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Perché muoiono così presto?

La storia è nota: il Giappone piegato e distrutto dopo la resa. Fra le macerie, la fuga di due fratelli verso un riparo impossibile. Lui quattordici anni, lei quattro. Lui si chiama Seita, tiene la mano a Setsuko sua sorella.

Scappano da un presente atroce verso un futuro negato. Davanti agli occhi brandelli di città e corpi straziati. Nelle narici l’odore acre dei morti. Ma i ragazzi camminano. Per loro la vita coincide ancora con la speranza.

Il disegno è lieve, acquerellato. I dialoghi essenziali. Eppure la crudezza non è edulcorata. È messa a nudo da tratti gentili, resa ancor più lancinante.

I fratelli diventano il Giappone. Lei ha fame, lui la nutre di parole e bugie. Lei ha freddo, lui la copre col suo corpo. Insieme tessono un rifugio di amore contro l’orrore.

Poi, il crepuscolo. Le lucciole danzano nell’aria dolce della sera. “Perché muoiono così presto?”, chiede lei. Lui non sa rispondere. Poco dopo, Setsuko chiude gli occhi per sempre. Anche Seita la raggiunge.

Nel buio risplende il ricordo. Due vite stroncate, eppure densissime. La guerra porta solo morte, eppure l’amore fiorisce. Breve, fugace. Eppure abbagliante come lucciole nella notte.

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