
E tu riusciresti a non esprimerti – o, addirittura, ad andare a votare NO – per l’abrogazione di qualunque parte di una legge definita “porcata” pure da chi ha avuto la faccia tosta di scriverla?
versione 2.0

E tu riusciresti a non esprimerti – o, addirittura, ad andare a votare NO – per l’abrogazione di qualunque parte di una legge definita “porcata” pure da chi ha avuto la faccia tosta di scriverla?

Come risposta alle tante promesse – forse dovrei sbottonarmi un po’ di più, ma mi viene di fare l’ellittico – ho riposto, stamani, di buon ora, il mio voto nell’urna. C’ho ancora il segno vivo della matita con cui ho scritto sulla scheda, qui – guarda bene – sul dito che ti sto mostrando. È il dito medio, c’hai ragione, ma conto su un briciolo d’immaginazione.

Tra poco il Parlamento varerà una legge che obbligherà tutti coloro che non siano in grado di obiettare, a tenersi ficcato un tubo di plastica nello stomaco. Pare cosa assurda? E invece è così. Ma la Costituzione – dice – prevede all’articolo 32 che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”, e allora? E allora cambieranno pure quella: se sei vigile e hai ancora la forza di dare un calcio nei coglioni a chi ti si avvicina per ficcarti nel naso il tubo di plastica, puoi ancora sperare di far valere un tuo diritto, altrimenti t’attacchi e, buono buono, ti tieni – contro la tua volontà – il tubo nello stomaco. A questo punto, un referendum che abroghi questa (che per qualcuno è una) prepotenza assai fastidiosa parrebbe il minimo, ma pare che nel Pd non tutti la pensano in questo modo: “Credo – dice Dorina Bianchi – che parlare oggi di referendum sia un grave errore. Spostare lo scontro dalle aule delle Camere e portarlo nelle piazze significa alimentare uno scontro sbagliato fra due radicalismi”. Ma la posizione – dice – non è mica condivisa da tutti? Me ne fotte un cazzo, ribatto io. Mi basta che sia espressa da chi è stato posto, scientemente, dai vertici del Pd, a presiedere la Commissione Sanità. Mi basta questo per dire che il Pd è un pisciatoio (a forma di acquasantiera) e col cazzo che avrà più il mio voto.

Washington, 4 set. – (Adnkronos) – La governatrice dell’Alaska Sarah Palin, candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti nel ticket presidenziale repubblicano che la vede al fianco [di] John McCain, ha sostenuto che la guerra in Iraq è stata condotta dall’amministrazione Bush su “mandato di Dio”.

Walter Veltroni – leggo da il Corriere – si dichiara «molto sorpreso e colpito dalla protervia con cui alcune normette vengono introdotte di nascosto». La critica mossa dal leader del Pd nei confronti di Silvio Berlusconi e del suo governo è, stranamente, netta e aspra:«in un solo mese – è sempre Veltroni a parlare – il governo ha collezionato una serie di strappi e forzature inaccettabili». Volete l’elenco? Veltronuccio vostro, ve lo fornisce tosto: «Il decreto su Retequattro, le uscite della Lega sull’Europa, le intercettazioni e l’intenzione di inserire il lodo Schifani nel decreto sicurezza». Al netto di alcune cosucce sulle intercettazioni, il nostro pensiero – sia detto per chiarezza – è assolutamente in sintonia con quello di Veltroni. Un solo appunto – nulla di marginale, purtroppo: ma com’è che Veltroni si dichiara molto sorpreso? e soprattutto colpito? Credeva davvero alla storiella del rinnovamento e del clima nuovo? L’Onnipotente mi faccia sprofondare nella merda: lo merito. Questo qui è molto più fesso di me che l’ho votato; non mi chiedete com’è che sia potuto succedere: non è bello maramaldeggiare, sapete? Ché io me lo sto chiedendo da quando ho infilato la scheda nell’urna. Davvero.

«Non siamo riusciti a tradurre – leggo da Il Foglio – nel linguaggio di una competizione elettorale la forza di un dibattito culturale, civile, etico[...]. Il risultato delle urne è disastroso». È facile – dirà il lettore – mettersi, adesso, a maramaldeggiare su quel misero 0.4%. Facile, è vero, ma pur sempre inevitabile. M’astengo? Ma certo: non mi piace infierire. Ragiono – questo si – sui numeri ché quelli stanno li, imperituri e tetragoni pronti ad essere analizzati e interpretati per qualsiasi scopo. All’uopo. I dati sono ufficiali. Per fare un Veltroni ci vogliono 89 Ferrara; un Di Pietro ne vale circa 11. 22 Ferrara fanno un Bossi e per fare un Cavaliere, invece, ne occorrono 100. Sembra strano – e in effetti lo è – ma è la “democrazia”, anche se qualcuno preferisce chiamarla “inculata”.
«Di questi tempi, in un certo senso, non so che cosa voglio; forse non voglio quel che so e voglio quel che non so. »

Letto in trasparenza, l’ultimo attacco mosso al Quirinale non è solo un’ambizione personale, un tappo per arginare il suo enorme ego, quanto piuttosto l’attuazione di un bel pezzo di programma della P2 (tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978). Il tipo, con nonchalance, imbratta di merda la costituzione e poi si giustifica – e s’assolve – dicendo che la cacatella è un’ipotesi di “scuola”; manco stesse tenendo una lectio magistralis. Quest’uomo non ha remore e, soprattutto, non conosce cos’è la vergogna. Insieme ai suoi sguatteri (Ciarrapico docet) agisce con mentalità fascista: nei fatti la sua coalizione, senza i distinguo e le crepe democristiane di Casini, s’appresta a porre in essere un disegno populista eversivo talmente evidente da apparire sfacciato.
Nella malaugurata ipotesi che il tipo vincesse le elezioni, la struttura portante antifascista della nostra Costituzione – che ne è lo spirito e l’essenza – verrà accuratamente demolita nel suo intimo, schernita e gettata via come carta straccia. Quest’uomo – lo dicevo prima – non ha remore: al confronto quello svergognato del marchese De Sade ci fa la figura del verginello. Il rischio che vinca la prossima tornata elettorale è alto ché questo paese di merda è pure masochista; l’inculata – ed è questa la cosa più grave – è che s’aggrapperà al potere per (almeno) dodici anni (ché cinque di legislatura e sette di presidenza della repubblica – senza contare gli anni da senatore emerito (sic!) – fanno dodici anni). Non oso immaginare cos’è che accadrà (di sicuro saranno anni di merda): la morsa clericale e oscurantista sui corpi, sulla cultura e sull’esistenza privata celebrerà fasti medioevali; la libertà sarà intesa solo nel senso – quello unico – di un’insopportabile arroganza del privilegio; l’impunità totale per gli amici (e per gli amici degli amici) del governo farà da contrappeso alla tolleranza zero verso gli emarginati. L’Italia ne uscirà con le ossa rotte: roba che ci ritroveremo Putin alla guida del ministero delle pari opportunità!
Ho cambiato idea: Berlusconi mi ha convinto! Cedo – a malincuore – alla logica del “voto utile” al “meno peggio” e voterò – imbottendomi di antiemetici e fischiettando “meno male che Silvio c’è…” – per il Pd di Veltroni. Da buon materialista (e ateista convinto) preferisco salvarmi il culo da dodici anni di potere di Berlusconi, piuttosto che salvare la faccia (e l’anima).

“I gay nell’esercito – dice il gen. Mauro Del Vecchio – sono inadatti”. Così come pure gli stronzi.
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