La geometria dell’attesa…

Ci sono mattine in cui una città non è più una città, ma un congegno esatto del destino.Le strade non conducono: dichiarano.Le scale non salgono: misurano l’attesa.Le fontane non ornano: tengono vivo, nel loro battito d’acqua, il movimento segreto del cuore.Piazza di Spagna, in certe ore chiare, non appartiene ai turisti, né alle fotografie, né…

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Senza indirizzo…

L’amore vero non ha indirizzo. Non parte da me, non arriva a te: riempie la stanza, e scalda chi capita di passare. La lettera più bella è quella che non portava il mio nome.

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Cronaca di un niente…

Non è successo niente. Lo confermerebbe chiunque entrasse adesso: la stessa luce di sempre sul tavolo, la tazza col bordo scheggiato dov’era ieri, la sedia di traverso, la finestra che inquadra il solito pezzo di cielo senza pretese. Tutto al suo posto, tutto in ordine, tutto come prima. Eppure resta che qualcosa è accaduto, forse…

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La Medusa che imparò a velare…

Quando Caravaggio arrivò a Napoli portava addosso più ombra che bagagli.La città lo riconobbe subito, perché Napoli ha questo talento antico: sa distinguere un uomo in fuga da un uomo soltanto stanco. Il primo cammina rasente ai muri, come se ogni pietra potesse denunciarlo; il secondo guarda il mare. Caravaggio non guardava il mare. Guardava…

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Vedi cara…

Spiegare a chi non capisce è un gesto d’amore.
Spiegare a chi finge di non capire è una lenta profanazione di sé.

Le parole sono monete dell’anima: non vanno gettate contro muri educati.
A un certo punto non resta che tacere bene.
E salvarsi con eleganza.

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Chi legge si nasconde per farsi trovare meglio…

Chi legge non fugge.Fa una cosa più antica, più seria, più indecente: arretra.Si mette un passo dietro la vita, come chi non vuole essere visto mentre trema. Apre un libro e ci entra dentro con la stessa educazione con cui si entra in chiesa, in una stanza d’ospedale, in una casa altrui dove qualcuno sta…

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La biblioteca degli sguardi…

Ogni persona è un libro che crede di essere chiuso: si lascia leggere nei gesti minimi, nelle rughe, nelle esitazioni, nelle finzioni. Ma leggere gli altri richiede grazia: non confondere due righe con il romanzo intero, e ricordare che anche noi, mentre osserviamo, siamo osservati.

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