prendermi le mie licenze…

Io ho sempre fotografato su pellicola usando un solo obiettivo, un grandangolare classico 20 mm. È un obiettivo con cui non ti puoi nascondere, ma devi andare vicino al tuo soggetto, starci davanti mentre lo fotografi, entrarci in relazione. Per fotografare col 20 mm devi essere accettato. L’avevo scelto in senso politico, oltre che per avere sulla carta qualcosa attorno al soggetto, che renda l’ambiente, l’atmosfera, il contesto della storia che racconto. Ai professionisti e ai puristi è un obiettivo che non piace, ma non m’interessa. Come autodidatta sono sempre stato massacrato, ma questo mi ha anche permesso di prendermi le mie licenze.

Antonio Murgeri, fotografo [*]

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In questi tempi dalla velocità incontrollata, con le migliaia di immagini atroci che, con violenza, ci vengono sbattute in faccia dalla Siria, ho paura che (anche) questa fotografia [*] sarà presto dimenticata.
Fingere di non sapere la realtà è un trucco del cervello per non impazzire. Quando la realtà poi è quella raccontata dalla foto di un bambino non può che generare impotenza. Vorresti fare qualcosa, oltre a commuoverti, ma non sapendo che cosa, pur di non soffrire fingi di dimenticare. In modo vergognoso e inquietante.
Ancora una volta questo probabile oblio ci deve far riflettere sulla nostra relazione con la memoria e quindi con la storia. Una riflessione terribile.