
Mette le mani avanti il vescovo di Augsburg, Walter Mixa. Intervistato, infatti, dal quotidiano “Fraenkischen Landeszeitung” dice: «L’Olocausto c’è sicuramente stato nella dimensione di 6 milioni di morti».
Osservate, signori, il vescovo in azione: prende lentamente i paletti e inizia a costruire lo steccato sul campo della discussione ché lui non è mica come quel negazionista lefebvriano suo compare. Assolutamente. Lui ci tiene subito a precisare che i morti ci sono stati. Ci tiene. E lo fa subito presente: mette, appunto, le mani avanti.
Appena messo su lo steccato, però, il presule prova ad appoggiarsi; ma ecco che come si appoggia, cade e fa il botto – un lampo di magnesio, presto, m’è caduto il vescovo: passatemi l’aceto ché sua eminenza s’è sentito male. Dice: forse pensava ai morti della Shoah e zac! un giramento di testa, tanto è sensibile… Macché, sentite come conclude: «… ma questa cifra – quella dei morti ebrei ammazzati – l’abbiamo già superata con gli aborti. Questi 9 milioni ci mancano». Lasciate perdere l’aceto, usatelo per condirvi l’insalata. Questo è peggio di quell’altro suo amico.
Delusi? E di che? Siamo alle solite: o è una cretinata o è una provocazione. O – e qui mi sia concesso l’insulto – è una provocazione cretina ché – per dirla col vicepresidente della Comunità ebraica tedesca, Dieter Graumann – «non si possono mettere donne e medici sullo stesso piano dei criminali nazisti». Si, certo, non c’è alcun dubbio: dev’essere una provocazione cretina. Roba degna di Giuliano Ferrara, insomma.
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