Tag Archive for 'giustizia'

a breve cattura boss Messina Denaro…

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Venezia, 15 mar. (Adnkronos) – “Quella di oggi, in Sicilia, è una operazione che ci porterà a breve alla cattura del Boss dei Boss”. Lo sottolinea il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, oggi a Venezia, parlando dell’operazione che è stata portata a termine in Sicilia, riferendosi alla caccia al numero uno dei latitanti: Matteo Messina Denaro.

Sai che culo acciuffarlo prima della prossima tornata elettorale? Diciamo entro sabato 27, va’.
Così, a naso, mi sa che la propaganda elettorale, per questo giro, la paga Matteo Messina. Scommettiamo?

…per consulenti e giudici

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“Ho la fortuna, avendo lavorato bene nel passato, [...] di aver potuto spendere più di duecento milioni di euro per consulenti e giudici”. Il premier, nel corso di una conferenza stampa di un Consiglio dei Ministri, ricordando tutti i processi nei quali è stato chiamato a rispondere di vari reati, s’è agitato; e la foga dell’agitazione gli ha fatto produrre una grazioso lapsus [*].
Non c’è bisogno d’essere fini psicoanalisti per leggere in quell’involontario errore un’ammissione: Silvio Berlusconi, in passato, ha corrotto dei giudici. Per inciso: è vero che non è possibile considerare un lapsus linguae come prova certa; come del resto non è possibile che esista un corrotto senza il corruttore.

leggero nell’aria…

Poi, eventualmente, cercherò di sviluppare il concetto in un post più articolato, ma qui, a mo’ di appunto, una considerazione. Ieri sono state depositate le 400 pagine della sentenza con la quale il tribunale di Milano ha motivato la condanna del legale inglese David Mills: agì “da falso testimone per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati”. Subito, a raffica, una serie di attacchi dal Cavaliere: “Da questi giudici non mi farò processare” e, a seguire: “una sentenza scandalosa e contraria alla realtà, in appello sarà assolto. Questa opposizione sconfitta sul piano delle cose concrete si attacca a cose di questo tipo come già fatto in passato in modo vergognoso sulle veline che non sono mai esistite”.
È quando non ha argomenti validi da spendere che, come dalla crisalide la farfalla, il cretino imbozzolato in ciascuno di noi si libera leggero nell’aria.

in un paese normale…

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Apro la Repubblica di oggi a pagina 4. Titolo: “Fini: giusto accertare le responsabilità”. Il fatto è noto – l’ennesimo schizzo di merda che il presidente della Camera lancia sul maglioncino a girocollo del Premier; roba che ti lascia un’incrinatura dentro per qualche tempo tant’è ridicola la faccenda. Manco leggo il resto: c’ho la nausea. Possibile mai, mi chiedo, che in un paese normale – non dico civile, ma normale – bisogna dover discutere pure sulla opportunità o meno di accertare le (eventuali) responsabilità?

dietro una maschera…

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Josef Fritzl, il padre-mostro che ha confessato di aver segregato sua figlia in un’orrida e angusta cantina-prigione, e di averla violentata almeno tremila volte, ha affrontato il processo nascondendosi al mondo intero dietro una maschera – un grosso raccoglitore di fogli ad anelli: una prigione ancora più orrida e angusta – se possibile – della precedente.

…dettata dalle leggi

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“È punita ogni violenza fisica e morale
sulle persone comunque sottoposte
a restrizioni di libertà”
Costituzione Italiana, art. 13
“Le pene non possono consistere
in trattamenti contrari al senso di umanità
e devono tendere alla rieducazione del condannato”
Costituzione Italiana, art. 27

Il giudice Marina Finiti ha concesso gli arresti domiciliari al ragazzo accusato di aver abusato di una giovane la sera di Capodanno, alla festa “Amore 09” alla Fiera di Roma. Trovano da ridire il sindaco della città e il guardasigilli del paese in cui è accaduto l’omicidio. “I domiciliari – ha detto perentorio Gianni Alemanno – vengano revocati ”; gli fa eco il ministro Alfano: “Ho immediatamente dato incarico al mio ufficio ispettivo di verificare la piena regolarità della decisione assunta. Qualunque siano state le valutazioni che hanno portato a questa decisione rimane lo sconcerto perché si tengono in modesto conto la gravità del fatto e il rispetto della dignità della vittima di un così odioso e devastante reato, dalle gravissime conseguenze psicologiche per la personalità di una giovane donna”. Insomma tutti li a storcere il naso, a mettere su il musetto triste contro la legittima decisione del giudice. Evitiamo di discutere sulla vicenda: se non c’è pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, un magistrato può ben concedere gli arresti domiciliari a chiunque, sia esso un omicida o uno stupratore. In questo caso li ha concessi. I politici ritengono di contestare l’ordinanza del giudice perché è troppo presto lasciare il ragazzo in libertà? È solo questo – almeno così sembra – l’argomento che hanno da spendere contro la decisione del giudice?
Se non c’è pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, quanto tempo deve stare in carcere, uno che ha commesso un reato, perché non sia troppo presto per gli arresti domiciliari? Cosa deve maturare in questo lasso di tempo? Senza dubbio si tratta di qualcosa che il gip non ritiene necessario a differenza del signor sindaco e del ministro: si tratta del totem al risarcimento collettivo.
Mi spiego meglio, ché mi rendo conto che “totem al risarcimento collettivo” merita quantomeno una precisazione, ma prima di affrontare il nocciolo della questione vorrei richiamare l’attenzione al fatto che qui, formalmente, lo stupratore è ancora un indagato e il giudizio di primo grado è da venire. Tecnicamente si tratta di un innocente. Ma tutto questo, in certe occasioni, pare non conti un cazzo ché certa politica s’atteggia a garantista solo quando l’indagato, l’imputato e il colpevole sono amici o amici di amici; in questi casi sono lì col bilancino da farmacista a valutare che tutto sia rispettato: la forma vale più della sostanza in quei casi. In tutti gli altri casi le garanzie sono un optional, roba superflua, o comunque possono dirsi tale in confronto a quel totem al risarcimento collettivo che nella pena (e nell’anticipo della pena) vuole, appunto, una sorta di vendetta.
Al netto, si ha la tragica sensazione che certa politica non riuscirà mai a comprendere che il fine della pena è il recupero del colpevole e che il carcere è solo uno strumento in tal senso, non una sorta di risarcimento che il colpevole paga alla società, alla vittima o ai parenti di quest’ultima come prezzo equivalente al soddisfacimento di una vendetta altrimenti illegittima. “Perché ogni pena – scriveva Cesare Beccaria nel 1764 – non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi”. Parole scritte – mi piace sottolinearlo – nel remotissimo 1764! Ma quando la finiranno, questi politici, d’affannarsi a rincorrere la plebe che si candidano a rappresentare? Quand’è che la smetteranno di stare sempre a una tacca sopra (o sotto, fate voi) – perché sempre un po’ più falsi e stronzi – di chi vorrebbero rappresentare?

