
«Meno immigrati significa meno criminalità».
«Io voglio bene a tutti, voglio il bene di tutti, non capisco perchè mi odino così»
versione 2.0

«Meno immigrati significa meno criminalità».
«Io voglio bene a tutti, voglio il bene di tutti, non capisco perchè mi odino così»
Volevo commentare la notizia riguardante Giorgio Israel e la riforma della scuola. Poi ho letto di alcuni commenti arrivati al professore – qualcuno ha scritto “l’ebreo Giorgio Israel”. Tutto ciò è bastato a farmi desistere dal commentare alcunché e a dirmi, naturalmente, dalla parte del professore. Senza se e senza ma. Punto.

“[L'italiano] non è associabile – è scritto così, su Wikipedia – a un’unica stirpe originaria, in quanto il popolo italiano è piuttosto il risultato di un amalgama di numerose componenti distinte, spesso peraltro affini, che contribuiscono a determinare la forte differenziazione regionale nettamente percepibile ancora oggi”. Una così marcata mescolanza di patrimoni genetici, l’appurata assenza di una etnia italiana e quel mezzo metro di cretino se ne esce col suo “no a un’Italia multietnica”. Qualunque cosa volesse dire, non può che essere una cazzata.

Trovo offensiva la pretesa di riservare dei vagoni agli extracomunitari. Voglio poter viaggiare accanto a tunisini e albanesi: non è una colpa essere nato italiano.

«Molte di noi rimanevano incinte, ma anche in quelle condizioni ci violentavamo, non ci davano pace. Molti hanno tentato di suicidarsi, aspettavano la notte per non farsi vedere, poi prendevano una corda, un lenzuolo, qualunque cosa per potersi impiccare. Non so se era meglio essere vivi o morti. Adesso che siamo in Italia siamo più tranquille, ma non posso non stare male pensando che molte altre donne e uomini nelle nostre stesse condizioni siano state salvate in mare e poi rispedite in quell’inferno, non è giusto, non è umano, non si può dormire pensando ad una cosa del genere. Perché lo avete fatto?». Così una delle tante “fortunate”, una di quelle reduci dal mercantile turco Pinar, riuscita ad arrivare a Lampedusa nelle settimane scorse. Storie terribili affollano la mente di queste sventurate, inenarrabili disavventure marchiano i loro corpi; e quella domanda – perché lo avete fatto? – invade ancor più la loro anima martoriata.
Mi viene in mente che dovremmo porcela anche noi quella domanda – e a voce alta. Invece – per il gusto di farcelo mettere nel culo – ci stiamo solo preoccupando (fingendo, deh, sia ben chiaro) di capire fino a che punto il “ciarpame senza pudore” ha devastato la nostra mente. Irreparabilmente.

Questo deprecabile razzismo da stadio sta rovinando l’immagine di milioni di razzisti per bene.
[ * ]

Ma com’è ’sta storia? Eppure più li guardi e più ti convinci che come stupratori erano perfetti. Dico: erano rumeni, avevano una faccia da spavento, erano tutti sporchi; il tipo stempiato, poi, con quel naso da pugile non poteva che essere uno stupratore, mentre l’altro – il biondino, dico – proprio una faccia da schiaffi! Insomma, lo ripeto, quei due ci avevano le carte in regola, erano perfetti – la parte, come dire, era tutta loro: mi sarei giocato la pensione. E invece? Invece salta fuori ’sto dettaglio del dna: “Le analisi disposte dalla procura di Roma – leggo da un’Ansa diffusa ieri – avrebbero avuto esito favorevole per Alexandru Loyos Isztoika, 20 anni, e Karol Racz, 36 anni, i due romeni accusati dello stupro della 14enne avvenuto il 14 febbraio scorso”. Roba da non crederci. Che delusione. Il mondo è sempre più un groviglio di relativismo, non si capisce più un cazzo, vacilla ogni fiero tetragono, antiche certezze si sfibrano e crollano all’unisono, vanno i maccheroni di sopra e il ragù di sotto: dove andremo a finire, signora mia? Manco dei propri pregiudizi uno può più fidarsi al giorno d’oggi. È crisi.

«C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo da parte della Chiesa cattolica.»
Antifascista prima e adesso anticlericale: caro Gianfranco, lei mi delizia.

«Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un’imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera. »

«La mia proposta – sostiene il leghista Roberto Cota – serve a prevenire il razzismo e punta a realizzare una vera integrazione». Come sostenere che il Tavor™ sia un potente eccitante.
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