
La solita Pecorella che si sacrifica.

«Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un’imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera. »

«[N]essuno può pretendere di farsi pagare da un editore per esprimere idee in contrasto con la linea editoriale e ritenute offensive dalla maggior parte dei lettori. »

«Forse – leggo su Avvenire – il suo nome ricorda troppo quello di un pupazzone televisivo [...]. [D]all’Italia, sede del Papa, in arte e scienza nulla di buono dal campo cattolico. [...] E chi è questo prof. Cabibbo, che stranamente è il più citato sulle riviste scientifiche di tutto il mondo, e oltre ad essere cattedratico alla Sapienza, presiede una “oscura” Pontificia Accademia delle Scienze? Se lo saran chiesto i giurati svedesi del premio dedicato all’inventore della nitroglicerina. »
Scarto, per decenza, l’ipotesi dell’assonanza col nome del pupazzo di Striscia e, al netto, mi resta da pensare che quelli di Avvenire sarebbero davvero disposti a giocarsi due ostie sull’ipotesi della conventio ad excludendum anticattolica. Mi viene da ridere e da piangere. Insieme, per giunta.

«Se lo sono conteso autorevoli testate giornalistiche: da “Panorama” a “Repubblica”, al “Foglio”. E una ben orchestrata campagna di stampa ha fatto di tutto perché gli fosse concessa una grazia– scrive Paolo Armaroli su Il Tempo – che lui, Sofri, non si è mai sognato di chiedere. Perché, con quell’arroganza intellettuale che gli è propria, ha detto e ridetto fino alla noia che la sua condanna è ingiusta». A leggere l’articolo per intero pare evidente – assai evidente – che al professor Armaroli gli stia sul cazzo Sofri (quello grande, naturalmente) ; non gli va giù l’atteggiamento de “il cattivo maestrino”: «[p]er darla a bere, Sofri non è secondo a nessuno. Ma noi siamo apoti». Armaroli, per farla breve, è convinto della colpevolezza di Sofri e lo accusa – si badi – non perché (secondo lui) menta nel dirsi innocente [*] ma perché considera un segno di arroganza il fatto che quello non voglia ammettere la sua colpevolezza ché – se ho capito bene – al netto di tutto, per aggraziarsi Armaroli, Sofri dovrebbe dirsi colpevole anche se non lo fosse.

«Io antifascista? Penso solo a lavorare, per risolvere i problemi degli italiani»

«Ce l’ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l’ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo». Così Federico Iadicicco, presidente Azione Giovani Roma, in “Lettera aperta ad ogni Italiano”.
Insomma, s’apprezzino almeno gli sforzi, ché il “giovane” ce l’ha messa tutta, si vede che è sfiancato: pur di riuscire nella sua impresa s’è spompato, ha sudato freddo, ha faticato come un mulo: ma alla fine proprio non ce l’ha fatta. Del resto non si può pretendere neanche troppo: una scureggia quando scappa, scappa. E mica puoi star li a discutere.
Fa nulla ragazzo, tranquillo: tappati almeno il naso, però!

«Chiedo: aver trascorso una vacanza con un tipo che poi si è rivelato un criminale, e dunque in piena innocenza e senza alcuna consapevolezza, vuol dire davvero essere per riflesso un criminale? »