Tag Archive for 'legge'

…incostituzionale?

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Prego notare l’indirizzo interpretativo che il legislatore fornisce a ciò che debba intendersi per convalida di autenticità: “Le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti […]. La regolarità dell’autenticazione delle firme non è comunque inficiata dalla presenza di un’irregolarità meramente formale quale la mancanza o la non leggibilità del timbro dell’autorità autenticante, del luogo di autenticazione nonché della qualità dell’autorità autenticante” [*].
Prego, come dite? Oh, sì, avete capito bene: le firme sono valide anche quando non valide. Tutto questo vi pare incostituzionale? Siete in errore ché tutto questo è un insulto alla logica – altro che incostituzionale – e poiché stamane mi sento leggero, per nulla pedante, mi taccio – non prima di aver invitato il legislatore ad andare a far pompini ad Aristotele.

come cazzo gli pare…

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Diciamocelo chiaramente: se una legge dà fastidio è burocrazia. Dice: “ma è uguale per tutti”. Si, fino a quando non la si cambia. E quand’è che la cambiano? Quando sta sul cazzo a loro, quando rompe gli equilibri, le dinamiche sociali. Diamine, però, pure ‘ste leggi: uno non solo presenta le firme – quando le presenta – poi queste dovrebbero pure essere autentiche: e che cazzo, un po’ di scioltezza, via. Pure con gli orari, dico: cosa sono tutti questi formalismi?
Fuori dai denti: questa è gente abituata a pisciare sulla Costituzione, a far saltare il banco se le carte non sono truccate, a comprare le sentenze; figuriamoci se non riusciranno, con qualche sotterfugio, ad abborracciare qualche cosa. Si presenteranno alle elezioni, ne son certo. Del resto – guardatevi attorno, vi prego – è la maggioranza del paese che ragiona come loro, che si rispecchia nel loro modo di fare (come cazzo gli pare). Sicché, da qui alle prossime ore, aspettiamoci di tutto. Turandoci il naso e parandoci il culo.

stratagemma XIX…

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Al netto del superfluo, l’unico che ha tratto beneficio dal lodo Alfano – quello dichiarato incostituzionale, proprio ieri, dalla Corte Costituzionale – è stato il presidente Gianfranco Fini [*]. L’amico Silvio s’è rosicato il fegato e c’ha rimesso la faccia; l’utilizzatore finale, invece, c’ha fatto il solito gran bel figurone, come da stratagemma XIX: “Togliere l’erba da sotto il pentolone”.

un aeroplanino…

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I pazienti in stato vegetativo permanente che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti”. Così il Tar del Lazio (sentenza n. 8560/09).
La sentenza, nella sostanza, ribadisce quanto già sostenuto dalla Corte di Cassazione e, di fatto, boccia la legge sul testamento biologico già approvata alla Camera e al vaglio del Senato. Ma – pare evidente a ’sto punto – che contro al dato di fatto, della legge approvata, Calabrò e i suoi amici saranno costretti a farne un aeroplanino e mandarlo alla Consulta. Per l’ultimo parere.

lo è ancor di più…

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«Sento la rabbia che mi mangia il cuore e l’anima
ma tanto non c’è nulla da fare, in questo Paese
la giustizia non funziona
».

Letizia Lopez, sorella di Rosaria, la vittima del Circeo

Pare chiaro che per i parenti delle vittime nessuna pena detentiva, manco la più lunga, possa essere ritenuta sufficiente per rieducare il colpevole – ché un mostro, per questi, resta sempre un mostro. Anche a 30 anni di distanza dal delitto. È incivile – me ne rendo conto, sia ben chiaro – ritenere che un individuo, dopo tutto questo tempo, non sia necessariamente cambiato; ma lo è ancor di più se, interpellato sulla vicenda, dai microfoni di un telegiornale, ad esserne fermamente convinto – per “convinzione professionale”, oserei dire – è un notissimo avvocato penalista.

