«If somebody was sending rockets into my house where
my two daughters sleep at night, I would do everything
to stop that, and would expect Israel to do the same thing. »
Potremmo stare qui a discuterne all’infinito, fino alla noia: non arriveremmo a niente. Le cose, a mio avviso, sono due: o si ammette che gli ebrei abbiano diritto ad uno Stato – e se lo ammettiamo bisogna anche porsi il problema di dov’è che vogliamo sistemare un popolo che ha antichissime radici storiche in quelle terre – o non lo si ammette. Tertium non datur. È chiaro che, nel primo caso, occorre che vi sia la convivenza – condizione che, pare di capire, i palestinesi rifiutano ostinatamente. Nel secondo caso, invece, non resta che lo scontro armato diretto. Scontro che, nel passato, ha sempre visto i palestinesi avere la peggio. Stando così le cose, possiamo dire che i palestinesi se la cerchino? Possiamo.
Onestamente, di fronte a ciò che sta avvenendo, col cuore gonfio assai dalle morti palestinesi, non riesco ad immaginare altra soluzione che la forza. Dati i precedenti – dopo 60 anni su quella terra, difesa a prezzo di moltissimi morti, gli israeliani la considerano la loro terra – considerando, soprattutto, che quella terra è stata ottenuta nell’ambito di un riassetto dell’area concordato in sede internazionale, io sto con gli israeliani. Ai palestinesi – ai quali non va bene nessun’altra soluzione che spazzare via lo Stato di Israele dal Medio Oriente – non resta che accettare il principio che nella regione anche Israele abbia il sacrosanto diritto di esistere: per come stanno le cose – viste le forze in gioco, dico – credo che sia soprattutto nel loro stesso interesse.
Commenti recenti