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sia concesso…

emorroide

L’articolo è apparso il 28 agosto su zenit.org . M’era sfuggito. Nel leggerlo, però, ho – credetemi, sono sincero – molta difficoltà a decidere il registro per un fugace commento. «Aveva già scritto il testamento biologico, ma – scrive nel suo pezzo Antonio Gaspari – appena ha scoperto di essere malata di cancro ha cambiato idea».
È, in sintesi, la storia di «Silvie Menard, francese, sposata con un italiano, oncologa, consulente del Centro di Oncologia sperimentale dell’Istituto Nazionale di Tumori di Milano e specializzata nello studio del cancro e dei nuovi farmaci per contrastarlo» che scopre di avere un tumore al midollo osseo. «Da allora la mia vita ha assunto un peso diverso – ha raccontato l’oncologa –. Da quando sono malata ho voglia di vivere ogni istante della mia vita, proprio perché mi accorgo che è unica». Basta! Ho deciso. Userò il registro dell’invettiva per commentare il pezzullo. Inizierei il commento, dunque, più o meno così: venisse un cancro in culo al Gaspari, piccolo, non letale, ma dolorosissimo: di quelli che si curano facilmente ma che lasciano il segno, costringendoti a cagare per il resto della vita in una bustina appiccicata sulla pancia. Esagero? Può darsi, ma credo che sia opportuno augurare un segno vivo nella carne a chi – non importa la ragione – fa della carne altrui una variabile di mera opportunità: stendardo da mostrare, ad ogni occasione, per perorare la personale causa.
Ah, quasi dimenticavo: tra busta e fasciatura elastica, sia concesso un piccolo santino di Padre Pio.