Che facce di Cutro!

Recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta

  • Fabrizio De André, da Smisurata Preghiera

Per incontrare i familiari delle vittime o i superstiti del naufragio non c’era tempo, ché avevano da canta’ a un compleanno la storia di una ragazza morta annegata in un fiume…

Ecco, sì, proprio il Matteo di cui sopra…

Avete presente Matteo Salvini? (Per il quale «servirebbero quattro mesi di servizio militare per insegnare ai nostri ragazzi l’uso delle armi», per il quale contro gli immigrati «i confini ci sono e vanno difesi anche con le armi», per il quale «in Siria e in Libia serve l’intervento militare e chi dice di no è un senza palle: con i tagliagole bisogna intervenire militarmente e massicciamente», per il quale «il modello è la Svizzera dove un cittadino su due è legittimamente armato e dove ogni cittadino ha la possibilità di difendersi», per il quale – ricordo bene ‘sta dichiarazione, perché la fece ispirandosi a un fatto violento avvenuto a Frattamaggiore – per il quale, dicevo, «se io vengo aggredito o minacciato nella mia azienda, nel mio negozio, nella mia casa ho il diritto di difendermi», anche con le armi perché «la difesa è sempre legittima», per il quale «se ti trovi una o più persone in casa alle tre di notte, mascherate, sono a casa tua e violano la proprietà privata, che cosa fai prima di sparare, gli chiedi se hanno una pistola?», per il quale se spari a un rapinatore «e se il rapinatore ci rimane, nella prossima vita farà un altro lavoro», per il quale «se si ha il porto d’armi è normale andare in giro armati e difendersi»)… Ecco, sì, proprio il Matteo di cui sopra, viene a dirci, con viso preoccupato e pensoso – e già ‘sta cosa, detta così, fa ridere -, che, per aiutare l’Ucraina invasa dai carrarmati di Vladimir Putin, lui «fatica a parlare di armi con leggerezza».

stili di vita incivili…

Ma davvero siamo costretti a discutere un principio affermato più di quarant’anni fa, dando visibilità a un tizio che va in giro a baciare crocifissi e capocolli stagionati?

Moda…

«Io — fa un mio amico — Salvini non lo posso vedere,» (cioè: mi è antipatico, lo detesto) «ma sugli immigrati ha ragione»; e tira via verso la sala del convegno.
Grazie a coloro che dettano moda (di «mal protesi nervi» il più delle volte) l’eros è oramai tutto un intricato rameggio di varici.

[…]

Matteo salvini

Migrante non è un gerundio. Volendo, è un participio presente. Ma è anche un aggettivo. Uguale uguale a ignorante, ecco.

come un singhiozzo in quell’affanno nero…

Asino

Diciamola subito come va detta: la superficialità che la modernità dà all’uomo non viene dalle troppe responsabilità che s’è preso, per le troppe libertà che s’è concesso, ma dai modi con cui s’è deciso di lasciar perdere a correggerne gli errori, sottolineandoli magari con uno sberleffo ma senza incidere profondamente anche nella carne – ché una cicatrice è un segno a futura memoria. E sì che quelli erano altri tempi, ma – tanto per dire – quando cominciai le elementari (quelle che un asettico linguaggio moderno s’ostina a definire “primarie” – come quelle dei partiti) m’era capitata in dono una maestra che, se ti scappava di dirla grossa, uno scappellotto ben assestato non te lo lesinava mica. C’era, a quei tempi, chi s’esercitava col righello e – vólgo vuole – anche con gli zoccoli certe insegnanti erano ben allenate. E con discreta mira – giurano i più.
Per cui, se una di queste brave maestre d’una volta gli avesse sentito dire – come ha ahimè annunciato – che «i nostri connazionali combattevano perché dal Piave non passasse lo straniero […]. Il 24 maggio tornerò sul Piave perché i confini vanno difesi», uno scappellotto no, ma, come un singhiozzo in quell’affanno nero, una riga in fronte a Salvini gliela tiravano di certo. Una per ciascuna. Tutte assieme.

Detto senza grazia…

Il reddito di cittadinanza è proposta discutibile ma importante. Si parla di 780 euro al mese per chi non ha altri redditi o — per chi ha un reddito inferiore — una parte di questi fino al raggiungimento di tale cifra. Riguarda, nei fatti, la dignità delle persone e pone l’accento sul pauroso differenziale in atto tra reddito e lavoro.
Tralascio la questione della sostenibilità della spesa per le già malandate casse statali ché, nei fatti, interessa qui esporre un principio. Tralascio anche la brutalità — tipica dell’omuncolo — con cui il solito Salvini s’è espresso, parlando di “elemosina di Stato”. Appunto qui solamente un’obiezione, discussa e presa in seria considerazione nei paesi a forte tradizione capitalistica, riguardo all’argomento. Perché — detto senza grazia — un giovane disoccupato dovrebbe farsi il mazzo tanto a cercare un lavoro (i cui guadagni vanno tassati) quando può starsene comodamente a casa e percepire i suoi 780 euro netti, esentasse?