una sorta di superbia a-sociale…

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Al netto della notizia e degli sviluppi sul caso [*], a dir poco, sconcertanti che vedono come protagonisti l’oramai ex parroco di Casapesenna, Don Michele Barone, una minore affetta da gravi problemi di salute, i familiari di quest’ultima e un vicequestore – mix micidiale di stregoneria, ignoranza, credenze, paganesimo, potere, abusi, soprusi, ragiri e altro e altro ancora – sconcerta la posizione assunta dal Vescovo di Aversa sul caso. Rimane l’impatto (fortissimo, perché documentato da un video) di una mentalità e una cultura giuridica perlomeno carente – ma, se volete, sconcertante può essere l’aggettivo molto più adatto al caso. L’intera Curia diocesana fa la figura di un mondo a parte, una potentissima consorteria che ritiene al di fuori (o al disopra?) delle leggi dello Stato i suoi membri. In quel video di fronte a una denuncia di abusi (anche sessuali, da quanto si è appreso, poi) da parte del sacerdote, si suggerisce di mantenere il più stretto riserbo, viene consigliato di “ritirare l’esposto”, di non denunciare, di occultare, di sopportare cristianamente per sottrarre dallo scandalo il prete maneggione. Né traspare, da quel documento che registra un atteggiamento omertoso, alcuna coscienza del fatto che un reato, qualunque reato, è sottoposto al giudizio della magistratura e di nessun altro. È spiacevole dirlo, ma al di là della penosissima e grave vicenda umana raccontata, se ne ricava, da parte della Curia (ma, il discorso potrebbe e forse dovrebbe allargarsi anche a tutta la Chiesa), una sorta di superbia a-sociale. Ed è ben paradossale che tanta attenzione venga riservata alla legislazione di questo Paese (ostacolando qua e là ogni forma di emancipazione dei diritti di questa o quella categoria sociale), quando poi si tenta di sottrarre la condotta dei sacerdoti al vaglio di queste stesse leggi.

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