Tag Archive for 'Stato'

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“Ho il dovere morale [...] di lanciare un allarme, perché, a un passo dall’approvazione di una legge auspicata fortemente da chi crede nei diritti della persona – quelli che si rifanno alla «Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino», che la Francia regalò al mondo nel 1789 e sono la pietra fondante della società moderne –, si profila il rischio che venga approvata una legge che invece calpesta e nega tali diritti, ripiombandoci culturalmente al potere assoluto dello Stato sulla vita dei suoi cittadini.”

Umberto Veronesi, 26 gennaio 2009

legge di Dio vs. legge dell’uomo

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“La legge di Dio non può mai essere contro l’uomo. La legge di Dio è sempre per l’uomo. Andare contro la legge di Dio significa andare contro l’uomo. Dunque, se le due leggi entrano in contrasto è perché la legge dell’uomo non è una buona legge e si rivelerà tale dai suoi frutti. ”

card. Severino Poletto, 22 gennaio 2009

la fine dello Stato di diritto…

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“Al di là delle convinzioni personali di ciascuno di noi sul merito complessivo della dolorosissima vicenda [di Eluana Englaro] e, conseguentemente, sulla bontà, o meno, della decisione giudiziale assunta dalla Corte Suprema, oggi ci troviamo pertanto, a valle del problema principale, di fronte a una importante questione di principio sulla quale occorre essere chiari, determinati, inflessibili: che le sentenze irrevocabili della Cassazione, piacciano o non piacciano, siano condivise o non siano condivise, devono essere, in ogni caso, applicate, adempiute, eseguite. Infrangere tale regola significherebbe innescare una rottura gravissima del principio di legalità attorno al quale ruota l’intero nostro sistema giuridico.”

in futuro vedremo…

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«Città come Torinoha dichiarato il cardinale Severino Poletto – sono abitate per l’80-85% da cristiani battezzati, non mi sembra che i tempi siano maturi per far sorgere minareti accanto ai campanili, se non altro per il rispetto delle percentuale. In futuro vedremo».
Quei quattro gatti dei mussulmani torinesi possono – è concessione del cardinale, si badi – tranquillamente andarsi a infognare in acconci luoghi di preghiera (“in futuro vedremo” ), a patto però che le sale siano non visibili all’esterno e, soprattutto, siano “senza minareti”: «Se per moschee – dice l’alto prelato – si intendono sale dove i musulmani possano professare il loro culto senza offendere nessuno, non posso che essere d’accordo; se invece si pensa a minareti, chiedo al sindaco di guardare bene nel piano urbanistico». Il cardinale – lo si capisce chiaramente – è preoccupato, il minareto gli da soggezione assai. Andassero a scassare la minchia – i quattro gatti dei mussulmani torinesi, voglio dire – da qualche altra parte (“in futuro vedremo” ), si togliessero dalle palle, grazie. A Torino soprattutto.
Dispera il prelato? No, assolutamente ché nel mentre lui s’appresta a piantare i paletti, il sindaco, prontamente, lo rincuora. D’altronde se Chiamparino («un uomo con ottimi rapporti con i cattolici ma serenamente ateo» ) vuole l’appoggio di una consistente fetta di quell’80-85%, deve rifiutare gli elementi che rischiano di corrompere il pacchetto di voti dall’esterno, perché pare che la legge dell’entropia dia la secolarizzazione inesorabilmente vincente. Insomma, al cardinale ne è bastato piantare uno di paletto che quell’altro subito gli ha risposto: «Il problema non esiste al posto del cardinale non mi preoccuperei e, se mi consente la battuta, ogni giorno ha la sua pena». “In futuro vedremo”, insomma.

