sulla pena di morte…

Memoria di Magritte

La pena di morte (parlare di pena per la morte inflitta è cosa a dir poco agghiacciante: il disagio è di chi la infligge semmai) non può essere messa ai voti, né fatta oggetto di sondaggi. Il suo rigetto, una volta che lo si sia pronunciato – e in Italia, per fortuna, è così – dev’essere un tabù; una proibizione irrevocabile, permanente e assoluta. Andare di volta in volta a far sondaggi su tale argomento è un modo subdolo, ingannevole travestimento democratico, di considerare il rifiuto di una barbarie condizionabile e relativo, ribassandone il rango a opzioni pratiche e di convenienza.
A dar retta ai sondaggi si rischia di cadere nella demagogia. Nel caso dei sondaggi sulla pena di morte, è più che un rischio. Nella Commedia di Dante, alle anime dannate è fatto divieto di nominare Dio come un dappiù di pena. Ecco, mi sembra di poter dire che questo limite abbia di mira esattamente i sondaggi sulla pena di morte.

[…]

Joel Peter Witkin 01

Tutto s’è previsto tranne che i prodotti della terra, spontanei o coltivati, venissero contaminati per colpa dell’intelligenza — se tale può ancora dirsi — dell’uomo.
Nei fatti, adesso è così: immersi nel contaminato che ci fa vivere, ammalare e morire, senza che si possa evitare di ingerirlo. Da un lato la impotente consapevolezza, dall’altro il mondo intero che consuma alla cieca, indifferente a qualsivoglia avvertimento.