Sta come torre ferma…

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E Virgilio s’indigna: «Come mai continui a distrarti e a rallentare? Che t’importa di questo mormorio di penitenti? Viemmi dietro, e lascia che dicano»; pesta il pedale: « Sta come torre ferma, che non crolla / già mai la cima per soffiar di venti»; e conclude nell’alone sonoro: «Chi infatti permette ai propri pensieri di germogliare l’uno sull’altro accavallandosi, si svia dalla meta (da sé dilunga il segno), perché la foga del pensiero successivo fiacca l’energia del precedente ». «Vengo» risponde subito Dante (poteva rispondere altro?), e si rimette in marcia, tinto di quel rossore che, alle volte – dice lui – concilia il perdono.

– Dante, Purgatorio, Canto V, vv. 10-21

Bei tempi!

Mastro Titta


scàndalo / ˈskandalo/ o (lett.) scàndolo
[vc. dotta, dal lat. tardo (ecclesiastico)
scăndalu(m) ‘impedimento’, dal gr. skándalon ‘pietra d’inciampo, insidia’, di orig.
indeur. ☼ 1268] – s. m.: grave turbamento della coscienza, della sensibilità, della moralità e sim. altrui
suscitato da atto, discorso, comportamento, avvenimento, contrario alle leggi della morale,
del pudore, della decenza e sim.: fare, dare scandalo; essere di scandalo; gridare allo
scandalo | atto, discorso, comportamento, avvenimento e sim. che suscita sdegno,
riprovazione, disgusto in quanto contrario alle leggi della morale, del pudore, della
decenza e sim.: quel film è un vero scandalo; si veste che è uno scandalo; non dovremmo
permettere certi scandali; costei è la causa principale degli scandali di questa casa (C. Goldoni)
| (fig.) pietra dello scandalo, chi (o che) è causa di scandalo, discordia e sim.
(locuzione di origine biblica)

(Zingarelli 2013, Zanichelli)

«Io vorrei, prima di iniziare la catechesi, in nome della Chiesa, chiedervi perdono – riporto le parole pronunciate ieri del Papa – per gli scandali che in questi ultimi tempi sono accaduti sia a Roma che in Vaticano. Vi chiedo perdono».
Ecco, lo scandalo: la bestia nera del cattolicesimo; subdolo parassita che trova il suo habitat ottimale nel cervelluzzo cattolico da sempre ossessionato dall’esempio negativo (skándalon è l’ostacolo e l’inciamparvi). E al buon cattolico – al suo cervelluzzo, dico – basta che, per la violazione di quelle che son le proprie leggi morali, si metta rimedio solo (?!) col pubblico biasimo: prezzo che ogni peccatore si ritrova a pagare per non aver saputo tener chiuso il suo peccato nell’eventuale senso di colpa, o in quella succursale che è il confessionale, almeno – almeno – da quando la violazione delle sue leggi morali smisero di essere punite con la persecuzione, il carcere, la tortura e la morte.
Oh, bei tempi quelli delle esecuzioni in piazza, quando il peccatore, fiero, offriva la propria nuca a mastro Titta. Bei tempi!