Dove il pensiero s’imbriaca: elogio della testa-bordello

A volte mi sorprendo di quanto possa essere accogliente la mente quando smette di pretendere ordine. Di quanto spazio si apra, all’improvviso, quando rinuncio alla vana ambizione di essere un archivio ben classificato e accetto, quasi con tenerezza, la verità più semplice: che dentro di me non c’è una biblioteca silenziosa, ma un bordello rumoroso.…

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i russi…

Nella miniserie Chernobyl, i russi a me sembra siano dipinti come in occidente ci si immaginava fossero i russi cinquanta anni fa. E mi è venuto in mente il protagonista del poema ferroviario Mosca–Petuški, di Venedikt Erofeev, che sul treno fa finta di essere stato in Italia e al suo dirimpettaio, che gli chiede cosa…

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Segnalibro…

Uscito dalla stazione Savelskaja avevo bevuto per cominciare un bicchiere di vodka del bisonte perché so per esperienza che, come decotto mattutino, il genere umano non ha ancora inventato niente di meglio. – Venedikt Erofeev, Mosca-Petuškì poema ferroviario. Traduzione di Paolo Nori.

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