Senza entrare nel merito della questione…

Non entrerò nel merito della questione greca, mi limiterò a una considerazione marginale, tangente, effetto più che causa dell’intera vicenda. Mi riferisco alla scelta del referendum o, se volete, all’opportunità politica (e dico “opportunità” e “politica” non a caso) di indire una consultazione popolare in così poco tempo, con così alta tensione sociale e su così ambigue questioni. «Tsipras doveva decidere — riferisce stamani un retroscena su la Repubblica — se morire firmando o non firmando il salvataggio. Sembra avere deciso la via più dolorosa per tutti». Ecco, al netto del gusto per gli aforismi, questo il punto. Se vince il sì, Tsipras perde. Se vince il no, la Merkel (e con lei il gruppo compatto degli altri leader europei) sarà ancor più determinata a non concedere tutto al collega di Atene e comunque sarà autorizzata a dare un calcio in culo ai greci dicendo (in tedesco, ovviamente) che se la son voluta loro. E Tsipras perde.
Comunque la si veda, per il dritto o per il retro, pare che il leaderino di Atene si sia scavata (metaforicamente, per ora) la fossa da solo. A ‘sto punto par lecito concludere: o è giovane e inesperto oppure è semplicemente un coglione. Tertium non datur.
Ma — dicevo — tutto questo senza entrare nel merito della questione.

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