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proposta indecente…

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«Oggi Marco Travaglio ha ricevuto delle durissime critiche, sia dalla maggioranza che da quella che dovrebbe essere l’opposizione, per aver citato dei fatti su Renato Schifani, presidente del Senato…». È l’incipit di un post datato 11 maggio 2008 (roba vecchia, insomma), scritto dall’onorevole Di Pietro sul suo blog. Mi è capitato sotto gli occhi più o meno per caso. La faccenda – molti di voi l’avranno già capito – si riferisce alle dichiarazioni di Marco Travaglio fatte su Raitre nella trasmissione di Fabio Fazio a proposito del presidente del Senato, Renato Schifani. Se ve ne cale, il post lo trovate qui: é uno striminzito commento sui fatti che (al di la di com’è scritto) bene evidenzia un modo d’intendere del diritto, della libertà di stampa, della politica e della sintassi del tutto incompatibile con qualsiasi partito democratico. A voler essere forzatamente coincisi, la cosa mi pare possa risolversi con uno stringato inciso: fuori da ogni polemica, non mi sconvolge – nel modo più assoluto, direi – il fatto che l’Italia dei valori non abbia accattato di fondersi col Pd di Veltroni quanto piuttosto il fatto che quest’ultimo, accoratamente, gliel’abbia proposto.

essemorp ilarottele…

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Ne promise 12 e ne son venuti fuori 21. Cose che capitano.

…come fai a non votarlo?


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«Berlusconi l’ho votato. Come fai a non votarlo? Penso che è stato giusto dare ad un uomo come Berlusconi, per come si è creato, un’altra possibilità di governare nuovamente l’Italia». Così il centrocampista del Milan, Rino Gattuso, durante un’intervista a Sky. Per un campione strumentalizzato ce n’è sempre uno disposto a strumentalizzarsi da solo ché alla servitù piace, solitamente, mostrarsi fedele al padrone – e anche qui non si fa eccezione: se il padrone è felice a Natale la mancia non la nega a nessuno.
«I campioni dello sport – ebbe a dire, pochi giorni fa, Berlusconi – devono puntare ad avere la simpatia di tutti» ma pare evidente che la regola fallisce se si è certi di stare, ben ancorati, sul carro del vincitore. Onore a Rino: questa volta se l’è proprio guadagnata la sua razione extra di croccantini.

bye bye…


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«Te saluto, Romeno…»

e mica siamo americani, noi…


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«In un’elezione americana non ci sono sconfitti, perché a prescindere se i nostri candidati abbiano o no ottenuto la vittoria, il mattino successivo noi ci svegliamo come americani. Questo è il più grande privilegio e la più rilevante buona sorte che possa mai venirci sulla terra. Con questo dono giunge anche un obbligo. Ci è richiesto ora di lavorare insieme per il bene del nostro paese. Nei giorni in avanti dobbiamo trovare uno scopo comune. Ci dobbiamo unire in uno sforzo comune senza rimorso o recriminazione, odio o rancore. L’America ha bisogno di unità e desideriamo maggiore compassione ».


John F. Kerry

lost…

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Jack: «Si vive insieme, si muore soli. »
Michael: «Già. »

da Lost

(il retro)

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… ci rivediamo dopo!

due notizie…

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Due notizie: una buona e l’altra cattiva. La buona è che Volontè è stato trombato. La cattiva è che il trombato avrà più tempo libero per scrivere ai giornali.

col cuore in mano…


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non potete immaginare come mi fa girare i coglioni il sig. Montezomolo Luca!

non mi piace infierire…


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«Non siamo riusciti a tradurre – leggo da Il Foglio – nel linguaggio di una competizione elettorale la forza di un dibattito culturale, civile, etico[...]. Il risultato delle urne è disastroso». È facile – dirà il lettore – mettersi, adesso, a maramaldeggiare su quel misero 0.4%. Facile, è vero, ma pur sempre inevitabile. M’astengo? Ma certo: non mi piace infierire. Ragiono – questo si – sui numeri ché quelli stanno li, imperituri e tetragoni pronti ad essere analizzati e interpretati per qualsiasi scopo. All’uopo. I dati sono ufficiali. Per fare un Veltroni ci vogliono 89 Ferrara; un Di Pietro ne vale circa 11. 22 Ferrara fanno un Bossi e per fare un Cavaliere, invece, ne occorrono 100. Sembra strano – e in effetti lo è – ma è la “democrazia”, anche se qualcuno preferisce chiamarla “inculata”.