Vedi l’importanza di un calendario?!

Mara Carfagna calendario

“Mattarella non ha autorevolezza internazionale. Ai confini, non sanno chi sia.” (Mara Carfagna, 29.01.2015)

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la fanfara dei ricordi…

Nazi

Detto molto sommessamente, per non disturbare la fanfara dei ricordi, credo che non abbia più senso ricordare la Shoah ogni 27 gennaio così come viene ricordata adesso. Senza aver in testa ben chiaro – voglio ancora precisare – chi siano quelli che oggi compirebbero lo stesso crimine, o, altrettanto colpevolmente, lascerebbero si compisse, poco importa se con soddisfazione o per mera indifferenza, tutt’al più – visto che è d’obbligo prendere una posizione su tutto – stando lì a cavillare se siano stati sterminati ebrei, giudei o israeliti.
È storia vecchia di millenni: cambiano le facce, i moventi strombazzati e quelli reali, soprattutto cambiano i metodi, l’antisemitismo si mimetizza, ma il tentativo viscido e schifoso di annientarli non cede. Senza aver ben chiaro chi siano, sarebbe meglio – più dignitoso, meno di facciata, intendo – non commemorare un cazzo di niente.

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…non vada persa la memoria!

Stella di davide

In occasione della Giornata della Memoria, dal più umile blog coi santini per banner al più pomposo dei porporati in vaticano, unanime sarà la partecipazione al cordoglio, sentita e intensa la commozione; parole a fiumi – statene certi – scorreranno per esaltare poi l’importanza della memoria. Il paganesimo nazista – quale idiota vorrà mai negarlo? – si macchiò di nefandezze inenarrabili. Ricordare, ricordare, ricordare: non vada persa la memoria!
Ottima cosa, quindi, che i cattolici si preparino, così intensamente, a vivere la ricorrenza. Volessero fare le cose per benino, sarebbe il caso di ricordare loro che la mostruosità dei lager è tutta in nuce alla segregazione nei ghetti; che l’istituzione del ghetto risale – udite, udite – al 1555, grazie alla bolla Cum nimis absurdum di papa Paolo IV; che l’antisemitismo razziale ha radici solidissime nell’antigiudaismo teologico; che l’odio contro l’ebreo arriva al Mein Kampf partendo dalle Omelie contro gli Ebrei di San Giovanni Crisostomo.
Lo ricordo così, senza alcuna malizia, ché è giusto provare a non rimuovere nulla. Ma, statene certi, a quei tanti che a furia di baciar la mano ai cardinali s’è consumata la rotula, verrà difficile ricordare queste due o tre cosucce, e il ghetto gli si materializzerà innanzi, dal nulla, nel 1939.

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“l’italiano è ragionare…”

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E questo sarebbe un politico? E via, il barbone che ho sotto casa vomita un italiano migliore.

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…nel nulla delle loro idee.

Gasparri

S’è fatto un gran parlare della gaffe di Gasparri sulle due attiviste liberate; su Twitter s’è giocato financo a volerlo cacciare via a pedate – virtualmente, purtroppo. Pe’ carità: legittimo contestare queste merdacce d’uomo, ma contestandole si fa loro il gran favore di enfatizzarne la visibilità, offrendo loro, ironia della sorte, la possibilità di assumere la posa da vittime. Comprendo quanto sia difficile non reagire a un certo tipo di provocazioni, ma farlo è proprio quanto nel calcolo di queste insopportabili facce da schiaffi. L’arma davvero micidiale è ignorarle del tutto, o, al limite, può bastare il coro: «Stron-zo! Stron-zo!». Senza rabbia, però, con un pacato sorriso largo. Niente di più che «Stron-zo! Stron-zo!», e si dissolvono nel nulla delle loro idee.

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buono per pizzicar vermi o mangime…

