Il terzo autore …

C’è una strana abitudine che abbiamo con le grandi storie: a distanza di tempo sentiamo il bisogno di metterle in ordine.Di stabilire chi abbia fatto cosa, chi debba essere ricordato per le parole e chi per la musica, chi fosse il poeta e chi l’interprete. È rassicurante. Le categorie servono soprattutto a questo: a rendere…

Continua a leggere →

Il tempo non muore, cambia voce…

Ci sono uomini la cui morte appartiene alla cronaca e uomini per i quali la cronaca, improvvisamente, sembra uno strumento troppo piccolo.Francesco Guccini apparteneva ai secondi.Dire che è morto significa registrare correttamente un fatto e sbagliarne completamente la misura. Perché Guccini, da molto tempo, non coincideva più soltanto con l’uomo che portava quel nome. Era…

Continua a leggere →

L’avvelenata.

Alcune parole arrivano troppo presto per essere capite davvero. A diciassette anni le chiami canzoni, perché non sai ancora che certe frasi stanno scegliendo, in silenzio, l’uomo che proverai a diventare. Le impari a memoria quasi per caso. Poi restano. Ti insegnano che la dignità vale più della convenienza. Che chi cade non va deriso,…

Continua a leggere →

Francesco Guccini…

Ci sono persone che non entrano nella nostra vita. Ci aspettano.Stanno già lì, in una radio accesa durante un viaggio troppo lungo, in una cassetta consumata sul sedile di un’auto, in una voce che un amico insiste a farti ascoltare, in un verso che all’inizio non capisci e che poi, molti anni dopo, ti spiega…

Continua a leggere →

[…]

Però Però mandaci i danariChe vanno male gli affari for Italy (Squallor, da U.S.A. for Italy)

Continua a leggere →

La stazione non era un luogo di partenza…

Napoli Centrale non è stato soltanto il nome di un gruppo. È stato, prima ancora, un luogo mentale. Una stazione, appunto: non quella addomesticata delle fotografie, non il fondale pittoresco da cartolina, ma il punto in cui si incrociano treni, lingue, corpi, partenze, ritorni mancati, periferie che entrano nel centro senza chiedere permesso.La grandezza dei…

Continua a leggere →

In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore…

Ci sono amori che non arrivano con i fiori, con le frasi giuste, con il passo ordinato delle promesse. Arrivano storti. Arrivano mentre il corpo tradisce, mentre il respiro si accorcia, mentre la vita mostra il suo lato meno presentabile: la tachicardia, la paura senza oggetto, il pensiero che si chiude come una stanza senza…

Continua a leggere →

Il disco che insegna ad ascoltare…

Ci sono dischi che non si ascoltano: ti trovano. A Love Supreme fu per me questo: un vinile preso per caso in un mercatino di Napoli e diventato una porta. Non verso il jazz soltanto, ma verso l’idea che la musica possa salvare ciò che il dolore non è riuscito a distruggere.

Continua a leggere →

La preistoria in tasca…

Quando i Pink Floyd ripartono da un vecchio iPod, capisci che la memoria non è nostalgia: è hardware sopravvissuto. La musica resta cattedrale; il dispositivo, reliquia. Noi, in mezzo, una generazione che ha imparato l’infinito scaricandolo una traccia alla volta.

Continua a leggere →