The same thing

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«If somebody was sending rockets into my house where
my two daughters sleep at night, I would do everything
to stop that, and would expect Israel to do the same thing. »

Potremmo stare qui a discuterne all’infinito, fino alla noia: non arriveremmo a niente. Le cose, a mio avviso, sono due: o si ammette che gli ebrei abbiano diritto ad uno Stato – e se lo ammettiamo bisogna anche porsi il problema di dov’è che vogliamo sistemare un popolo che ha antichissime radici storiche in quelle terre – o non lo si ammette. Tertium non datur. È chiaro che, nel primo caso, occorre che vi sia la convivenza – condizione che, pare di capire, i palestinesi rifiutano ostinatamente. Nel secondo caso, invece, non resta che lo scontro armato diretto. Scontro che, nel passato, ha sempre visto i palestinesi avere la peggio. Stando così le cose, possiamo dire che i palestinesi se la cerchino? Possiamo.
Onestamente, di fronte a ciò che sta avvenendo, col cuore gonfio assai dalle morti palestinesi, non riesco ad immaginare altra soluzione che la forza. Dati i precedenti – dopo 60 anni su quella terra, difesa a prezzo di moltissimi morti, gli israeliani la considerano la loro terra – considerando, soprattutto, che quella terra è stata ottenuta nell’ambito di un riassetto dell’area concordato in sede internazionale, io sto con gli israeliani. Ai palestinesi – ai quali non va bene nessun’altra soluzione che spazzare via lo Stato di Israele dal Medio Oriente – non resta che accettare il principio che nella regione anche Israele abbia il sacrosanto diritto di esistere: per come stanno le cose – viste le forze in gioco, dico – credo che sia soprattutto nel loro stesso interesse.

c’è solo da vomitare…

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“Sarà crisi se la giunta regionale non si opporrà all’accoglienza di Eluana Englaro in una struttura pubblica o convenzionata del Friuli per essere accompagnata alla morte”. Lo conferma il segretario regionale dell’Udc, Angelo Compagnon, in una dichiarazione all’Asca. “O il presidente Tondo uscirà dall’ambiguità prendendo una posizione precisa, o l’Udc se ne andrà” afferma ancora Compagnon, aggiungendo che “il leader nazionale Casini apprezza sicuramente questa nostra posizione, perché su un valore non negoziabile come quello della vita non possiamo transigere”. Se la clinica Città di Udine dovesse comunque accettare l’accoglienza di Eluana, nonostante la contrarietà della Regione – conclude Compagnon – “le conseguenze sul piano amministrativo saranno pesanti e proprio per questo riteniamo che il policlinico non si azzardi ad andare oltre”.

ASCA – Udine, 20.12.2008

Siamo un paese di merda. Un paese in cui un ministro, con disinvoltura, può emanare normative che vanno oltre (se non contro) la legge e le disposizioni della corte costituzionale. Un paese dove un segretario di partito, un parassita qualunque, può ricattare le strutture amministrative per il solo gusto di leccare il culo al leader nazionale del suo partito. S’inculano a sangue Costituzione e stato di diritto con disinvoltura e davanti agli occhi di tutti: senza ritegno, senza scuorno. Ad Eluana – è sempre bene ricordarlo – è stata riconosciuta l’irreversibilità dello stato vegetativo “ed è stato dimostrato che la ragazza avrebbe preferito morire – lo scriveva Giordano Bruno Guerri il 10 luglio di quest’anno – piuttosto che vivere in quello stato. Continuare tenerla in vita significherebbe soltanto continuare ad andare contro i suoi diritti, che le sono già stati negati per tanti, troppi anni.”
Perché – viene naturale da chiedersi – tutto questo accade solo qui? La risposta è ormai diventata di rito, come la domanda, e di rito sono pure lo sconcerto e lo stupore, metà e metà, senza lasciare spazio ad altro istante emotivo. Oramai, qui (e per questa vicenda, soprattutto) è perfino inutile cercare di comprendere: c’è solo da vomitare. Senza se e senza ma.

simbolo…

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Il problema, secondo monsignor Angelo Amato, è “che in tutta Europa si sta introducendo la categoria della cosiddetta biopolitica: lo Stato cioè entra sempre più nella vita personale di ognuno”. Questo significa, ad esempio, che lo Stato “obbliga le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d’istruzione ma d’indottrinamento”.

