buono per pizzicar vermi o mangime…

Sagra crostone

Prenda il lettore uno di quei libricini che tanto amano i bambini; uno di quei libri, dico, in cui sono rappresentati quei fantasiosi dinosauri. Tra i 250 e i 230 milioni d’anni fa, mentre i grandi rettili del Paleozoico si avviavano all’estinzione, dalla famiglia dei Dromeosauridi, cui appartenevano terribili predatori come il Velociraptor, si staccò – leggerà il mio buon lettore, su quei libricini – un ramo destinato a evolversi in Archaeopteryx, che i paleontologi dicono essere il progenitore della gran parte dei pennuti d’oggi. Robe da far impallidire, a ben rifletterci, ché vedi ‘na gallina, e mai – dico, mai – immagineresti ch’era una di quei spaventosissimi dinosauri. Ma il tempo, nel suo lento andare, è un inesausto lavoratore, un bastardo crumiro, e riplasma ogni cosa, ne impasta ogni fibra, e spesso sembra farlo solo per stupirci.
E così sarà accaduto con monsignor Carrasco de Paula. Non più di due o tre anni fa, quando la morale cattolica lasciava impronte grosse e profonde ad ogni passo, di una suicida come Brittany Maynard avrebbe fatto un sol boccone, ruttando una sonora condanna: «Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel’ha donata. Egli ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo.» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2280).
Potenza dell’evoluzione: quel falcetto d’artiglio oggi è una innocua zampetta di gallina, piume dov’era la solida pellaccia, e al posto delle orride fauci c’è un piccolo beccuccio giallo, buono per pizzicar vermi o mangime, e quando s’apre – il beccuccio, dico – scopre una linguetta pallida, e coco-cocodè, «Non giudichiamo le persone, ma il gesto in sè è da condannare» (Il Messaggero, 04.11.2014). Certo, a veder lo scheletro, saltan agli occhi evidenti analogie, ma che simpatico volatile! Nemmeno vola, ma quanta tenerezza quelle alucce.

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…ogni innamorato è un soldato

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Che sagoma…

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Confesso che, da sempre, tra le mie letture preferite c’è il vangelo, fonte inesauribile di spasso. Il mio preferito? Luca. “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano” (6, 27-28); poi, qualche pagina avanti (19, 27): “E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e sgozzateli in mia presenza”. Cuor di merluzzo e bocca di pescecane. Che sagoma!

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Giorgiana Masi – 12 maggio 1977

31maggioagentecossiga

“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università,
infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto,
e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti
devastino i negozi, diano fuoco alle macchine
e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare,
il suono delle sirene delle ambulanze
dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.
Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà…”
Francesco Cossiga, 22 ottobre 2008

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la bestia…

genny
A voler comporre i pezzi di quanto accaduto l’altra sera a margine di Fiorentina-Napoli si rischia di invischiarsi in un magma di merda; merda che abbiamo offerto al mondo a mo’ di sintesi assoluta: asciutto esempio di questo nostro strampalato paese.
Tanta indignazione, innanzitutto; ché – e come non convenire – con i violenti non bisogna trattare. Certo! e ci mancherebbe; ma come non trattare con i fetenti quando a questi si è dato modo di avere tutto il peso e il carisma che hanno in quell’ambiente e in quelle situazioni? È a monte che bisognerebbe evitare del tutto di interagire con i violenti, perché a valle, quando oramai si è consentito loro (autorizzato, starei per dire) di poter imporre i loro veti e la loro volontà, trattare è inevitabile se non necessario. A mo’ di esempio: se l’altra sera non si fosse consentito il regolare svolgimento della partita il peggio che abbiamo visto rappresentato sugli schermi televisivi sarebbe stato solo l’inizio di un peggio (se possibile) ancor più schifoso, e a scatenarlo sarebbero stati proprio quelli che hanno avuto modo di imporre la trattativa (stadio-mafia hanno titolato stamani) ponendosi a pieno titolo come controparte delle forze dell’ordine.
Cosa sia stato fatto a monte per evitare che le tifoserie incubassero tanta feccia a me pare davvero poca cosa. Anzi, a leggere quanto è stato scritto sui giornali, è proprio chi oggi maggiormente s’indigna ad essere (stato) responsabile e a consentire – scientemente o meno, poco importa – che le curve degli stadi di calcio divenissero vere e proprie discariche di delinquenza, cloache di violenza organizzata; delinquenza attigua e in gran parte sovrapponibile ad alcune frange di estremismo politico e quella di invasati cui la fede nei colori di una squadra – fede, così la definiscono – ha dato status di Ultras. Così – e qui il paradosso – chi oggi trova in Genny ‘a Carogna il più comodo dei capri espiatori è proprio chi ha fatto del calcio una metafora ambigua pompandola di valori e significati esagerati. A lamentarsi che un incontro di calcio, un gioco voglio sottolineare, possa degenerare in una guerriglia urbana è proprio chi ne ha sempre drammatizzato fino all’inverosimile il risultato, caricando esageratamente gli animi esagitati dei tifosi. Chi si lamenta che il calcio sia diventato un mostruoso giro di denaro è proprio chi maggiormente ha contribuito a conferire aura mitologica a semianalfabeti in mutandoni. La bestia è stata nutrita a sazietà proprio da chi oggi ne denuncia la bestialità. Se gli stadi di calcio sono diventati enclavi in cui è ammessa la sospensione della legge, la colpa è di chi ha dato al calcio più spazio, e più peso di quanto ne meritasse.

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…l’app per la tua esigenza.

