Lui, a dire il vero, non sapeva leggerlo, il russo.

Una volta Puškin ha scritto una lettera a Rabindranath Tagore. «Caro amico lontano», gli ha scritto, «io non La conosco, e Lei non mi conosce. Sarebbe bello conoscerci. Stia bene. Saša.» Quando è arrivata la lettera, Tagore stava meditando. Una meditazione così profonda, che si tagliava con il coltello. La moglie lo scuoteva, lo scuoteva,…

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nel più stupido motivo

L’incostanza e la superficialità dei bambini cerca sempre nel più stupido motivo un grande significato. – Mishima Yukio, Diario di preghiere (Italian Edition). Zoom Feltrinelli.

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