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roba da vergognarsi…

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«I magistrati? Rappresentano per Berlusconi ciò che gli ebrei rappresentavano per Hitler: razza infame da eliminare». Così – lo leggo da il Corriere della Sera – Di Pietro ne Il guastafeste, l’autobiografia raccontata a Gianni Barbacetto e che Ponte alle Grazie pubblicherà giovedì prossimo. Pensate quel che volete, continuate pure a votarlo se volete, per carità di Dio, ci mancherebbe altro: ma accostare il nome di Berlusconi a quello del più schifoso e sanguinario dittatore di tutti i tempi non è solamente assurdo, è cosa davvero più che ridicola. Roba da vergognarsi, insomma.

eppure

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«Mi domando che cosa c’entrino i vecchi coi tempi moderni. Eppure vengono i giovani da noi per risolvere i loro problemi, anche se noi non abbiamo risolto niente. »

Alda Merini, Antenate bestie da manicomio

…dàgli sotto, imbecille!

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I preti, le suore, i frati, quando voglion dedicare la vita a Dio fanno digiuno, cioè non mangiano e non fanno l’amore, contravvenendo agli unici due ordini che ha dato Dio. Ora, quando li rincontrerà nel Giudizio universale, si incazzerà un po’: «Frati, preti, suore, venite qua un secondo. Scusate, io avevo detto: “Crescete e moltiplicatevi”. E voi digiuno e castità! Ma forse non avete capito! Ma dovevo dire proprio: “Mangiate e trombate?” Io non volevo scriver parolacce nella Bibbia ma… levati codesta tonaca e dàgli sotto, imbecille! »

Roberto Benigni, E l’alluce fu, 1996.

nientemeno…

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«Leggo che ha ricevuto la prima comunione in Vaticano. Beh, la notizia è proprio commuovente. A cinquantadue anni suonati Emilio Fede (che era definito come “laico e socialdemocratico” ) è toccato invece dalla grazia. Per carità: io le conversioni le rispetto. Avvengono però solitamente nel chiuso della nostra coscienza e riguardano di solito la nostra vita intima, privata. Certo, che il comunicando (si sarà vestito da marinaretto, con la fascia al braccio?) ha scelto invece, per questa mistica faccenda, una chiesetta assai poco appartata: il Vaticano. Nientemeno. Immagino che i democristiani non potranno che trarne soavi auspici: dopo tanti cadaveri, ecco finalmente un comunicato eccellente. »

Enzo Tortora, da Applausi e sputi di Vittorio Pezzuto

On Writing…

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Scrivere non c’entra niente col fare soldi, diventare famoso, crearsi occasioni galanti, agganciare una scopata o stringere amicizie. Alla fine è soprattutto un modo per arricchire la vita di coloro che leggeranno i tuoi lavori e arricchire al contempo la propria. Scrivere è tirarsi su, mettersi a posto e stare bene. Darsi felicità, va bene? Darsi felicità.

Stephen King, On Writing

[...]

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«Credo non ci sia più differenza, a un certo punto, tra abituarsi a fingere di credere e abituarsi a credere.
È la storia delle spie: si infiltrano nei servizi segreti dell’avversario, si abituano a pensare come lui, se sopravvivono è perché ci riescono, ovvio che dopo un poco passino dall’altra parte, che è diventata la loro. O come quelli che vivono soli con un cane, gli parlano tutto il giorno, all’inizio si sforzano di comprendere la sua logica, poi pretendono che lui comprenda la loro, prima lo scoprono timido, poi geloso, poi permaloso, infine passano il tempo a fargli dispetti e scenate di gelosia, quando sono sicuri che lui sia diventato come loro, loro sono diventati come lui, e quando sono fieri di averlo umanizzato, di fatto si sono rincagniti. »

Umberto EcoIl pendolo di Foucault – pag. 494