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Vuoi tenerti informato in tempo reale su tutti i «buon appetito» e i «buonasera» di Bergoglio? L’ANSA ha preparato l’app per la tua esigenza. Il prezzo? ‘Na sciocchezzuola: visto che il denaro è lo sterco del diavolo, con 89 centesimi di euro ci compri appena appena ‘na sua scoreggina.

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Il futuro che meritano…

“Mangiamo ogni giorno notizie sventurate, condite da meschinità di ogni genere. Siamo infarciti come tacchini indigesti da un ripieno di corruzione. Il dibattito pubblico è squallido, ripetitivo, allarmante, mai positivo, creativo e ribelle. Abbiamo un disperato bisogno di meraviglioso. Un ministero del meraviglioso, maestri di meraviglioso, a scuola fra il latino e la matematica due ore quotidiane di meraviglioso, all’università una facoltà di meraviglioso. Dobbiamo diventare compagni di meraviglie. È il nostro petrolio, l’unica eccellenza, il solo prodotto italiano esportabile in tutto il mondo. La fantasia più pragmatica che esista: la nostra visionarietà. Sapere concretizzare i sogni. Un vento portatore di entusiasmo incantato deve irrompere nelle nostre città sventrate dalle sciocchezze ingorde del denaro, disintossicare l’aria appesantita da una banalità soffocante, liberarci da briganti e oracoli di mezza tacca, trasformare questa peste del nulla con un contagio poetico e illuminato, restituire agli occhi dei nostri bambini lo stupore del futuro che meritano.”

Diego Cugia, Alcatraz

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finalmente…

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Dopo dieci anni di stagionatura, e alcune sentenze della Corte Costituzionale, la carta su cui era stata scritta la legge 40 ha finalmente raggiunto la sofficità, la consistenza e la giusta usabilità per pulircisi il culo.

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«…di ciascuna Camera nella seconda votazione».

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Si porga attenzione all’articolo 138 della Costituzione: «le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione».
Parto da qui, da questo articolo della Costituzione, per provare ad esprimere la mia perplessità, il mio giudizio negativo, sulla riforma del Senato dal quale Renzi fa dipendere la sua permanenza a Palazzo Chigi fino al 2018, sebbene non vi sia arrivato con un’investitura elettorale, o l’andarsene a casa, salvo gli ovvi ripensamenti che sono la costante degli sfacciati che si giocano la faccia o che giurano sulla testa dei propri figli.
La rivoluzionante idea dell’ex sindaco di Firenze, infatti, è quella di fare del Senato un organo non elettivo, togliendogli voce in capitolo sulla fiducia al governo e sulle leggi di bilancio, ma lasciandogliela su quelle di revisione costituzionale (giocoforza, direi, sennò dovrebbe essere emendato anche l’art. 138). In pratica, con questa riforma, saremmo dinnanzi all’assurdo di un organo che non potrà più metter bocca sull’operato dell’esecutivo, ma potrà continuare a farlo sulla Costituzione, e con potere decisionale pari a quello della Camera dei Deputati, ma senza aver avuto alcuna investitura dal voto popolare: una mostruosità semibestiale che poteva esser partorita solo da un semianalfabeta. Mostruosità che poteva — ovviamente, direi — trovare consensi solo in una di quelle congiunture storiche in cui un semianalfabeta, appunto, riesce a costruirsi reputazione di innovatore della grammatica. Reputazione tanto più alta, quanto più volitiva appare l’intenzione di stravolgere la logica che regge la costruzione di una lingua. Si può arrivare, e qui con Renzi ci si arriva, ad apprezzare l’ignoranza come una forza della natura.

C’è da stupirsene? Non direi. In fondo si sta pur sempre parlando di quello che, se non veniva fatto Presidente del Consiglio, sarebbe rimasto Sindaco di Firenze e, ingaggiando la sua lotta con la Storia, quasi certamente avrebbe sfregiato l’orologio a lancetta unica della Torre d’Arnolfo, aggiungendoci quella dei minuti. «Troveremo uno sponsor — diceva — la gente deve vedere bene l’ora, mica deve essere un orologio filosofico». E a chi gli faceva presente che quell’orologio era del Trecento, ribatteva candido: «così ’un funziona, ma non è che voglio metterci un orologio al quarzo!». Piaccia o no, l’omino è questo.

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…inserire un pezzo di vita

Mcewan

Ho cinquantadue anni e mi dedico seriamente alla scrittura da quando ne avevo ventuno. Spesso mi capita di domandarmi se scrivere sia diventato più facile. Temo che la risposta sia no. A quanto pare scrivere non è un’attività che si semplifica con l’andare del tempo; non è possibile “buttare giù” un romanzo solo perché fai questo mestiere da qualche decennio. Certe volte mi pare che la questione si riduca a un problema di forma fisica: scrivere richiede un’enorme quantità di energia. Invecchiare non aiuta. È fondamentale convincersi di avere tra le mani qualcosa di nuovo, di fresco, qualcosa che sia decisamente diverso da tutto ciò che l’ha preceduto, anche se può trattarsi solo di un’illusione. Poi naturalmente occorrerà scavare più a fondo ogni volta e compiere ricerche accurate per arrivare a un materiale che non somigli a quello già utilizzato. Con il passare degli anni sai sempre qualcosa di più sulle tue abitudini mentali, sulla struttura dei tuoi pensieri. Diventi molto scettico e vuoi evitare il più possibile di ripeterti. Continuo a credere che tra un romanzo e l’altro sia necessario inserire un pezzo di vita; mi pare che ogni romanzo debba essere scritto da una persona leggermente diversa.

Ian McEwan, Bbc Radio 3, 3.11.2000

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