Sagra crostone

Prenda il lettore uno di quei libricini che tanto amano i bambini; uno di quei libri, dico, in cui sono rappresentati quei fantasiosi dinosauri. Tra i 250 e i 230 milioni d’anni fa, mentre i grandi rettili del Paleozoico si avviavano all’estinzione, dalla famiglia dei Dromeosauridi, cui appartenevano terribili predatori come il Velociraptor, si staccò – leggerà il mio buon lettore, su quei libricini – un ramo destinato a evolversi in Archaeopteryx, che i paleontologi dicono essere il progenitore della gran parte dei pennuti d’oggi. Robe da far impallidire, a ben rifletterci, ché vedi ‘na gallina, e mai – dico, mai – immagineresti ch’era una di quei spaventosissimi dinosauri. Ma il tempo, nel suo lento andare, è un inesausto lavoratore, un bastardo crumiro, e riplasma ogni cosa, ne impasta ogni fibra, e spesso sembra farlo solo per stupirci.
E così sarà accaduto con monsignor Carrasco de Paula. Non più di due o tre anni fa, quando la morale cattolica lasciava impronte grosse e profonde ad ogni passo, di una suicida come Brittany Maynard avrebbe fatto un sol boccone, ruttando una sonora condanna: «Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel’ha donata. Egli ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo.» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2280).
Potenza dell’evoluzione: quel falcetto d’artiglio oggi è una innocua zampetta di gallina, piume dov’era la solida pellaccia, e al posto delle orride fauci c’è un piccolo beccuccio giallo, buono per pizzicar vermi o mangime, e quando s’apre – il beccuccio, dico – scopre una linguetta pallida, e coco-cocodè, «Non giudichiamo le persone, ma il gesto in sè è da condannare» (Il Messaggero, 04.11.2014). Certo, a veder lo scheletro, saltan agli occhi evidenti analogie, ma che simpatico volatile! Nemmeno vola, ma quanta tenerezza quelle alucce.

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…ogni innamorato è un soldato

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Che sagoma…

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Confesso che, da sempre, tra le mie letture preferite c’è il vangelo, fonte inesauribile di spasso. Il mio preferito? Luca. “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano” (6, 27-28); poi, qualche pagina avanti (19, 27): “E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e sgozzateli in mia presenza”. Cuor di merluzzo e bocca di pescecane. Che sagoma!

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Giorgiana Masi – 12 maggio 1977

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“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università,
infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto,
e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti
devastino i negozi, diano fuoco alle macchine
e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare,
il suono delle sirene delle ambulanze
dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.
Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà…”
Francesco Cossiga, 22 ottobre 2008

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la bestia…

genny
A voler comporre i pezzi di quanto accaduto l’altra sera a margine di Fiorentina-Napoli si rischia di invischiarsi in un magma di merda; merda che abbiamo offerto al mondo a mo’ di sintesi assoluta: asciutto esempio di questo nostro strampalato paese.
Tanta indignazione, innanzitutto; ché – e come non convenire – con i violenti non bisogna trattare. Certo! e ci mancherebbe; ma come non trattare con i fetenti quando a questi si è dato modo di avere tutto il peso e il carisma che hanno in quell’ambiente e in quelle situazioni? È a monte che bisognerebbe evitare del tutto di interagire con i violenti, perché a valle, quando oramai si è consentito loro (autorizzato, starei per dire) di poter imporre i loro veti e la loro volontà, trattare è inevitabile se non necessario. A mo’ di esempio: se l’altra sera non si fosse consentito il regolare svolgimento della partita il peggio che abbiamo visto rappresentato sugli schermi televisivi sarebbe stato solo l’inizio di un peggio (se possibile) ancor più schifoso, e a scatenarlo sarebbero stati proprio quelli che hanno avuto modo di imporre la trattativa (stadio-mafia hanno titolato stamani) ponendosi a pieno titolo come controparte delle forze dell’ordine.
Cosa sia stato fatto a monte per evitare che le tifoserie incubassero tanta feccia a me pare davvero poca cosa. Anzi, a leggere quanto è stato scritto sui giornali, è proprio chi oggi maggiormente s’indigna ad essere (stato) responsabile e a consentire – scientemente o meno, poco importa – che le curve degli stadi di calcio divenissero vere e proprie discariche di delinquenza, cloache di violenza organizzata; delinquenza attigua e in gran parte sovrapponibile ad alcune frange di estremismo politico e quella di invasati cui la fede nei colori di una squadra – fede, così la definiscono – ha dato status di Ultras. Così – e qui il paradosso – chi oggi trova in Genny ‘a Carogna il più comodo dei capri espiatori è proprio chi ha fatto del calcio una metafora ambigua pompandola di valori e significati esagerati. A lamentarsi che un incontro di calcio, un gioco voglio sottolineare, possa degenerare in una guerriglia urbana è proprio chi ne ha sempre drammatizzato fino all’inverosimile il risultato, caricando esageratamente gli animi esagitati dei tifosi. Chi si lamenta che il calcio sia diventato un mostruoso giro di denaro è proprio chi maggiormente ha contribuito a conferire aura mitologica a semianalfabeti in mutandoni. La bestia è stata nutrita a sazietà proprio da chi oggi ne denuncia la bestialità. Se gli stadi di calcio sono diventati enclavi in cui è ammessa la sospensione della legge, la colpa è di chi ha dato al calcio più spazio, e più peso di quanto ne meritasse.

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