…un capolavoro di comunicazione politica.

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Mettiamola così. Sono stato messo con le spalle al muro dalla mia smisurata onestà intellettuale (che è inferiore solo alla mia modestia). La parte in me integerrima ha puntato l’indice sotto il naso a quella faziosa, e le ha intimato: “Ammetti subito il tuo errore di valutazione, riconoscilo. Intanto che t’affannavi a guardare il dito, quelli ti fottevano la luna sotto al naso e tu, fesso, non te ne accorgevi. Ammettilo!”. La parte faziosa ha fatto per ribattere: “Ma il protocollo, le gaffe, la costituzione… tutto faceva pensar…”. Stigmatizzata – ohi, ohi! – stigmatizzata a sangue.
“È ché – continua la parte integerrima – non hai guardato il fenomeno con la necessaria freddezza che richiede l’analisi politica in tempo di elezioni. Eggià, cara mia, perché siamo nel pieno della campagna elettorale: è questo il nocciolo del problema, è questo il punto su cui dovevi focalizzarti.” E poi, ancora: “Quando, faccio per dire, Di Maio afferma: «Si tratta di mantenere una promessa con gli italiani. Gli avevo assicurato che il Movimento avrebbe presentato la squadra di governo prima delle elezioni, oggi presenterò l’intera lista dei ministri. È un modo per proporre una squadra, candidato premier e governo, mentre negli altri schieramenti ancora non ho capito chi saranno i candidati a Palazzo Chigi, cambiano ogni giorno», ecco, vedi, ti ha indicato una strategia. Puoi essere d’accordo o meno sui contenuti, puoi apprezzare o meno la tattica, ma non dovevi cadere nella trappola di smontargli il giocattolo, ché quello, appunto, è solo un giocattolo. Berlusconi, ecco Berlusconi, ad esempio, quando (ri)firma il contratto con gli italiani da Vespa usa un escamotage di comunicazione politica per prendere un impegno. Meno efficace rispetto alla prima volta – una replica, diciamolo, difficilmente spiazza come la prima visione – ma comunque è un modo per prendere un impegno. Esattamente come ha fatto Di Maio. Sarà pure un giochetto il suo governo farlocco ma nell’immaginario collettivo il messaggio che arriva è quello di un impegno mantenuto. Reale e immaginario qui si fondano e, mettitelo in testa, la produzione di immaginario in campagna elettorale conta tantissimo. E ancora: il giochetto (la lista dei fantamistri, la salita al Colle, la presentazione cadenzata degli stessi ministri…) ha prodotto, di fatto, l’effetto di spostare il dibattito politico. Non si parla più del dopo-voto, delle scoppiettanti promesse di inizio campagna, di Renzi e Berlusconi, ma del governo che (non) verrà dei grillini. Il focus della discussione, il rumore di fondo della campagna elettorale nella fase più delicata (quella che mira a catturare l’attenzione degli indecisi, appunto) è tutto concentrato sulle proposte dei grillini e gli altri partiti, invece, restano appesi al commento sugli avversari. A inseguirli, appunto: non più produttori di contenuti, ma semplici followers. Metti poi che gli avversari si presentano agli occhi dei loro stessi elettori divisi, in contrapposizione tra loro, indecisi nelle scelte… ecco, di fronte a tutto questo, l’elettore dice: «voi intanto mettetevi d’accordo, ché io voto altro». Vedi?! Ammettilo: quello del Movimento 5 Stelle è stato un capolavoro di comunicazione politica. E, per giunta, riuscito. Tocca dirlo: chapeau!”.
Integerrima vs. Faziosa 1-0. Su calcio piazzato. Imprendibile.

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