Tag Archive for 'Padre Pio'

si difese…

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«[L]a vera lotta, il combattimento radicale Padre Pio ha dovuto sostenerli – ha detto Benedetto XVI ieri, durante l’omelia – non contro nemici terreni, bensì contro lo spirito del male. Le più grandi tempeste che lo minacciavano erano gli assalti del diavolo, dai quali egli si difese con l’armatura di Dio con lo scudo della fede, la spada dello Spirito…» e qualche goccia di acido fenico.

mi raccomando…

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Forse sarà l’ultimo post. Forse ne verranno altri. Non so, sinceramente, cosa sia peggio. Volevo solo augurare a tutti, nel caso che i ginevrini del CERN avessero pisciato qualche calcoletto (sapete come vanno certe cose, vero? ), di saper accettare la fine con dignità. Non mi venite a dire che già ve la state facendo sotto, o che avete acceso un cero a Padre Pio… Dignità e contegno. Mi raccomando.

uno scatto e via…

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“San Pio è lì, nella cripta in cui è custodito dal 1968, spolverato e imbellettato ad uso e consumo dei fedeli. Che, diciamolo, non hanno ritegno. Flash e luci di qualsiasi aggeggio elettronico disponibile sul mercato immortalano la salma del frate di Pietrelcina. Pochi pregano, meditano, riflettono. Quasi nessuno sta zitto, insomma, come quanto meno la pietà umana consiglierebbe di fare di fronte al corpo di un morto. Attorno è tutto un brulicare di telefonini, e chi dovrebbe sorvegliare la quiete della cripta, non fa nulla per disincentivare questa smania, questa voglia di dire «io c’ero»: «Una foto e proseguire», dicono gli addetti alla vigilanza, come se stessero regolando il traffico in strada. E i pellegrini ubbidiscono, uno scatto e via. ”

Paola Zanca, l’Unità – 29.08.08

sia concesso…

emorroide

L’articolo è apparso il 28 agosto su zenit.org . M’era sfuggito. Nel leggerlo, però, ho – credetemi, sono sincero – molta difficoltà a decidere il registro per un fugace commento. «Aveva già scritto il testamento biologico, ma – scrive nel suo pezzo Antonio Gaspari – appena ha scoperto di essere malata di cancro ha cambiato idea».
È, in sintesi, la storia di «Silvie Menard, francese, sposata con un italiano, oncologa, consulente del Centro di Oncologia sperimentale dell’Istituto Nazionale di Tumori di Milano e specializzata nello studio del cancro e dei nuovi farmaci per contrastarlo» che scopre di avere un tumore al midollo osseo. «Da allora la mia vita ha assunto un peso diverso – ha raccontato l’oncologa –. Da quando sono malata ho voglia di vivere ogni istante della mia vita, proprio perché mi accorgo che è unica». Basta! Ho deciso. Userò il registro dell’invettiva per commentare il pezzullo. Inizierei il commento, dunque, più o meno così: venisse un cancro in culo al Gaspari, piccolo, non letale, ma dolorosissimo: di quelli che si curano facilmente ma che lasciano il segno, costringendoti a cagare per il resto della vita in una bustina appiccicata sulla pancia. Esagero? Può darsi, ma credo che sia opportuno augurare un segno vivo nella carne a chi – non importa la ragione – fa della carne altrui una variabile di mera opportunità: stendardo da mostrare, ad ogni occasione, per perorare la personale causa.
Ah, quasi dimenticavo: tra busta e fasciatura elastica, sia concesso un piccolo santino di Padre Pio.

il fedele è così…


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Continua, incessante, il martellare mediatico attorno alla salma del santo del Gargano: giornali e tv ne stanno parlando a sbafo in questi giorni. Tanta è l’attenzione che s’è creata, che financo Berlusconi ha avuto modo di dire la sua – sbottonandosi non poco – sull’evento: segno che i sondaggi delineano schiaccianti consensi (cifre bulgare, direi) attorno all’argomento. E così, da diverse angolature, seppure sottovuoto e ficcato in una teca di vetro, l’abbiamo visto più e più volte, il santo. Cioè, abbiamo finto di vederlo ché i piedi erano coperti da calzari, le mani da mezzi guanti, il corpo da un saio, la faccia da una maschera “di silicone” (sottolineano gli attenti cronisti) e il capo da un cappuccio. Insomma, l’ostensione del santo corpo del cadavere non c’è stata ché quello li – diciamocelo francamente – pare un manichino disteso in una bara trasparente. Ma i fedeli pellegrini sono comunque eccitatissimi. Accorsi in massa, a loro non interessa che i brandelli mortali del Santo non si scorgono affatto; stremati dalla fatica fisica da estenuanti file, schiaffeggiati dal vento, accaldati dal cocente sole, restano impassibili, ordinati e mansueti pur di avere il privilegio di sfilare, per un attimo – una frazione di secondo, dico – davanti al catafalco col manichino. Il fedele è così: ama farsi prendere per il culo e gode ad esser trattato come una bestia.

rialzati, Italia!

