…quando non siamo sicuri di niente e curiosi di tutto

L’anima la si ha ogni tanto. Nessuno la ha di continuo e per sempre. Giorno dopo giorno, anno dopo anno possono passare senza di lei. A volte nidifica un po’ più a lungo sole in estasi e paure dell’infanzia. A volte solo nello stupore dell’essere vecchi. Di rado ci da una mano in occupazioni faticose, come spostare mobili, portare valigie o percorrere le strade con scarpe strette. Quando si compilano moduli e si trita la carne di regola ha il suo giorno libero. Su mille nostre conversazioni partecipa a una, e anche questo non necessariamente, poiché preferisce il silenzio. Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci, smonta di turno alla chetichella. È schifiltosa: non le piace vederci nella folla, il nostro lottare per un vantaggio qualunque e lo strepito degli affari la disgustano. Gioia e tristezza non sono per lei due sentimenti diversi. È presente accanto a noi solo quando essi sono uniti. Possiamo contare su di lei quando non siamo sicuri di niente e curiosi di tutto. Tra gli oggetti materiali le piacciono gli orologi a pendolo e gli specchi, che lavorano con zelo anche quando nessuno guarda. Non dice da dove viene e quando sparirà di nuovo, ma aspetta chiaramente simili domande. Si direbbe che così come lei a noi, anche noi siamo necessari a lei per qualcosa.

Wisława Szymborska, da Qualche parola sull’anima.

A margine.

Umberto bossi

  Sono necessarie una piccola considerazione e — a margine, seppur stretto — una precisazione su questa ”condanna per vilipendio” — in queste ore è argomento comune sul cartaceo, in tv e on line – che ha visto contrapposti l’ex senatùr Umberto Bossi e l’ex presidente Napolitano.
A voler riassumere la cosa in poche battute andrebbe detto che Bossi nel corso di un comizio, citando il nome di Napolitano chiosò dicendo «nomen, omen, l’è un terùn!». Gli astanti — ricordano le cronache — sottolinearono la battuta con applausi e altri rumori corporali scandendo il classico e scontato «vaffanculo». Chiusura ad effetto dell’ex leader: «Non dite così, magari gli piace». Fine della cronaca. Punto.
Ieri la condanna: un anno e mezzo di reclusione all’ex leader leghista per vilipendio.
Ora, immagino che il presidente Napolitano sia molto più di me sensibile alla tutela, al di là della propria persona, delle dignità della carica che ha ricoperto e che altri ricoprono e ricopriranno, ma la questione rischia di prendere una brutta piega ché quello di vilipendio è, obiettivamente, un reato detestabile quanto il carcere che qui si auspica il senatùr non debba scontare. Insomma, il costo della squallida vicenda giudiziaria è alto, più ancora che per lo spensierato Umberto Bossi, per l’Italia e i capricci della sua giustizia. E questa la considerazione.
A margine: non mi si vengano a tirar in ballo parallelismi e analogie con altri casi giudiziari, alzando magari il vessillo della “libertà di pensiero”. È assolutamente evidente che, nel caso di Bossi, si farebbe un torto alla logica e al pensiero pure.