A distanza…

Quando sento dire che la didattica on-line può mettere una pezza a queste settimane senza scuola, penso che sì, è vero… Per molti, però. Non per tutti.

La didattica a distanza serve, certo. Aiuta. Ma in questo momento rischia di aiutare chi ha meno problemi, chi ha mezzi ed è fortunato ad avere il giusto supporto a casa.
Rischia di lasciare indietro, invece, chi avrebbe più bisogno di essere aiutato.

standalone

ZHFFO

Piccolo codice LaTeX che fa uso del package standalone per generare un’immagine. Utile per creare piccoli contenuti matematici per i social [*].

\documentclass[border=10pt,preview,varwidth,convert]{standalone}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{xcolor}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[T1]{fontenc}

\newenvironment{nothing}{}{}
\standaloneenv{nothing}

\begin{document}
\pagecolor[RGB]{255,255,254}

\begin{nothing}
  A \emph{group representation} is a group homomorphism
  \[
  \rho \colon G \longrightarrow GL(V)
  \]
  from the group $G$ to the general linear group $GL(V)$.
\end{nothing}\end{document}

Social

Poi vorrebbero farci credere che la politica non è un mestiere!

Politici

Un veloce giro tra le bacheche ed è inevitabile sorridere dei selfie-reportage dei nostri impegnatissimi social-politici. Non tanto per la mediocrità dei contenuti, quanto per il surreale accumulo di apparizioni multiformi a qualunque ora del giorno, seduti in televisione e in piedi a stringere le mani, in primo piano, a figura intera, di profilo, in macchina, a piedi, in giro per l’Italia per le elezioni, tra gli studi televisivi per le interviste e nella nowhere land dei social. Ovunque. Sempre. E costantemente. Oggi come ieri. Solo che oggi l’impietosa ribalta dei social, per giunta auto-prodotta, avvicina subdolamente a noi quelle persone che un tempo ci faceva comodo considerare altri, quasi una specie separata, coabitanti alieni. Facce sui manifesti, appunto. Provvisori imbrattamuri che poi vedevamo sbiadire, screpolare, strappare e infine sparire il giorno dopo il verdetto delle urne. Subitissimamente.
Mi chiedo, sinceramente, come facciano oggi i politici, nell’attimo della loro massima riproducibilità tecnica, a non sentirsi fagocitati, dati in pasto, divorati dal pubblico sguardo. Perché le modelle e gli attori – icone pubbliche per antonomasia – sono solo interpreti di un ruolo, truccatissimi, travestitissimi. Ma un politico è sempre e solo lui, non ha vie di fuga, la sua faccia è la stessa del suo personaggio, le sue parole le stesse della sua eterna esibizione. Silvio Berlusconi, per dire, interpreta Silvio Berlusconi. Non ci sono alternative. Anche nelle sue più fantasiose smentite, Silvio Berlusconi interpreta Silvio Berlusconi.
Poi ci vengono a dire che la politica non è un mestiere! Lo è a tale punto che non conosce tregua, neanche di notte, quando il politico dorme (o è in convalescenza forzata) ma la sua immagine circola, inesausta, parlando, parlando, parlando…

l’invasione degli imbecilli…

Non voglio trattenermi troppo a lungo su tutte le implicazioni della dichiarazione di Umberto Eco, sennò mi vengono le vertigini, e vado subito al punto. Dice l’illustre semiologo: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». Commento a caldo: che stronzata! Argomentiamo.
Chi — mi chiedo — metteva a tacere gli imbecilli? E come? E, ancora: chi impedirebbe a questo ipotetico silenziatore-da-bar ad agire anche sui social media? Ma, poi, è davvero così utile e saggio reagire alle cazzate di un imbecille? E perché? Arreca danno? E in che misura? E soprattutto: perché a un imbecille dovrebbe essere negato il diritto di parola?
Beh, sì: troppe domande, è vero, e a nessuna provo a dare una risposta; il fatto è che la questione sollevata da Umberto Eco mi pare difettosa già in premessa, sicché rinuncio ad approfondirla. Dico solo che il bello di Internet è la sua anarchia. E in tale contesto, chiunque ha diritto di manifestare la propria irrilevanza, fesso o saggio che sia.
Di fronte a Erostrato che, per passare alla storia, dava fuoco al tempio di Diana (e arrecava un consistente danno alla comunità – benché come diceva Lec, prima di condannare Erostrato vorrei aver visto il tempio di Diana in Efeso), ben venga chi si limita a portare in superficie le proprie idee, per quanto fesse siano, ché — al netto, questo è il danno — fa perdere al massimo solo pochi mega di traffico dati. Tutto qui.