Sia consentita una riflessione personale: questi, come simbolo, dovrebbero avere una Faccia di Culo. Altro che la Croce.

in uno Stato serio…

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«Un atto di indirizzo interrogativo – dice il legale della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini – ma così non ha senso, o Sacconi ordina ai medici, come fanno i generali, di curare o non curare le persone o stia zitto. Mi sembra una cosa abnorme, i due precedenti citati [il parere del Comitato nazionale di bioetica e la convenzione dell’Onu sui diritti dei disabili, ndr] non c’entrano assolutamente niente con la nostra normativa. È un’uscita fuori dal seminato e mi stupisco di Sacconi che è una persona seria».
In uno Stato serio, Sacconi e tutto il suo manipolo di sottosegretari sarebbero costretti, entro domani, alle dimissioni; magari cacciati a calci in culo anche con l’accusa di attentato alla Costituzione. In uno Stato serio, dicevo.

parassiti…

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«Dall’altra parte del Tevere si è tirato un sospiro di sollievo per la decisione del governo di far marcia indietro sul taglio di oltre il 30% delle risorse a favore delle scuole parificate, circa 500 milioni l’anno sui 50 miliardi destinati invece alla scuola pubblica. Ma in realtà alla Cei i conti ancora non tornano. E il messaggio è già stato fatto recapitare ai piani alti del governo. «Siamo parzialmente soddisfatti», sottolineava [...] dai microfoni della Radio [Vaticana] il presidente di Fidae (la federazione delle scuole cattoliche) don Francesco Macrì. Da un convegno sull’educazione a Venezia rincarava la dose il cardinal Angelo Scola: «Sulla parità scolastica siamo sempre in grave sofferenza». Da un lato le gerarchie ecclesiastiche vogliono la certezza che i 120 milioni di euro per il 2009, messi genericamente a disposizione della Pubblica Istruzione, siano tutti destinati a coprire il taglio subìto. Dall’altra la Chiesa rivendica altri 54 milioni, gran parte dei quali relativi al 2008. «Posso assicurare che il governo li sta recuperando altrove, sono in arrivo», assicura Gabriele Toccafondi, deputato Pdl, ma soprattutto uomo di Cl in commissione Bilancio alla Camera, da dove la manovra dovrà ripassare per il via libera definitivo.
Nei Sacri Palazzi i conti li hanno fatti con precisione: la Cei chiede altri 14 milioni di euro per il 2009 (il taglio complessivo avrebbe dovuto essere di 134 milioni), più altri 40 milioni relativi al periodo settembre-dicembre di quest’anno. «Un mese fa le risorse sono sparite dalle disponibilità degli uffici scolastici regionali», denuncia Toccafondi. Proprio per questo, prima di cedere alle richieste pressanti dei vescovi, il sottosegretario al Tesoro Giuseppe Vegas aveva ipotizzato un intervento «in via amministrativa». Ma quelle somme, secondo quanto si vocifera nei corridoi del Tesoro, erano già state tagliate d’ufficio dalla Ragioneria e all’insaputa di Giulio Tremonti.
«Quale che sia la ragione, il governo deve recuperare quei fondi», dicono in Cei.»

La Stampa, 7.12.2008

evidentemente…

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Studenti e insegnati ad intasare le piazze, a bloccare intere città per settimane e il governo ha risposto con un netto non possumus: di fronte alle difficoltà economiche in cui versano le casse dello Stato non c’è stato nulla da fare – non c’è trippa per gatti.
Più convincenti – diciamo così – sono state le proteste delle gerarchie eclesistiche: è bastata una innocua minaccia, un’alzatina di ciglia, un musetto a culo di gallina e lo Stato con la Costituzione s’è pulito il culo. “Senza oneri per lo Stato”, recita l’art. 33 della Costituzione: evidentemente, i nostri illustri politici hanno ritenuto che l’onere sarebbe stato enorme se si fosse proceduto al taglio dei fondi. Evidentemente.