Il rumore delle chiavi…

Davanti al cancello di una scuola, la mattina, c’è un istante in cui nessuno sa ancora come andrà la giornata. Qualcuno cerca le chiavi in tasca. Qualcuno ha già preparato un discorso. Qualcun altro vorrebbe soltanto entrare, sedersi al suo posto e capire una cosa rimasta a metà il giorno prima.
A diciassette anni è ragionevole sospettare che il mondo abbia commesso un errore di costruzione. Spesso è vero. Ci sono soffitti che perdono acqua, promesse che perdono significato, adulti che chiedono fiducia senza aver trovato il tempo di meritarla. Scendere in strada, allora, può essere il modo di dire: siamo qui. Ci avete visti?
Una voce, però, non diventa più giusta soltanto perché è più forte. Se per farsi ascoltare deve togliere la parola a chi le sta accanto, finisce per somigliare a ciò contro cui si era alzata. Anche il compagno rimasto fuori dal cancello ha una ragione, magari piccola e senza striscione. Una ragione che non fa rumore.
Non so se a scuola si impari davvero la libertà dai libri. Forse la si incontra quando una decisione nostra pesa sulla giornata di qualcun altro. Quando bisogna spiegare ciò che si chiede, ascoltare un’obiezione, rinunciare alla frase perfetta perché i fatti sono più complicati. Restare, soprattutto, quando la piazza si svuota e comincia il lavoro meno fotografabile.
Gli adulti, intanto, hanno poche lezioni da impartire se conoscono i ragazzi soltanto nel momento in cui protestano. Una porta chiusa può essere un problema; lo è anche una porta aperta dietro la quale nessuno risponde. Ascoltare significa dare seguito alle parole, dire che cosa si può cambiare, che cosa richiede tempo e perché. Perfino un no, se è onesto, merita più rispetto del silenzio.
Mi piacerebbe che, finito tutto, qualcuno raccogliesse i fogli rimasti a terra. Che si sedesse a un tavolo con le richieste scritte bene e abbastanza pazienza da sentirsi contraddire. Che chi non voleva protestare trovasse comunque posto nella stanza. Allora il rumore delle chiavi, il mattino dopo, non sarebbe quello di una resa. Sarebbe il suono difficile di persone diverse che provano a rientrare nella stessa scuola.

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