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Memoria e Mistero: Le Contraddizioni dello Scrivere…

Scriviamo come atto di ribellione contro l’oblio, come se ogni parola fosse un granello di sabbia che ostacola la marea crescente dell’indifferenza e dell’oblio. Si scrive per fermare il tempo, per incapsulare un momento o un’emozione in un frammento di eternità, reso immortale dalla permanenza della scrittura.
Si scrive, certo, per lasciare una traccia, un’eredità, una mano tesa verso il futuro che dice: “Ero qui, ho vissuto, ho amato, ho sofferto”. Si scrive per preservare l’identità, non solo la nostra ma anche quella delle persone di cui scriviamo, affinché il loro respiro, il loro sguardo, la loro voce non svaniscano nel vento del tempo. E poi si scrive per sparire. Paradossalmente, nell’atto di rendere permanente la memoria, vi è anche la possibilità di divenire irriconoscibili. Il narratore si dissolve nella trama, diventa ogni personaggio e nessuno, elude il giudizio e la definizione. In una storia, possiamo essere chiunque e, quindi, sfuggire a ogni tentativo di controllo o ricatto.
Nell’atto di scrivere, ci rifugiamo in una realtà parallela dove le leggi del mondo esterno perdono la loro presa, dove l’anima può librarsi libera dalle catene del quotidiano. Così, tra la paura della scomparsa e il desiderio di eternità, tra il bisogno di essere visti e la voglia di scomparire, si colloca la nostra urgenza di scrivere. E in questo spazio contraddittorio e sublime, troviamo una sorta di redenzione, una comprensione più profonda della nostra complicata umanità.

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