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lettere d’amore al mondo, al tempo, alla luce…

Luigi Ghirri, sorto dal cuore frugale dell’Emilia, in quel di Scandiano, nel 1943. Un uomo che ha vissuto tra la gente, diventando voce silente dei loro pensieri, un narratore visivo dei loro giorni. Il suo viaggio si è concluso nel 1992, lasciando dietro di sé un orizzonte vasto di immagini che ancora sussurrano la sua presenza.

Era un cercatore di tracce, un raccoglitore di frammenti visivi. Iniziò con il bianco e nero, come se volesse leggere il mondo nelle sue radici, senza distrazioni. Là, nelle ombre e nelle luci, ritrovava le storie dell’umano, i ritmi lenti dei giorni, le espressioni mute dei luoghi.

Più avanti, il colore irrompe nel suo lavoro, come un torrente che infrange le dighe. Ma non era un colore chiassoso, era un colore che sussurrava, che raccontava. Era il colore del mattino sulla pietra, il rosso delle tegole sotto il sole, il blu dei pensieri che volano nel cielo.

Le sue fotografie erano come preghiere silenziose, piccole meditazioni sul mondo e sul senso dell’esistere. In ogni scatto c’era un ritorno all’origine, un dialogo con l’essenziale. Attraverso il suo obiettivo, i luoghi diventavano presenze, gli oggetti narravano storie, la luce disegnava sogni.

Nel suo lavoro, nulla era scontato. Ogni elemento aveva il suo posto, ogni dettaglio era un segreto svelato. Come un pittore, componeva le sue immagini con pazienza e amore, con la precisione di un orologiaio e la leggerezza di un poeta.

Ghirri non ha mai cercato la spettacolarità, ha cercato la verità. E la verità l’ha trovata nel quotidiano, nelle piccole cose, nelle tracce silenziose che la vita lascia dietro di sé. Ha guardato il mondo con occhi di bambino, con la meraviglia di chi sa che ogni istante è un dono, ogni immagine un miracolo.

Le sue fotografie sono come lettere d’amore al mondo, al tempo, alla luce. Non hanno bisogno di parole, parlano con la lingua del silenzio, del cuore. Sono testimonianze di un uomo che ha amato profondamente la vita, e che ha cercato, in ogni scatto, di cogliere la sua essenza, la sua bellezza, la sua eternità.

Luigi Ghirri se n’è andato, ma la sua luce è ancora qui, nelle sue fotografie, nei suoi sogni impressi sulla pellicola. E ogni volta che guardiamo una sua immagine, lui ci guarda, ci parla, ci racconta una storia. La sua storia, la nostra storia. Una storia di luce e di silenzio, di sguardi e di sogni, di giorni e di eternità.

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