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L’astensionista narciso…

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Nell’astensionismo c’è un po’ di tutto: menefreghismo, rabbia, vendetta, delusione. Ma soprattutto c’è narcisismo, il “nessuno merita il mio voto”; ed è, tra tutte, la componente la meno scusabile. L’astensionista narciso odia doversi specchiare nell’immagine imperfetta e corrotta della politica, non ne accetta i limiti, la parzialità, la fallibilità. È, di fondo, un totalitario, uno che sogna il “voto perfetto” per il ”partito perfetto”. Grida il suo “non mi avrete” ed è fiero di mostrare la sua delusione per tutto e per tutti. È deluso, sì, ma non di se stesso. Anzi, valuta il proprio voto come una moneta troppo preziosa da mettere sul piatto per una posta assai modesta qual è, in fondo, la politica odierna. Così come coloro che sperano di incontrare “la donna ideale” o “l’uomo ideale” difficilmente riescono a star bene con le donne e gli uomini “normali” (e vanno, inevitabilmente, in bianco), l’astensionista narciso spinge a che arrivi sulla scena pubblica un impossibile, quanto improbabile, Partito Ideale, oppure – peggio ancora – rimpiange, idealizzandolo, “il mio partito di una volta”, proprio come si fa con l’età giovane. Intanto che sogna, spera e si dispera, altri elettori, magari ugualmente scontenti o delusi, però (un po’) meno narcisi, decidono di abbassarsi, umilmente, al livello della realtà e sporcarsi, come usa dire, le mani. Un poco invidiano la sdegnosa altezzosità dell’astensionista. Ma alla fine trovano conforto nella comune dignitosa mediocrità di una passeggiata ai seggi elettorali.

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