
La Svezia è divenuto il quarto Stato Ue – dopo Spagna, Olanda e Belgio – che autorizza i matrimoni omosessuali.
*
“Dove non v’è libertà non può esservi legalità.”
Piero Calamandrei
versione 2.0

La Svezia è divenuto il quarto Stato Ue – dopo Spagna, Olanda e Belgio – che autorizza i matrimoni omosessuali.
*
“Dove non v’è libertà non può esservi legalità.”
Piero Calamandrei

«Come padre, mi avrebbe sicuramente dato fastidio avere un figlio, o una figlia, che non appartiene al suo sesso. Però bisogna fare i conti con la natura, e la natura, a volte, gioca strani scherzi. Quindi, se uno — o una— si interroga a fondo, e ha voglia di guarire da questa “imperfezione”, fa bene. Se non ha voglia, o non può, perché la natura lo ha costruito così, che cosa puoi dire?»
Se solo un poco appena conoscessi meglio ‘sto Carrisi, mi farei prendere dall’impeto: con la mano sul petto, come quando s’arza la bandiera, griderei “Senti Al Bano, ma vaffanculo, va’!”

«Non è con le unioni civili che si risolvono i problemi del Paese: crisi, povertà e occupazione sono le priorità alle quali il Governo dovrebbe porre attenzione, invece di perdersi in chiacchiere da salotto. Le famiglie e le imprese invocano aiuti concreti, come il quoziente familiare e politiche fiscali più equilibrate, non privilegi per gli omosessuali; il Governo pensi a questi problemi e lasci perdere i pruriti momentanei di qualche suo ministro o di qualche sedicente cattolico che interpreta a modo suo la Dottrina sociale della Chiesa.»

«La chiesa – dice Benedetto XVI prima della recita dell’Angelus – si pone come sentinella per le popolazioni sfinite dalla miseria e dalla fame, per le schiere dei profughi, per quanti patiscono gravi e sistematiche violazioni dei loro diritti» purché non siano omosessuali.
L’Onu non deve depenalizzare l’omosessualità come richiesto dalla Francia perché ciò porterebbe a nuove discriminazioni in quanto gli Stati che non riconoscono le unioni gay verranno «messi alla gogna». Bene – si fa per dire. Chi, a parer vostro, ha espresso questa posizione? Suvvia, concentratevi che sono sicuro che ci arrivate. Fatto? Bravi, visto che era semplice? si è proprio il Vaticano ( e chi se no? ) per bocca del mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite. Insomma – seguitemi nel ragionamento: nel 2008 ci sono ancora paesi in cui i gay vengono messi in carcere, picchiati e considerati criminali per il solo fatto di essere gay e questo bellimbusto in gonnella ci viene a dire che l’omosessualità deve rimanere un reato. «Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui la questione è un’altra.» Un’altra? A si? E quale sarebbe? Mettere il cappio intorno al collo di uno e lasciarlo penzolare in piazza solo perché è gay non è una «ingiusta discriminazione»? No. Secondo il monsignore la cosa è diversa: «Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni». Ma – e mi si scusi il tono rozzo – che cazzo dice il Monsignore? Qui si sta discutendo di depenalizzare l’omosessualità, di gridare forte la propria disapprovazione contro chi considera gli omosessuali dei criminali in quanto gay e lui si preoccupa del riconoscimento legale delle loro unioni: roba da pazzi. Cominciamo a dire che l’omosessualità non è un reato, cominciamo a dire che essere gay non è condizione necessaria per andare in galera o per finire ammazzati e poi si vedrà il resto; per ora non ci sono altre questioni da chiarire. Altro che matrimonio tra omosessuali.
I soliti ipocriti, questi bacherozzi: a parole dicono che «nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione» nei fatti, invece, sono pronti a farli marcire nelle carceri o, peggio ancora, a farli ammazzare, ché mica volete discriminare i paesi che discriminano i ricchioni? mica li si vorrà mettere alla gogna perché omofobi: schifano i froci, e allora? Avranno pur diritto a schifarli, eccheccezzo.
Che pezzi di merda…

«[U]n gruppetto di frociaroli militanti si sottrae al verdetto della serata: “Un concorso sulle sigle dei cartoni senza Cristina D’avena non è pensabile”, dice un ragazzotto in canottiera bianca e infradito ai piedi. Ecco, dopo la Bertè, la Pavone e la Carrà, ora pure Cristina è nel pantheon del gay culturalmente appassito. Urge provvedimento della commissione Bicamerale sull’Infanzia. Salviamo i nostri bambini dai cartoni fru-fru!»

Intervista gustosa assai quella rilasciata a la Stampa dal presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita, Monsignor Elio Sgreccia. Il pensiero del prelato va dapprima contro l’adozione di bambini da parte di single o coppie non regolarmente sposate per poi soffermarsi ad attaccare la proposta di adozioni alle coppie gay che – a detta di Sua Eminenza: «sono coppie non capaci di sviluppare complementarietà: il bambino è impossibilitato a confrontarsi con la figura materna e paterna perché entrambi i genitori adottivi sono dello stesso sesso. Così si crea un grave impedimento alla maturazione regolare del figlio. L’identificazione manca e la legge produce una stortura non solo per la religione ma per la ragione». Insomma, a volerla dire con sgarbo: il bimbo viene su coglione. Chiaramente non è chiaro quanto coglione ché «è troppo semplicistico – scriveva Umberto Veronesi – ritenere che un bambino, per crescere in modo equilibrato, abbia bisogno della presenza di un padre e di una madre di sesso diverso. Nessuna ricerca scientifica dimostra che essere figli di omosessuali è pericoloso per l’acquisizione della propria identità di genere». E allora il dubbio resta: quanto coglione? Coglione, non furbo: non della furbizia – tanto per non fare nomi – del Monsignore.

«Tra 20 anni Ratzinger sarà morto e
sarà all’inferno, tormentato da diavoloni
e frocioni attivissimi»
Sabina Guzzanti, 08 luglio 2008
«Sono davvero molto avvilito». Così Nanni Moretti sintetizza quello che è successo l’altro giorno in Piazza Navona. Tutti — o quasi tutti — a criticare quello che ha detto la Guzzanti che — è parere tutto personale — ha sbagliato sia nella forma che nella sostanza. Tutti — tranne qualche inossidabile eccentrico — si sono prodotti su dotte disquisizioni circa l’immagine di un Sant’uomo, qual è il Sommo Pontefice, sodomizzato da inferociti satanassi. Non è immagine affatto carina: anch’io — lo ripeto — la trovo assai banale, sempliciotta e assolutamente poco efficace — fosse solo per il fatto che presuppone l’esistenza dell’inferno. Però mi chiedo: possibile mai che nel paese dove per ogni scorreggina del Pontefice c’è sempre un (o più di un) giornale pronto a farne l’expertise da sommelier (naso in aria, sensibilità esaltate, penna ispirata, citazioni colte, sinonimi e paroloni in gran mostra) non c’è dato sapere nulla — nulla di nulla — su come Sua Santità abbia reagito alla provocazione? Nulla — nulla di nulla — su come abbia pigliato il fatto? Possibile?
«Carri, canzoni, travestimenti: comincia la festa. L’orchestrina che suona “Rosamunda…”, le bandiere arcobaleno, striscioni e cori». Sembra la descrizione di uno di quei meeting dei papa boys, e invece si parla del Gay Pride di Bologna.
«Per me le nozze sono tra un uomo e una donna, quelle tra omosessuali mi scandalizzano perché sono uno che crede nella famiglia da quando sono bambino e per chi crede nella religione una cosa del genere è molto strana».
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