Il peso delle pietre…

Ci sono luoghi che appartengono alla geografia e luoghi che la geografia, a un certo punto, smette di riuscire a contenere. Diventano memoria, promessa, colpa, risarcimento, preghiera. Diventano il luogo in cui uomini morti da secoli continuano a discutere attraverso uomini vivi. E allora una collina non è più una collina, una città non è…

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Il futuro non deve somigliarci…

Ogni generazione commette lo stesso peccato di superbia: chiama educazione il desiderio di essere ripetuta. Immagina i figli come una frase cominciata da noi, della quale pretende di conoscere già il punto finale. Li vorrebbe simili nei pensieri, prudenti nelle scelte, riconoscibili negli amori. Possibilmente grati. Certamente obbedienti. Poi i figli cambiano sintassi. Per fortuna.Nel…

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Ha deciso l’algoritmo…

C’è qualcosa di singolare nel vedere persone che hanno contribuito a costruire una tecnologia fermarsi, voltarsi indietro e dire: forse stiamo andando troppo veloci.Jacob Coxon ha ventisette anni, ha lavorato prima a OpenAI e poi ad Anthropic, due dei luoghi nei quali si sta decidendo una parte non trascurabile del nostro futuro. Se n’è andato…

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La parte più difficile della pietà…

Ci sono storie davanti alle quali anche le parole dovrebbero togliersi le scarpe.Entrare piano. Senza la presunzione di spiegare, soprattutto senza quella volgarità contemporanea che pretende di assegnare in pochi minuti colpe, ragioni, assoluzioni. Ci sono fatti che non chiedono un commento: chiedono che si rimanga abbastanza a lungo davanti alla loro oscurità perché gli…

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La paura ha bisogno di una casa…

Ci sono parole che diventano sospette solo perché qualcuno le pronuncia dalla parte sbagliata. Sicurezza, per esempio. È bastato consegnarla per anni alla grammatica delle frontiere, dei respingimenti, delle uniformi e dei porti chiusi perché una parte di noi cominciasse a considerarla una parola quasi indecente. Come se desiderare di sentirsi al sicuro fosse già…

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Una città non muore tutta insieme…

Una città non comincia a morire quando chiude un museo, quando una facciata annerisce o quando una piazza diventa un parcheggio. Quelli sono soltanto i sintomi visibili.Una città comincia a morire molto prima, quando smette di riconoscere ciò che ha davanti.Caserta possiede perfino l’imbarazzo della bellezza. Una Reggia che basterebbe da sola a costruire l’identità…

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Mi scusi ancora…

Il signor Arturo Lamberti era un uomo educato. Non genericamente educato. Educato sul serio.Ringraziava il casellante dell’autostrada, salutava i distributori automatici quando gli restituivano il resto e, se entrando in un negozio faceva suonare per errore il campanello due volte, provava un leggero imbarazzo.Una volta aveva chiesto scusa a una sedia dopo averle dato un…

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…è tutto un equilibrio sopra la follia.

Passiamo la vita a fidarci del pavimento. Gli affidiamo il peso dei mobili, i passi distratti, il sonno dei bambini, le stoviglie nelle credenze e tutte quelle piccole certezze che, non avendo mai dovuto dimostrare niente, chiamiamo casa. Poi la terra si muove appena e ogni cosa cambia significato: il lampadario diventa un avvertimento, una…

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…i diritti di tutti

C’è sempre un momento, dopo ogni attentato, in cui qualcuno prova a cambiare il soggetto della frase. Non è più l’uomo che ha ucciso. Non sono più le persone massacrate. Non è più il fanatismo che ha trasformato un essere umano in un’arma. All’improvviso il problema diventano quelli che erano lì, la loro esistenza, i…

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…la difficile arte del mare.

Ci sono partenze che nessuno festeggia. Non hanno il rumore dei treni che lasciano la stazione, né l’entusiasmo delle mappe aperte sul tavolo. Accadono in silenzio, dentro. Sono quelle in cui non si abbandona un luogo, ma una certezza. E le certezze, per quanto strette, sanno diventare una casa. Anche quando ci hanno tolto il…

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