
“Ogni potere minacciato diviene violento”.
versione 2.0

“In un primo momento si era pensato che gli insulti fossero diretti a Ratzinger, ma poi fonti del Vaticano hanno chiarito che erano per politici statunitensi filo-abortisti” (*) .
Mi si permetta, senza offesa: che testa di cazzo.

Venezia, 15 mar. (Adnkronos) – “Quella di oggi, in Sicilia, è una operazione che ci porterà a breve alla cattura del Boss dei Boss”. Lo sottolinea il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, oggi a Venezia, parlando dell’operazione che è stata portata a termine in Sicilia, riferendosi alla caccia al numero uno dei latitanti: Matteo Messina Denaro.
Sai che culo acciuffarlo prima della prossima tornata elettorale? Diciamo entro sabato 27, va’.
Così, a naso, mi sa che la propaganda elettorale, per questo giro, la paga Matteo Messina. Scommettiamo?

Un prete tedesco con precedenti di abusi sessuali ai danni di minori fu assegnato per questo motivo a lavorare nella comunità della chiesa locale a Monaco di Baviera, ai tempi di cui ne era responsabile l’allora monsignor Joseph Ratzinger. Fin qui i fatti riportati da Sueddeutsche Zeitung e confermati da Bernhard Kellner, portavoce della diocesi, e Gerhard Gruber, ex vicario generale.
Era il 1980, vigevano le regole dettate dalla Crimen sollicitationis (1962) [¹] e la Chiesa custodiva nel silenzio, insabbiandoli, i suoi reati. Evidentemente – e qui siamo nell’ipotesi – il prete esagerò talmente tanto nella nuova sede (dove commise altri abusi sessuali ai danni di altri minori) che l’omertosa copertura assicuratagli dalla Crimen sollicitationis saltò e la giustizia civile se lo inculò ben bene.
«A proposito delle anticipazioni del quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung – riporto quanto scrive il corriere – [...] un comunicato della Arcidiocesi di Munchen und Freising spiega i fatti, di cui si assume “piena responsabilità” il Vicario Generale della Diocesi di allora, Gerhard Gruber». E grazie al cazzo, mi permetterei di dire. Ma quand’anche possa ritenersi credibile la difesa – più o meno: “non ne sapevo nulla” – dell’allora monsignor Ratzinger, oggi papa, mi chiedo se non sia assurdo che un vescovo diocesano [²] – che, sia detto in punta di diritto, esercita “tutta la potestà ordinaria, propria e immediata che è richiesta per l’esercizio del suo ufficio pastorale” –, non conoscesse il curriculum – e che curriculum, voglio dire – del nuovo prete assegnatogli. Anche perché, se così fosse, sarebbe stato proprio un cattivo vescovo “nei confronti di tutti i fedeli che sono affidati alla sua cura”. Insomma – la faccio breve: se non è stato un vile omertoso sarà stato un vescovo fesso. Tertium non datur.
[¹] “Art. 11 – Nello svolgimento di questi processi [ai chierici che abbiano commesso abusi sessuali su minori] si dovrà avere la massima attenzione e cura che si svolgano con la massima riservatezza e che, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale [ecclesiastico], su di essi si mantenga il riserbo perpetuo. Perciò tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto su ogni cosa appresa e con chicchessia, pena la scomunica latae sententiae per il fatto stesso di aver violato il segreto”.
[²] Can. 391 – §1. – Spetta al Vescovo diocesano governare la Chiesa particolare a lui affidata con potestà legislativa, esecutiva e giudiziaria, a norma del diritto.

“Sono intervenuto non da ministro, ma da militante” così Ignazio La Russa, nel corso dell’intervista da Mentana, giustifica la sua reazone contro Rocco Carlomagno.
La cosa è molto più semplice, miserabilmente più semplice – diciamo: l’energumeno per il quale pulsa il suo – di Ignazo, dico – cuoricino politico ne aveva appena fatta un’altra delle sue e lui – che tolta la poca scorza, resta il camerata di sempre – non perde tempo a menar colpi, nemmeno se c’è da sporcarsi le mani contro un altro povero fesso.
«Siamo qui per reagire all’assoluta disinformazione data riguardo alle vicende del Pdl a Roma. Voglio dire subito che in quello che accaduto non vi è stata alcuna responsabilità ricondiucibile ai nostri dirigenti e funzionari. Milioni e Polesi chiedevano l’intervento del magistrato ma con loro grande sorpresa, il dottor Diamanti, con l’aiuto di Anna Argento, decideva incredibilmente che erano esclusi, asserendo che si trovavano oltre una linea di un centimetro in questo grande salone.»

La conferenza stampa che Silvio Berlusconi ha tenuto poche ore fa [*] meriterebbe un commento assai attento e minuzioso, bugia per bugia. C’ho provato e mi sono arreso: è un lavoraccio – roba che mi porterebbe via troppo tempo, giorni e giorni. D’altro canto, mi son detto: perché togliere lo sfizio ai posteri? Se la maggioranza degli italiani ha fiducia in questo mascalzone è giusto che s’illuda pure delle sue bugie. Ne ha bisogno: se le merita.

“L’Ufficio elettorale circoscrizionale – è un ANSA delle 20:36 – non ha ammesso la lista del Pdl della provincia di Roma alle elezioni regionali del Lazio. [...] Berlusconi, che ha incontrato la Polverini, pensa intanto ad una mobilitazione nazionale a Roma”. Contro Alfredo Milioni?
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