ITALY

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Il piccolo Francesco…


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Immaginate che Francesco – vostro figlio – sia sempre taciturno, schivo, introverso, non ami giocare coi suoi coetanei, di notte sogna il diavolo e che – siamo già verso i nove anni – lo sorprendete a flagellarsi la schiena con una catena. Immaginate che il bambino sia attratto ossessivamente dal “sistema pilifero” di Padre Camillo da Sant’Elia a Pianisi: “La barba di fra Camillo – avrà modo di dirvi – si era ficcata nella mia testa, e nessuno mi poté smontare”. Che il piccoletto abbia febbri continue, spesso oltre i 40°C, intervallate con continui malanni respiratori e intestinali. Che vi chieda, in continuazione, di ripetergli la storia delle stimmate di San Francesco e che a sentirsela raccontare vada ogni volta fuori di testa, come in trance. Che lo trovate spesso gonfio come un pallone, pieno di lividi e tagli e, a domanda, la risposta sia: «L’altra notte la passai malissimo; quel cosaccio da verso le dieci, che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che picchiarmi continuamen­te. [...] Credevo proprio che fosse quella propriamente l’ultima notte di mia esistenza; o, anche non morendo, perde­re la ragione. Ma sia benedetto Gesú che niente di ciò s’avverò. Alle cinque del mattino, allorché quel cosaccio andò via, un freddo s’impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a pie­di, come una canna esposta ad un im­petuosissimo vento. Durò un paio d’ore. Andai del sangue per la bocca». Che su un tema in classe, a quindici anni, leggiate: “Oh, se fossi re, combatterei prima di tutto il divorzio, da molti cattivi desiderato, e farei sì che il sacramento del matrimonio fosse maggiormente rispettato… Io cercherei di illustrare il mio nome col battere sempre la via del vero cristiano; guai poi a coloro che non volessero seguirla. Li punirei subito o col metterli in prigione o coll’esilio, oppure con la morte“. Immaginato tutto? Fatto? Bravi. Adesso – mi pare lecito – la domanda è: voi, da genitori, che fareste? Ricovero? Psicoterapia? Esorcista? Col cuore in mano, credetemi: qualunque cosa decidiate di fare siete in errore. Per carità di Dio, fermatevi! Mi raccomando. Ché con un po’ di culo, qualche goccia di acido fenico puro e l’interessamento in alto loco avrete un autentico santo in famiglia. E sai quanti soldi?

come gregge al pascolo…

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La locandina sembra quella di un kolossal americano: faccia del protagonista su un lato, sullo sfondo un particolare dell’ambientazione, colore caldo e intenso a risaltare i particolari, titolo, nomi degli attori e orari di proiezione. Mancano pochi giorni per prenotarsi: i ben informati dicono, con una certa soddisfazione, che la fila sarà bella lunga: seicento visitatori all’ora! Il tempo necessario per buttare uno sguardo sommario ai resti putrefatti del santo, per valutarne sommariamente il grado di decomposizione e poi via.
Vista in filigrana insieme ai macchinosi dati dei flussi elettorali, quella della
visita alle frattaglie del santo mi sembra possa essere un’immagine più che attuale dell’Italia di oggi fatta (anche) di gente intellettualmente fragile, facilmente ricattabile sia umanamente che politicamente; gente ostinatamente arroccata, contro ogni evidenza e contro ogni conoscenza razionale in quella fragile meringa della propria identità e (quindi) nel proprio credo; senza dubbi e – questo mi pare ancora più grave – senza alcuna alternativa da provare per il gusto di migliorarsi. Una fila macabra – seicento visitatori all’ora – che parecchi considereranno suggestiva e poetica (ché per molti è suggestivo e poetico sprofondare in massa nei molli abissi arcaici del nostro paese) ma che io – come spero anche molti credenti – considero, invece, di una infinita e acuta tristezza. Un’immagine dell’Italia di oggi – lo dicevo prima – che suggerisce una semplice e pacata riflessione che è di pancia e di parte, certamente, ma pare – almeno a me – molto calzante: ci si può aspettare non dico qualche cosa di buono ma almeno un serio cambiamento da un popolo che freme e brama per venerare una salma? potrà mai cambiare un paese che s’ammassa in fila – come gregge al pascolo – per scorgere su di un corpo cavato da sotto terra i cambiamenti che, inesorabilmente, il tempo, i vermi e le muffe hanno provocato?

C₆H₅OH…

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Il Cristo – è la tesi di un lungometraggio andato in onda sulla Bbc – sarebbe stato fissato con le braccia piegate leggermente sopra la testa, con i chiodi ai polsi e le gambe in posizione fetale.
“Niente di nuovo – sbotta il direttore dell’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian – si tratta di tesi risapute, sia la posizione delle braccia, che i chiodi nei polsi, specialmente da quando sono stati approfonditi gli studi sulla Sacra Sindone. Tanto sensazionalismo mi sorprende”.
Cazzo – mi chiedo – e come la mettiamo, adesso, con le stimmate sui palmi delle mani di Padre Pio?

questione di gusto…

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Mettiamo da parte la ragione, non scomodiamo la fede. Facciamone solamente una questione di gusto. Dico così per dire, ché voi dovreste già sapere: de gustibus non est disputandum, chi la pizza la gradisce con le acciughe, chi col salame. E dunque proviamo a guardarla da questo verso, e lasciamo stare se siete atei, agnostici o credenti – stavolta fingiamo che sia una quisquilia, un dettaglio insignificante. Ecco, l’arcivescovo di Manfredonia appena aperta la bara di San Pio da Pietrelcina, alias Padre Pio, alias Francesco Forgione dichiara alla stampa: «Sin dall’inizio si vedeva chiaramente la barba. La parte superiore del teschio è in parte scheletrita, il mento è perfetto, il resto del corpo è conservato bene. Si vedono benissimo il ginocchio, le mani, i mezzi guanti, le unghie. Se padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure. Le stimmate non si vedono». Ecco, qui mi fermo e vi pongo la domanda: la scena è di vostro gusto? Insomma, a voi ‘sta cosa piace? Perché, vedete, possiamo stare qui a discutere fino alla fine dei nostri giorni, sbavando come cani fino a sputare bile ma, se a voi la scena piace, perché dovremmo scomodare la fede, perché dovremmo importunare la ragione?