Dio non è in ogni luogo. Gli stronzi sì.
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Ridiamo insieme alle spalle
di questi coglioni che possiedono
l’orbe terracqueo; il mondo è fatto
a rovescio, come quei dannati di
Dante che avevano il culo dinanzi
ed il petto di dietro
Proprio nel mentre ti capita di essere attorniato da certi personaggi – voglio dire: solo a ritrovarsi accerchiati – si fa un po’ la figura da coglione (oltre a sentirsi trattato da tale). E – chiedo a te, mio caro lettore – a chi piace fare la figura del coglione? Tanto per dire: il coglione tipo è quello che si ferma allo stop, rispetta le file, chiede lo scontrino fiscale, paga le tasse, non posteggia negli spazi riservati ai disabili, chiede un lavoro senza raccomandazione, crede che l’onestà sia premio a se stessa… meglio fermarsi, va’.
Tocco finale, con retrogusto tautologico: il coglione è proprio un coglione. Ma – e qui ti lascio il mio dubbio – che ne sarà di questo strano mondo quando i coglioni si estingueranno e saremo tutti dei furbi?
Pare ancora di sentirla quella voce che ha gridato: “Terra!”. Carichi di speranze, sospinti da una scintilla vitale, ci siamo ritrovati tutti sul ponte. In silenzio. Avvolti dall’innaturale sciabordio che ancora solletica le fiancate della nostra nave. “Terra!”. Quel grido ci riempie ancora la testa. “Terra!”. Ma era soltanto un banco di nebbia che un pallido raggio di sole – uno solo, n’è bastato – ha dissolto sotto lo sguardo sbigottito e atterrito di noi tutti.
Ci muoviamo, lentamente ripetiamo gli stessi gesti di sempre. Ci illudiamo di governare lo scafo ma è lui che ci governa. Tutto intorno a noi sembra vivo. Tranne noi. Le assi del ponte pulsano, si muovono e scricchiolano perché percorsi da sovrumani brividi: il legno è caldo, umido e vibrante. Noi, lentamente, ci muoviamo perché sospinti da forze devastanti – ridotti a parte dei processi vitali di quest’organo che galleggia in un primordiale brodo amniotico.
Quando l’acqua e i viveri sono terminati ci siamo rassegnati, serenamente, a farci divorare del cancro della fame. Oramai è la follia dell’arsura a spingerci a succhiare l’umidità dalle corde. Siamo ancora vivi! – almeno è questa l’illusione che ci raccontiamo. Un’osmosi metabolica ci permette di conservare un precario equilibrio vitale. Siamo tutti vittime di una mostruosa metamorfosi: una corazza dura protegge il nostro corpo e dai pori della pelle – quella non protetta dalla corazza – secerniamo uno schifoso muco denso e appiccicoso: strisciamo per non doverci affaticare troppo. Siamo, oramai, ciò che non fummo mai. La certezza di non trovare più una terra emersa ha liberato il nostro Io preumano e con esso, ora, ci tocca il confronto. In balia del nulla, governati dal niente e costretti a compararci col nostro mostruoso alter-ego, il nostro doppio. Rari nantes in gurgite vasto.
Ho un’estrema simpatia – è cosa istintiva ché non ne saprei spiegare razionalmente il motivo – per i blogger che scrivono con estrema cura ortografica. Apprezzo anche quelli che spendono il proprio tempo a cercare un’impaginazione decente per i loro pensieri perché – tanto per citare il Marchese del Grillo – anche «quanno se scherza, bisogna èsse’ seri!». Tra i tanti, preferisco soprattutto quelli che scelgono foto non banali in testa ai loro post, quelli che dedicano poche energie ai rapporti sociali (ché classifiche, pagerank e amenità varie mi stanno metaforicamente sul cazzo) o che comunque lo fanno senza darci troppo peso; preferisco soprattutto quelli che hanno in testa un’idea un po’ maniacale della scrittura – mi piace leggere, in modo istintivo, i blogger che vogliono rimanere tali, quelli che si rifiutano di trattare il loro blogghetto come un’agenda, un quadernetto o, peggio, un album (di farfalle morte) dove copiaincollare articoli di giornali (per lo più ) raccattati in rete.
Ecco, io volevo semplicemente complimentarmi con alcuni blog che seguo e che sono una della mie letture quotidiane preferite. Citarli [*] non è il caso, sarebbe veramente di pessimo gusto, ma li ringrazio davvero tanto soprattutto per la simpatia istintiva che riescono a procurarmi.
(E poi dicono che ho un carattere scontroso… sprucido come si dice dalle mie parti).
[*] … e dire che ero partito per scrivere un post sul Thinking Blogger Award che m’aveva “commissionato” Mauro.


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