Hiroshima, Giappone, 6 agosto 1945…

L’ombra impressa sulle scale di Hiroshima è il ricordo silenzioso di una vita interrotta troppo presto.
Quella sagoma scura, così nitida nel bagliore accecante, appartiene ad un anziano signore sorpreso dal destino. Il suo bastone è ancora lì, pronto a sostenerne i passi stanchi.
Chissà quali pensieri occupavano la sua mente in quegli istanti; forse ricordi di gioventù, forse la nipotina che lo aspettava a casa.
Ora è fermo, solo la sua ombra rimarrà impressa nella pietra bianca. Un’ombra leggera, priva di rabbia o condanna.
È il ricordo pacifico di una vita che merita di essere raccontata con grazia, perché nessuno dovrebbe mai più conoscere quella luce tremenda.

…un mostro diabolico

una persona che è evaporata

Il portico è quello della filiale della Sumitomo Bank Company. Nel Memoriale del Museo della Pace di Hiroshima, quell’ombra sul gradino viene descritta come “una persona che è evaporata”. Nel 1996, quell’ombra è stata identificata come quella della signora Mitsuno Ochi (nata nel 1903) che all’epoca dell’esplosione aveva 42 anni e i cui discendenti sono tuttora viventi.
Hiroshima è la dimostrazione che l’essere umano può essere un mostro diabolico.