Tag Archive for 'Adriano Sofri'

un emendamento umanitario…

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Ogni anno di nuovo questa trepidazione per la sorte di Radio radicale. Argomenti politici non ne userò, per non fare danno. Ma se mi tolgono Radio radicale non mi restano che le benzodiazepine fra le tre di notte e le sette e trenta di mattina. Siamo in tanti ridotti così, noi del posto fisso, malati in un letto o detenuti a domicilio. Se non si vuole rendere giustizia a un eccellente servizio pubblico, si voti almeno un emendamento umanitario.

Piccola Posta di Adriano Sofri, 22.10.2009

dispiace a chi gli vuole bene…

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«In teoria, sempre, i radicali sono fuori gara, e corrono solo per far meglio conoscere il loro pensiero sulla democrazia italiana dal Dopoguerra a oggi. Non avrebbero dovuto arrivare a questo punto. Ci sono arrivati perché le due altre liste che avrebbero potuto – “in teoria” – accoglierli, il Pd e Sinistra e libertà, non li hanno voluti. Questa chiusura è molto grave. Ma i radicali avrebbero dovuto impedirla, o farla pagare molto più cara: così almeno penso. Il fatto è che, lo ripeto, i radicali sono i migliori fra i nostri parlamentari europei e fra i parlamentari europei in generale. I più affezionati a una bella idea dell’Europa, i più capaci di fare un buon uso della loro carica per difendere le buone cause nel mondo. Personalmente per Marco l’uscita dal parlamento europeo sarà – sarebbe – la più dolorosa delle conclusioni, perché in quel parlamento sta con pieno merito da trent’anni [...]. Marco vuole ancora una volta che gli elettori siano informati per poter decidere, ma forse, senza volere, vuole anche lasciare un segno ultimo nella foresta dalla quale sta per essere esiliato. Tutte le sue buone ragioni hanno ricevuto parecchi riconoscimenti, mi pare, e ciò sembra dare alla fine ragione alla sua scelta ennesima. Ma gli danno torto. Lui tira una corda che non è affatto saldamente nelle sue mani, come si illude che sia. Lui dispiace a chi gli vuole bene. »

Adriano Sofri, Il Foglio

non è una colpa…

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Trovo offensiva la pretesa di riservare dei vagoni agli extracomunitari. Voglio poter viaggiare accanto a tunisini e albanesi: non è una colpa essere nato italiano.

Adriano Sofri, 9 maggio 2009

[...]

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Da quando scrissi la mia Memoria, sono trascorsi quasi vent’anni [...]. Ho riletto, per questo libro, le cose che scrivemmo allora. Alcune mi sembrano inspiegabilmente atroci e volgari. Hanno una spiegazione sola: che la dichiarata intenzione di provocare la querela, e di riaprire nell’opinione delle persone e nel tribunale la ricerca della verità, diventò un alibi agli istinti peggiori. Che quando ci si crede autorizzati da una qualche causa superiore al dileggio, all’insulto, alla minaccia, minaccia e dileggio prendono la mano, e cancellano la causa supposta superiore. Tanto più quando la causa si leghi a un’ideologia che nobilita odio e violenza contro un nemico. (Ma anche questo non basta: perché la stessa ideologia fa da pretesto, e odio e violenza sanno, cadute le ideologie, farne a meno, e banchettare lo stesso).

Adriano Sofri, La notte che Pinelli

dunque…

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Ieri in coda alla sua rubrica su Il Foglio, Adriano Sofri segnalava un caso capitato nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo fiorentino. Sul blog della deputata radicale Donatella Poretti c’è la denuncia: “dopo essere rimasti senza acqua calda e termosifone per molti giorni a dicembre, l’impianto dell’ala ristrutturata (consegnato a settembre 2007) fa uscire dai rubinetti solo acqua calda, e così gli internati per berla devono metterla a raffreddare alla finestra!”. Chiosa Sofri: “Cose da pazzi, no?”. E certo che sono cose da pazzi, cose tipicamente italiane, dunque.

un trucco…

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«La legge non la fa Sacconi», ha protestato il legale della famiglia [Englaro]. Già: ma Sacconi la disfa. O almeno ci prova. Non costa niente. [...] La coscienza permette di obiettare alle leggi e alle sentenze, a costo della persecuzione: di rovinarsi una carriera, di perdere il lavoro, di finire in galera, di pagare con la vita… Quando l’obiezione non costa niente a sé e tutto ad altri, quando anzi giova alla carriera e rende più facile una vita facile, non c’entra più con la coscienza. È un trucco. È la Morale, nascosta in una mezza manica.

Adriano Sofri, la Repubblica – 17.12.2008

prete pedofilo e magistrato in mutande…

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Giorni fa si seppe di una coppia che chiede l’annullamento del proprio matrimonio, dopo aver saputo che il prete officiante è reo provato di pedofilia. Ma in circostanze sacramentali l’abito fa il monaco, e prescinde dall’umanità singolare di chi lo riveste. Dunque i due dovranno rassegnarsi. Meno facile è spiegare alle decine di migliaia di cittadini giudicati e condannati da quei formidabili magistrati su cui ogni tanto le cronache accendono i riflettori, che la toga fa il giudice, e che si può prescindere dalla loro fortuita umanità, anche quando si mettano reciprocamente in mutande.

Adriano Sofri, 13.12.2008

…arrogante

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«Se lo sono conteso autorevoli testate giornalistiche: da “Panorama” a “Repubblica”, al “Foglio”. E una ben orchestrata campagna di stampa ha fatto di tutto perché gli fosse concessa una grazia– scrive Paolo Armaroli su Il Tempoche lui, Sofri, non si è mai sognato di chiedere. Perché, con quell’arroganza intellettuale che gli è propria, ha detto e ridetto fino alla noia che la sua condanna è ingiusta». A leggere l’articolo per intero pare evidente – assai evidente – che al professor Armaroli gli stia sul cazzo Sofri (quello grande, naturalmente) ; non gli va giù l’atteggiamento de “il cattivo maestrino”: «[p]er darla a bere, Sofri non è secondo a nessuno. Ma noi siamo apoti». Armaroli, per farla breve, è convinto della colpevolezza di Sofri e lo accusa – si badi – non perché (secondo lui) menta nel dirsi innocente [*] ma perché considera un segno di arroganza il fatto che quello non voglia ammettere la sua colpevolezza ché – se ho capito bene – al netto di tutto, per aggraziarsi Armaroli, Sofri dovrebbe dirsi colpevole anche se non lo fosse.


[*] A tal proposito sarebbe bene che Sofri iniziasse a rivelare tutto quanto sa circa quell’omicidio ché continuando a non dire da un appiglio a quelli che attribuiscono a questa reticenza la fattispecie di “associazione”.

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«A proposito. C’è una sola cosa peggiore dell’abuso delle intercettazioni telefoniche: il loro divieto. »

Adriano Sofri, 11 giugno 2008

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Un po’ di giorni fa su il Foglio, Sofri (quello grande, ovviamente) descrisse il reato di clandestinità come «la persecuzione penale di una persona non per un suo atto, ma per il suo luogo di nascita». Bella definizione: liscia come una lapide. Di meglio – dico per davvero – non sarebbe stato possibile scrivere. Chapeau.