tra una pubblicazione di un’intercettazione e l’altra…

Intercettazioni

«In Italia il problema delle intercettazioni viene riproposto ciclicamente, in particolare quando emergono vicende che riguardano personaggi di una certa notorietà, soggetti “forti”, che hanno voce politica e/o mediatica. In questi casi scatta […] la richiesta di interventi restrittivi a tutela di coloro che si trovano sbattuti o temono di finire sulle prime pagine dei giornali […], anche se non si può non sottolineare che la stessa sensibilità non si riscontra quando sono in gioco interessi di semplici cittadini».
Così, stamani, l’ex procuratore Giancarlo Caselli in un’intervista apparsa su la Repubblica a firma di Liana Milella. Al netto dell’ultima parte della risposta – ché il tiro populista è evidente e, sinceramente, assai stucchevole – credo che proprio il punto inquadrato da Caselli – o, per meglio dire, l’eventualità che si possano presentare situazioni di disparità nel trattamento riservato ai “forti” rispetto a chi forte non è – debba essere la spinta a che il Governo (o chi per esso) si pronunci, al più presto, sul rognoso problema delle intercettazioni, fornendo, finalmente, delle regole certe su questa spinosissima questione.
Problema, quello della pubblicazione delle intercettazioni, che non è solo, ovviamente, di privacy quanto soprattutto di distorsione del processo a favore dell’accusa; sicché quando Caselli, riferendosi sempre alle intercettazioni, sotto l’occhio – e qui sto immaginando – inquisitore della Milella, afferma che “se non ci fosse stata un’informazione attenta, come per fortuna c’è stata, la qualità della nostra democrazia avrebbe potuto peggiorare. Se questo ruolo fosse cancellato o pesantemente limitato sarebbero guai”, l’ex procuratore sta affermando – e mi si scusi il lessico poco rispettoso – una enorme cazzata.
Oh, si badi, non sto qui anacronisticamente sostenendo che occorra mettere a tacere i media, nient’affatto: dico solo che sarebbe assai auspicabile che i media stessi riflettessero, nei ritagli di tempo, tra una pubblicazione di un’intercettazione e l’altra, sull’uso spesso indiscriminato, violento e schifosamente strumentale che hanno fatto, che stanno facendo e che (è probabile) continueranno a fare delle intercettazioni.
L’idea che il quarto o il quinto potere abbiano licenza di pubblicare qualsiasi cosa (merda compresa) fa parte delle tante presunzioni di casta di questo nostro strano Paese.

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