
La notizia, raccontano le cronache, è stata data il 10 dicembre scorso dalla presidenza del Senato in aula, che ha reso nota la lettera del capogruppo Anna Finocchiaro: «il senatore Riccardo Villari dalla data del 4 dicembre 2008 ha cessato di far parte del gruppo [del Pd]». La colpa, a quanto pare, è di aver accettato la presidenza della commissione senza il consenso del partito. Un trasferimento forzato ed immediato dal gruppo dei democratici a quelli dei senzapartito ché – è l’art. 4 del regolamento della Camera a volerlo – “i senatori che non abbiano dichiarato di voler appartenere ad un gruppo formano il gruppo misto”. Lui, serafico, non batte ciglio. Del resto da Mentana, nel corso di un Matrix a lui dedicato, Villari era stato chiaro: «Sono un pokerista, non ho mosso un ciglio». E da buon pokerista non ha palesato le sue emozioni nemmeno quando è stato cancellato dall’albo dei fondatori del Pd. Annientato, sparito come Matteo Salvini da Facebook: Villari, insomma, per gli archivi del Pd non è mai esistito.
«Hegel – scriveva Karl Marx ne Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte – nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per cosí dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa». Diavolo di un Marx.
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