturo Scotto, capogruppo di SEL, l’altro giorno era indignatissimo  per l’attacco di Renzi alla democrazia.
Lanciando crisantemi, ha così espresso  la sua dura disapprovazione all’italicum : “Un atto gravissimo, uno stupro: il funerale di questo Parlamento”.

Ora, l’onorevole, accostando “stupro” a “funerale”, avrà di certo avuto i suoi buoni motivi. Ma, se è lecito chiedere: come cazzo le celebrano, le esequie, dalle sue parti?