Il diritto all’ultima parola…

La norma approvata in Veneto non introduce la morte come una prestazione ordinaria, non la presenta come una risposta automatica alla malattia e non trasforma il suicidio medicalmente assistito in una soluzione disponibile senza condizioni. Stabilisce, piuttosto, un limite al potere dello Stato: quello oltre il quale le istituzioni non possono più imporre la propria…

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Una casa, non un campo

A votare a destra non riescono più nemmeno alcuni cittadini di formazione conservatrice. Non perché abbiano rinnegato le proprie idee, ma perché conservare, qualche volta, significa impedire che il passato peggiore ritorni travestito da presente. Sono persone che credono nell’ordine, nella responsabilità e nel merito, ma non intendono consegnare il proprio voto a chi tratta…

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…buon vento!

Un anno fa pensavo che ogni inizio avesse bisogno di coraggio. Oggi penso che abbia bisogno soprattutto di disponibilità: lasciare un poco di spazio a quello che ancora non conosciamo, senza pretendere di arredarlo prima di esserci entrati.Ci sono partenze che fanno rumore e altre che somigliano semplicemente a una porta aperta al mattino. Nessuna…

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La famiglia che non ci somiglia…

Ci sono famiglie che non si spezzano: si scuciono. Un punto alla volta, quasi senza rumore. Prima viene la stanchezza, poi il mutuo, le giornate tutte uguali, le parole rinviate a una sera meno affollata che non arriva mai. Infine resta quella forma domestica dell’educazione sentimentale che consiste nel chiamare stabilità ciò che ormai è…

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Il torto non è un lasciapassare…

Ci sono sconfitte che chiedono voce e altre che chiedono misura. Le più dolorose, quasi sempre, pretendono entrambe.L’estromissione di Sigfrido Ranucci dalla guida di Report porta con sé l’odore inconfondibile delle stanze nelle quali il potere, dopo avere chiuso la porta, chiama scelta editoriale ciò che fuori da quella stanza somiglia molto a un regolamento…

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L’amore in un’altra lingua…

Tradurre è forse la forma più pura dell’amore non corrisposto. Si abita a lungo nella voce di un altro, se ne imparano il respiro, le esitazioni, perfino i silenzi; poi la si accompagna fino alla soglia di una lingua nuova e ci si ritira, lasciando che sia l’autore a ricevere l’abbraccio.Il traduttore è un Cyrano…

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Stay woke…

Ci sono parole che a forza di essere pronunciate finiscono per perdere la cosa che volevano dire. Accade soprattutto alle parole della politica. Nascono per indicare qualcosa di preciso, poi cominciano a viaggiare. Passano dai libri ai giornali, dai giornali ai comizi, dai comizi ai social, e durante il tragitto raccolgono significati, rancori, caricature, paure.…

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La paura ha bisogno di una casa…

Ci sono parole che diventano sospette solo perché qualcuno le pronuncia dalla parte sbagliata. Sicurezza, per esempio. È bastato consegnarla per anni alla grammatica delle frontiere, dei respingimenti, delle uniformi e dei porti chiusi perché una parte di noi cominciasse a considerarla una parola quasi indecente. Come se desiderare di sentirsi al sicuro fosse già…

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Il paese che ha smesso di ridere…

Ci sono epoche nelle quali la politica cambia attraverso le grandi leggi, le rivoluzioni, le piazze. E poi ce ne sono altre in cui cambia quasi senza farsi vedere, spostando di qualche centimetro il confine delle parole. È di queste ultime che bisognerebbe avere paura. Perché un Paese non diventa improvvisamente diverso da quello che…

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Binario morto…

Ogni tanto la politica italiana produce un personaggio secondario così ben riuscito che viene voglia di ringraziare lo sceneggiatore. Questa volta è un professore. E già la cosa merita attenzione, perché il professore, nell’immaginario politico contemporaneo, dovrebbe essere una figura piuttosto semplice: prende la complessità, la riduce a slogan, aggiunge due punti esclamativi, possibilmente una…

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