non appena…

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Colomba Vitocco – l’avrete sicuramente saputo – è una 95enne aquilana che s’è ostinatamente rifiutata di lasciare la sua casa sfiancata dalle scosse, mettendo così in serio pericolo la sua vita. Ci sono volute 24 ore di duro lavoro – un convincimento lento e continuo, immaginiamo – prima che la vecchietta si decidesse a lasciare la sua tana. Lavoro inutile – dicono le cronache – ché la signora dopo essere stata trasferita in un centro di prima accoglienza è riuscita a far perdere le sue tracce.
Le notizie, purtroppo, non vanno oltre – a quanto ci è dato di sapere, la donna è ancora dispersa – e a noi piace immaginare che la signora sia riuscita a ritornare a casa sua, tra le sue cose. Dice: perché ci racconti ciò? È che riflettevo su un fatto. Metti che qualche calcinaccio le fosse rovinosamente crollato addosso e l’anziana signora fosse caduta in stato vegetativo permanente, tutto sarebbe stato (oltre che più facile) molto più semplice da gestire: qualunque pretesa sul corpo della donna sarebbe stata moralmente legittima e (più che) legale. Anche nella tragedia del terremoto, insomma, sorge prepotente tutto il paradosso di una legge ridicola e assurda: se sei cosciente e hai forze a sufficienza da spendere – se scalci come un puledro inferocito nessuno arrischia i coglioni per venirti a salvare, stanne certo –, sei libero di mettere in serio pericolo la tua vita; quando ti riduci a un rottame in stato vegetativo persistente, sei costretto a sopravvivere nella massima sicurezza, anche contro la tua volontà – protetto da te stesso. Muri invisibili che non temono sismi ti abbracciano sicuri, per strapparti alla morte e per consegnarti ad una non vita. Insomma – giusto per farla breve – puoi decidere di vegliare la tua casa sfiancata dal sisma fino al punto di mettere in pericolo la tua esistenza e nessun buon cristiano verrà lì a protestare o a costringerti alla sua dolce violenza di metterti in sicurezza contro la tua volontà; ma attenzione! Non appena il tuo corpo è privato della coscienza non ci sono cazzi: ti ritrovi in un letto d’ospedale, con un tubo di plastica ficcato in gola e la tua casa invasa da bottigliette d’acqua e mozziconi di candele ché – il concetto è chiaro – hai prerogative sulla tua casa privata della staticità, non sul tuo corpo privato della coscienza.

facciamola breve…

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Rivedere i regolamenti parlamentari che non sono adeguati per un governo e una maggioranza che devono avere tempi certi sull’approvazione delle leggi”. Così Berlusconi all’assemblea dei parlamentari del Pdl. ‘Nsomma, facciamola breve: se ’sto Parlamento è proprio così d’impiccio, perché non lo chiudiamo definitivamente? Sai quanti soldi si risparmierebbero? Del resto, poi, se passa la proposta che a votare siano solo i capogruppi parlamentari mi pare davvero inutile tener su tutta la baracca. Non trovate? No? Preferite forse che sia ridotto – il Parlamento, dico – ad un bivacco di manipoli?

un po’ di sano qualunquismo italiano…

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(ASCA) – Roma, 23 feb – La legge che il Parlamento sta elaborando sul testamento biologico “coniuga carità e diritto”. Lo ha detto il relatore del provvedimento, Raffaele Calabrò, ai microfoni di Parliamo con l’Elefante, su Radio 24. [ * ].

Quando si dice “ipocrisia”, uno subito pensa a “falsità” e “doppiezza” – è naturale, viene d’istinto. Eppure – De Mauro docet – “Ipocrisia” altro non è che “simulazione di buone qualità o di buoni propositi”. Merita, forse, biasimo morale un buon proposito (anche se simulato)? Dipende. Eppure è più forte di noi: il biasimo morale liquida sempre ogni analisi dell’espediente retorico: si va subito al sodo, oltre l’apparenza. Chiaro? Bene. E allora – visto che ci siamo capiti – aggiungo a margine a quanto sostenuto da Calabrò: dare un’elemosina non richiesta è un atto di umiliazione più che di carità. Dice: e grazie al cazzo!, pare cosa evidente. E che vi devo dire: scusatemi se m’è scappato di precisarlo, credevo fosse necessario. E poi, ué, belli, diciamo che mi andava di intrattenervi con un po’ di sano qualunquismo italiano: banalità contrapposta a ipocrisia. Punto.

«Un errore confondere la morale con il diritto»

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«A differenza dei millenni che sono alle nostre spalle, la condizione umana contemporanea non teme tanto la morte quanto la protrazione inutile e dolorosa di una vita artificialmente sorretta. Il progresso biomedico paradossalmente può determinare negli esseri umani l’angoscia del subire come oggetti il dominio della tecnica. È sorprendente che le ragioni della tecnica siano su questo punto affidate più ad una morale religiosa che non alla sua antagonista laica, anzi laicista. È invece confortante che sia il diritto, equidistante da astrattezze ideologiche, a tutelare la sfera della persona, no nel suo inesistente diritto a morire, ma nella sua libertà ad andare incontro alla conclusione naturale della esistenza, senza subire l’invasione della tecnica, quando ad essa non si voglia consentire.
Questa è la salvaguardia estrema alla libertà della persona apprestata dalla nostra Costituzione, cui i giudici hanno dato sinora, nel caso Englaro, il sostegno di interpretazioni ragionevoli ed umane. Non vorremmo che coloro che sono animati da ispirazioni morali o spirituali, più alte di quante possa permettersene il diritto, finiscono con il ferire quella dignità dell’uomo, di cui dovrebbero essere i supremi garanti.
»

Francesco Paolo Casavola, 27 gennaio 2009

[...]

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“Ho il dovere morale [...] di lanciare un allarme, perché, a un passo dall’approvazione di una legge auspicata fortemente da chi crede nei diritti della persona – quelli che si rifanno alla «Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino», che la Francia regalò al mondo nel 1789 e sono la pietra fondante della società moderne –, si profila il rischio che venga approvata una legge che invece calpesta e nega tali diritti, ripiombandoci culturalmente al potere assoluto dello Stato sulla vita dei suoi cittadini.”

Umberto Veronesi, 26 gennaio 2009