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Sina Niemeyer…

Il progetto “Für mich” è la storia autobiografica di Sina Niemeyer sull’abuso sessuale. La Niemeyer combina diverse strategie artistiche come la fotografia, la scrittura, il design grafico e strati molteplici di materiale vario come vecchie foto di famiglia, immagini distrutte, autoritratti e oggetti trovati.


È una rivelazione auto-riflessiva, ma serve anche come terreno di identificazione – se si tiene conto che le statistiche parlano di tre donne su cinque che prima o poi subiranno abusi sessuali.
“Für mich” mostra a diversi livelli ciò che l’abuso sessuale può significare per la vita di qualcuno, affrontando emozioni confuse e impalpabili che sono spesso difficili da analizzare solo a parole.

Il progetto inoltre vuole ricordare alle donne sopravvissute agli abusi che non sono sole, sperando che possa aiutarle a riflettere sui propri sentimenti, ché la fotografia intimista non parla solo di “quel corpo”, di “quella famiglia”, di “quella storia”, ma delle nostre: questa – in estrema sintesi – è la grande capacità di fare arte e fotografia.

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Hayahisa Tomiyasu…

In TTP, Hayahisa Tomiyasu raccoglie una serie di immagini scattate dalla finestra del suo appartamento all’ottavo piano a Leipzig, in Germania.
Soggetto di questi scatti è un semplice tavolo da ping pong che assume in ogni fotografia una funzione diversa. Da lettino dove sdraiarsi a prendere il sole diventa panca per una lezione di addominali, da tavolo per un picnic in estate è capace di trasformarsi nel piedistallo per una ginnasta in una giornata piena di neve.

In questo suo lavoro, Tomiyasu spia le nostre abitudini e la nostra quotidianità osservando con ironia il comportamento umano. Nel mentre, è capace di regalare un’anima a un oggetto inanimato come un banale tavolo da ping pong, raccontando la sua vita e, di riflesso, la nostra.

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Leaving and Waving…

Ventisette anni di saluti. Ventisette stagioni che si susseguono: sorrisi, cani che invecchiano e bambini che diventano adolescenti, mogli che perdono i loro mariti e una macchina fotografica – quella dell’autrice – che alla fine perde il suo soggetto.

Per ventisette lunghi anni, Deanna Dikeman ha fotografato i genitori che la salutavano sulla porta di casa dopo ogni sua visita. Con i loro sorrisi stampati sul volto, mentre scuotono le mani, l’artista sembra voler trattenere qualcosa di quei momenti, nella consapevolezza che ogni saluto potrebbe essere l’ultimo. ‘Leaving and Waving’ è un libro fotografico sul morire, sulla vita: offre un’esperienza contemplativa dell’appassire della vita nel corso di una sequenza fotografica che testimonia l’inesorabile azione del tempo: la pelle che si fa cadente, il corpo che si indebolisce e le azioni quotidiane che diventano sempre più difficili da compiere.


La narrazione è minimale ma profonda: la ripetizione per tutto il libro dello stesso semplice gesto forgia un significato rituale, accumulando potere emotivo.
Il libro di Dikeman termina con l’immagine del garage dei suoi genitori rimasto vuoto, senza più nessuno a compiere il gesto di speranza ripetuto più e più volte nel corso degli anni.
“Per la prima volta nella mia vita, nessuno mi stava salutando dal vialetto”.


Il rituale continua altrove, in qualsiasi luogo.

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nostalgia…

…il piacere di leggere l’etimologia di alcune parole. Nostalgia, ad esempio, è una parola composta da due parole greche che sembrano i nomi di due demoni o quelli dei satelliti naturali di qualche pianeta: νόστος (Nostos) e άλγος (Algos). Ritorno e dolore. Le cose che tornano fanno male.
Odio i ricordi. Odio i ritorni. Detesto le cose che non restano.

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C’è dentro ciascuno di noi…

Ci sono dubbi incomunicabili che non troveranno mai soluzione, discussioni lunghissime che dureranno tutta una vita, virgole inceppate, punti sbagliati, grammatiche violate. Ci sono appuntamenti mancati, incontri per caso, litigi per finta, passeggiate troppo brevi, mani in tasca e partenze che non puoi affatto rimandare; strette di mano che non hanno paura, abbracci che sanno darti coraggio, notti passate a fare a fette il caldo, dolori a cui pensi di non sopravvivere, attese di cui non puoi fare a meno, rinunce, bugie, verità, sacrifici, scelte, tentazioni, punizioni… C’è dentro ciascuno di noi molto più di quanto non si riesca a spiegare.

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i ricordi…

Le canzoni ascoltate ad alto volume. Gli odori che si perdono per i vicoli. Le promesse soltanto pensate. I desideri. Le mani. I ricordi.

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