il diavolo non esiste…

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Ogni volta che genitori rincretiniti fanno picchiare la propria bambina per liberarla dal Maligno, o ragazzoni sudicioni mettono in piedi un’orgetta a base di messe nere e palpatine perché non riescono a batter chiodo altrimenti, tocca — è inevitabile, ahimè — subire il parere degli espertoni da salotto. Schiere di demonologhi molto professionali (quelli che snidano Satana dai dischi rock con la tecnica del rewind, per intenderci) spiegano quante e quali siano le porte dalle quali il diavolo cerca di intrufolarsi: la sorella omosessuale, nel caso della provincia di Caserta, sarebbe stata, a detta del prelato santone, il viatico per entrare nella vita della povera ragazza affetta, invece, da serie e gravi problematiche personali. Questo di Casapesenna, poi, riceveva direttamente da San Michele le lettere con le indicazioni pratiche da seguire per scacciare i demoni maligni. Con somma soddisfazione, immagino, dei vari indemoniati e demonificatori, maghi neri e affini, che vedono riconosciuta l’alta qualità delle loro bassezze, dei loro imbrogli, delle loro disfunzioni mentali o ormonali, infine e in una parola sola, della loro infinita e inqualificabile ignoranza. Finisce poi che il Vescovo, messo alle strette, sia costretto tra un balbettio e una mezza capovolta linguistica a rimangiarsi quanto detto e (è notizia di poche ore fa) a sospendere per un anno (sic, un solo anno) il sacerdote maneggione. Il mio modesto contributo è: il diavolo non esiste, non è mai esistito, è una truffa per spaventare i buoni e avvelenare i cattivi. Esistesse, del resto, la sua, come dire, selezione del personale sarebbe almeno un po’ meno ridicola, con tutti i criminali di guerra, gli uomini-bomba e Stati bombaroli che circolano liberi per il mondo.

Inquietante!

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Pare che un attento e puntigliosissimo partigiano di Lombardia progressista, lista a sostegno della candidatura di Giorgio Gori (Pd) alla presidenza della Regione, abbia offerto su Facebook un minuziosissimo elenco di quanti milanesi di nome Benito andranno a votare. Si scopre così che il prossimo 4 marzo saranno chiamati alle urne ben 276 milanesi che al momento della nascita sono stati battezzati col nome del famoso maestro di Predappio. Non solo: c’è anche la sfilza dettagliata di quelli che portano Benito insieme ad altri nomi. In alcuni, la scelta ideologica appare difficilmente contestabile: cinque elettori, infatti, sono stati battezzati Benito Adolfo, e a uno – perché non ci fossero dubbi – il babbo ha dato come secondo nome Mussolini. Riconducibili alla figura del Duce sono forse anche i due Benito Arnaldo e magari anche i tre Benito Romano. Ma ad affollare la classifica sono una quantità di cittadini, che portano l’odioso marchio solo come secondo, terzo o addirittura quarto nome. Tanto per dire, esiste un Francesco Gabriele Ferdinando Benito Romano, che potrà, qualora fosse chiamato a dar conto di questo crimine, invocare le attenuanti generiche per avere ben tre nomi sinceramente democratici — un paio poi di tendenza marcatamente mistica — prima di quello dispotico, appunto.
La notizia, a ogni modo, comprende il commento del simpatico contabile: «Un inquietante risultato». Beh — non me ne voglia il contabile — ma direi solo “un po’ inquietante” se si pensa che siamo responsabili di tutto, anche della nostra faccia, quantomeno a partire da una certa età, ma non certo del nome che ci viene affibbiato all’anagrafe. Certo, dato il contesto, un rilievo un po’ ambizioso. Venisse poi confermato in qualche modo, aprirebbe scenari interessanti. Tipo, si potrebbe tentare di scovare a uno a uno i Leoluca, come Bagarella, per acciuffare i mafiosi a Palermo, e se pare troppo almeno le Beatrici in Italia per acchiappare le civici popolari (esistono!). Ad ogni buon conto: Milano avrà pure ‘sti 276 Benito, ma volete mettere con noi a Napoli? Un cuofono di Giggino. Inquietante!