si conviene e si stipula quanto segue…

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In realtà non valeva la carta su cui era stampato: promesse, fumo, vaghe parole. A dispetto del nome, quel Contratto con gli italiani – così stabilisce la prima sezione del Tribunale civile – non poteva avere alcun valore contrattuale [*]. E quindi? E quindi, col sorriso sulle labbra, se lo prende in culo chi ha avanzato la pretesa di voler essere risarcito per il mancato rispetto degli impegni in esso contenuti. Insomma: vuoi 5 mila euro dal Premier? No, caro mio bello, ne cacci 8′051 di euro (così la prossima volta impari) e t’attacchi ché durante quel Porta a Porta il buon Silvio scherzava. Beh, scherzava forse no. Quasi. Era serio, certo, ma non serio serio. Insomma… Vogliamo essere più precisi? E allora diciamo le cose come stanno. Silvio non scherzava affatto. Era serissimo. Eccheccazzo, si vedeva da un miglio che era serio. Più di Vespa. Ché nel mentre quello gli girava attorno, lui – il buon Silvio, dico – seduto sotto quei riflettori, in quello studio (era l’8 maggio del 2001) stava ad esercitare un suo sacrosanto diritto: prendere per il culo gli italiani.

Ma c’è una bieca Italia di congiura/Che mi sentenzia che non è natura…

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Per la Eluana hanno deciso sempre e solo gli altri e ci creano situazioni paradossali. In Italia non c’è neanche un minimo di civiltà. È preoccupante che non ci facciano applicare una sentenza passata in giudicato.

Peppino Englaro, 10.01.2009

…gli anticorpi (e che anticorpi)

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A commento dei fatti accaduti a Castel Volturno, Roberto Galullo su il Sole 24 Ore scriveva: «Ma la camorra non dovrà fare i conti solo con la mafia nera. La società civile campana sta faticosamente rivitalizzando gli anticorpi contro i clan. Per quell’area che dovrà rinascere, il 1 agosto 2003 è stato firmato un accordo di programma tra Regione, enti locali, Consorzio Rinascita e Fontana Bleu Spa. A presiedere il consorzio è stato chiamato Felice Di Persia, un ex magistrato napoletano che ha passato una vita a combattere i clan». Verrebbe da commentare – con uno sbotto d’ira – “…e i risultati si vedono!”. Ma al lettore poco attento sfuggirebbe il motivo di tanto feroce sarcasmo perché – e di questo ne sono certo – non tutti ricordano che il dott. Felice Di Persia insieme al collega Lucio Di Pietro partendo da un’agendina con un numero di telefono, arrivarono a una condanna a dieci anni per Enzo Tortora. Che venne assolto in appello e pure in Cassazione.

tutto può essere…

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«Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha annunciato che non concederà l’autorizzazione ad avviare un processo a carico di Sabina Guzzanti, per quanto dichiarato dall’attrice l’8 luglio scorso, in occasione del “No Cav Day” in piazza Navona, a Roma» (apcom.net, 18.09.2008). La decisione del Guardasigilli nasce da un atto, per così dire, telepatico: «conoscendo lo spessore e l’autorevolezza del Papa, credo – ha dichiarato il Ministro – che la sua capacità di perdono prevalga sulle offese stesse». Insomma, formalmente, la questione viene archiviata da chi, per legge, avrebbe dovuto concedere o meno l’autorizzazione (“non si può procedere – è scritto nell’art. 313 del Codice Penale – senza l’autorizzazione del ministro per la Giustizia” ). Il motivo? (Il motivo vero, intendo). Evitare la notevole esposizione mediatica? La Guzzanti sarebbe stata, comunque, assolta? o mandata in galera? o costretta a risarcire, con poche centinaia di euro, l’onore del papa? E, ancora: il papà dell’artista ha interceduto per lei presso l’amico ministro? E vallo a sapere. Ché quando viene meno l’esercizio del diritto tutto può essere. E quando dico tutto, intendo veramente tutto.