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“Pubblico ministero, sa cosa sono io per l' Italia? Io sono il Tortora di Napoli”.
Salvatore Riina, 2 marzo 1993
...al Pm che gli chiedeva il motivo per il quale i pentiti accusassero uno sconosciuto, Riina rispose “perché ci sono giornali e televisioni che mi fanno diventare grosso e alto, non rendendosi conto che Salvatore Riina è piccolo e corto”.
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[...] ma come si fa pensare di poter sostenere che [Stefano Rodotà, ndr] un intellettuale ed ex politico così fortemente e duramente schierato è «uomo di unità»? A mio parere, poi, basta e avanza la sua negazione del diritto all’obiezione di coscienza per coprire di ridicolo chi si affanna a qualificarlo come "super partes". Chi non riconosce e non rispetta laicamente e "senza se e senza ma" quel fondamentale diritto di ogni persona umana, chi non accetta che un uomo o una donna possano rifiutare di farsi complici di qualunque atto che in qualunque modo porti morte, può anche essere cittadino specchiato e giurista raffinato, ma non potrà mai essere una figura alla quale guardare con fiducia e alla quale affidare la più alta magistratura della nostra libera e democratica Repubblica. Per questo, caro amico, credo che certa predicazione di Rodotà sia triste, come questa sua candidatura a presidente usata come bandiera ed esca.
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Nei periodi di Crisi, chissà perché, gli esseri umani tendono alla stupidità, anche quelli che passano per intelligentissimi. Per dire, il Pd sta lentamente annodandosi la corda al collo pur essendo, numeri alla mano, nelle condizioni favorevoli (o, comunque, meno sfavorevoli) rispetto agli altri partiti.
Fosse stato un partito serio, un partito con un gruppo dirigente assennato, avrebbe già messo alla porta Bersani reo d’aver perso una partita già vinta; sfruttato il periodo nient’affato positivo per Sel e messo Vendola alle corde; combinato l’accordo col Pdl per un governissimo delle riforme elettorali (ma non solo) affidandolo ad una figura super partes; puntato con decisione su Renzi per candidarsi a governare il paese al prossimo giro elettorale. Invece s’è cacciato in una crisi esistenziale che manco nei film di Moretti si vedono.
La maggioranza del Pd vuole l’accordo col Pdl ma Bersani non si decide, convinto com’è (sbagliando) che la linea dei duri e puri gli permetterà di rubare la scena a Grillo – senza capire (o facendo finta di non capire) che il fenomeno Grillo è qualche cosa di molto più articolato e va oltre la (banale) dicotomia destra-sinistra. Le accuse dei renziani, poi, – quelle sui brogli alle urne delle primarie di Roma – hanno dato un quadro ancora, se possibile, più sconsolante e triste della situazione interna al Pd ché quelle accuse ("avete reclutato i rom") sono devastanti per l’immagine e proiettano nell’immaginario collettivo l’idea di un partito inaffidabile, litigioso, in preda ad un’evidente crisi di nervi.
Sempre così, quando si attraversano tempi bui: gli esseri umani diventano stupidi, anche quelli che passano per intelligentissimi.
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Si dice che il tipo voleva andare a Roma come grande elettore per il prossimo presidente della Repubblica.
Occorreva che lo votassero dal suo partito: ha incassato dieci sui ventidue voti dei consiglieri del Pd presenti alla discussione.
Matteo Renzi avvisato, mezzo salvato.
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